mercoledì 29 settembre 2010

Topolino, lo sapevi che...?


Mi è stato segnalato un nuovo blog interessante, si chiama "Topolino, lo sapevi che...?", e da come si può intuire è dedicato al celebre mensile Disney.

Ho avuto appena il tempo di dargli uno sguardo veloce, ma mi pare che Fabrizio, il gestore del blog, stia facendo un ottimo lavoro con curiosità e notizie che possono interessare tutti gli appassionati e coloro che da semplici lettori vogliono approfondire un po'.

Fateci un salto, allora!

lunedì 27 settembre 2010

Pino!


Un mio amico mi ha fatto sapere che la sua nipotina ha pronunciato la sua prima FRASE.

Consisteva in: "IO LEGGE PINO!"

Che significa "Io leggo Topolino", perché a quanto pare la bimba stava leggendo un numero del settimanale Disney su cui c'è una mia storia!

Queste sì che sono soddisfazioni!

venerdì 24 settembre 2010

Allenati?


Mamme e papà preparatevi: d'ora in poi ai vostri figli verrà insegnato a sparare.

Infatti i nostri Ministri hanno deciso che uno dei corsi per le scuole superiori valido come credito formativo sarà quello che è stato chiamato "Allenati per la vita": diverse attività, fra cui "orienteering", tiro con l'arco e pistola ad aria compressa, per avvicinare i giovani all'Esercito.

QUI maggiori info.

Una persona mi ha fatto notare che però c'è un errore nel nome del programma: in realtà dovrebbe chiamarsi "Alienati per la vita".

Be', una volta tanto impariamo anche noi qualcosa dall'Africa:

mercoledì 22 settembre 2010

Walt Dalì


Nel 1945 Walt Disney ebbe l'idea di realizzare un cortometraggio animato insieme a Salvador Dalì. L'artista preparò gli storyboard insieme a John Hench ma poi il filmato non venne mai realizzato.

Partendo dal lavoro preparatorio, nel 2003 la Disney realizzò finalmente il cortometraggio. Un'opera che vale la pena di essere vista: un importante esempio di entità "commerciale" che presta i propri sforzi a un artista assoluto.

Il cortometraggio è intitolato "Destino". Per vederlo, cliccate QUI.

Perché segnalarlo? Be', prima di tutto perché è bello e merita la visione.

Secondo, perché oggi si apre al Palazzo Reale di Milano la mostra dedicata a Dalì, che durerà fino al 30 gennaio (e devo assolutamente andare a vederla). QUI maggiori info.

Terzo, perché sempre oggi si apre al Cinema Gnomo di Milano una rassegna che dura fino a domenica dedicata ai rapporti tra Dalì e il cinema. Tra i vari film proiettati, "Un chien andalou" di Luis Bunuel e Salvador Dalì, e "Io ti salverò" di Hitchcock, in cui la scenografia della sequenza onirica fu affidata proprio all'artista spagnolo. QUI maggiori info.

Quarto, perché su Topolino trovate una storia che promette bene: "Topolino e il surreale viaggio nel destino", scritta da Roberto Gagnor e disegnata da Giorgio Cavazzano, in cui i protagonisti, se ho capito bene, sono proprio Walt Disney e Salvador Dalì.

Insomma... VIVA DALI'!


venerdì 17 settembre 2010

Rapalloonia 2010


Consiglio a chi può di farsi un giro a Rapallo il weekend del 25-26 settembre. Troverete la consueta e longeva manifestazione Rapalloonia, quest'anno dedicata a uno dei fumetti Bonelli di maggior successo degli ultimi anni: “Julia di Giancarlo Berardi - L’avventura editoriale di una criminologa“, XXXVIII Mostra Internazionale dei Cartoonists, Rapallo. Io ci andrò sicuramente sabato 25!



Info: www.rapalloonia.com.

mercoledì 15 settembre 2010

Ispirazione?


Non so se ne ho già parlato nel blog, comunque... Una delle domande che uno che fa il mio lavoro si sente porre più spesso è "ma dove le trovi le idee?".

Bene, sappiamo che l'Ispirazione è un falso mito.

Ma dove le prendo le idee? Non lo so. Dalla mia mente, suppongo. Ma anche dal mondo.

In questo mestiere è fondamentale essere estremamente curiosi. Personalmente credo che prima o poi qualcuno mi pesterà in metrò perché lo sto osservando.

La deformazione professionale porta a tendere sempre l'orecchio verso i discorsi della gente, e soprattutto a osservare le dinamiche tra le persone. Sono queste le cose che ti aiutano a rendere più reali i personaggi e le loro interazioni.

Ma gli spunti veri e propri per una storia non so da dove vengono. La maggior parte arrivano quando sono in tram, o sotto la doccia, o sul water. Mai quando faccio la doccia in tram, chissà perché.

Spesso le idee scaturiscono dal desiderio di modificare le cose così come siamo abituati a conoscerle, di vedere cosa succede a cambiare le carte in tavola - come un chimico che miscela diversi elementi senza sapere cosa succederà.

Gli esempi che faccio sempre sono, ad esempio: che cosa succederebbe se nel mondo scomparissero improvvisamente tutte le biro? Non si potrebbero più firmare assegni, contratti, ricevute, scrivere sulle buste, eccetera. Un piccolo importante elemento la cui improvvisa mancanza bloccherebbe non poco le nostre vite. Oppure se scomparissero tutte le bottiglie di plastica? Come faremmo a trasportare l'acqua? Insomma, mi piace ipotizzare di scombinare qualche elemento della vita quotidiana per vedere cosa può succedere, immaginare come reagirebbe la gente.

Un altro esempio classico è: cosa succederebbe se Paperino diventasse ricco e Paperone povero? Qui ho cambiato gli elementi non della nostra vita quotidiana ma di quella di due personaggi, famosi proprio per essere ricco uno e squattrinato l'altro. Sarebbe quindi interessante vedere come reagirebbero i personaggi, mettere i topolini nel labirinto, e trarre un insegnamento alla fine della storia.

Un giorno scriverò delle storie dalle idee che uso come esempi, però mi tornano talmente utili nello spiegare "da dove vengono le idee", che ho una specie di pudore nello sfruttarle fino in fondo!

lunedì 13 settembre 2010

Cui prodest?


Due fatti storici mi hanno dato da riflettere.

1. All'inizio dell'800 in Cina il consumo di oppio era un problema molto diffuso. La sostanza veniva importata dall'India tramite l'inglese Compagnia delle Indie. Le restrizioni imposte dall'imperatore venivano ignorate, perciò nel 1839 egli dispose di distruggere 20.000 casse d'oppio importate dagli inglesi. Questo fatto scatenò la prima "guerra dell'oppio" tra Cina e Inghilterra, che si concluse con la conquista di Hong Kong da parte di quest'ultima.

2. A quanto ricordo, verso la fine degli anni '90 e inizio degli anni 2000, si sentiva sempre meno parlare di eroina e morfina, con un certo sollievo visti gli effetti devastanti che portavano queste droghe. Negli ultimi anni sembra invece che siano tornate di moda. Per chi non lo sapesse, si tratta di sostanze estratte dall'oppio. Facendo qualche ricerca, ho però scoperto questo: i Talebani avevano raggiunto il potere in Afghanistan nel 1996. All'epoca, il paese era il maggior produttore di papavero da oppio al mondo. Sorvolando sull'atrocità del regime talebano, si scopre però che un'iniziativa che ebbe successo fu quella di ridurre sensibilmente tale coltivazione. Poi l'Afghanistan fu attaccato da americani e inglesi, con l'accusa di nascondere Osama Bin Laden (mai dimostrato), e nel 2002 i talebani persero il potere. Dopodiché, la produzione di oppio riprese ad aumentare in maniera esponenziale.

venerdì 10 settembre 2010

Wandering


Mi sono accorto di una cosa curiosa di cui non fregherà niente a nessuno, ma la scrivo lo stesso, tanto chemmefre'.

Quando sto pensando intensamente a un soggetto, mi capita a volte di mettermi a camminare per la casa senza meta, spesso anche manipolando la "slinky", la molla antistress.

Mi sono però accorto che a seconda di quello che sto pensando il mio passo e le mie traiettorie cambiano. E' come se il mio percorso fosse influenzato dalle strade che percorro con la mente. Se sto camminando dritto poi di colpo cambio direzione è perché ho deciso di cambiare un elemento sostanziale della storia e in pratica ho "cambiato strada". Se cammino in tondo sto girando intorno a un'intuizione per vederla da più angolazioni. Se cammino di lato come se fossi su un cornicione è perché l'equilibrio degli elementi è molto delicato e sto provando a vedere se "trovo un varco". Quando penso di essere a un buon punto dalla soluzione di uno snodo aumento il passo, poi quando trovo la soluzione mi fermo di colpo.

Non so quali danni neurologici siano alla base di tutto ciò, pare che sia uno dei sintomi dell'Alzheimer, ma è divertente (non l'Alzheimer ovviamente), e mi aiuta a capire in che "direzione" sta andando la mia storia.

E suppongo prima o poi di ritrovarmi in casa il proverbiale solco di Zio Paperone.

mercoledì 8 settembre 2010

Trame sommerse


Tempo fa non ero un amante dei polizieschi, non mi piaceva leggerli né scriverli. Poi ho cominciato pian piano ad apprezzarli, prima grazie a CSI, poi impegnandomi per imparare a scrivere le mie prime storie con protagonista Topolino.

Ora mi piace molto scrivere storie "gialle". Perché ho capito che in un poliziesco si può raccontare pressoché qualsiasi storia, in particolare tragedie, solo che le si racconta "alla rovescia". Si parte dal finale di solito tragico (l'uccisione di qualcuno) per poi ricostruire la vicenda a ritroso.

Una delle cose più divertenti infatti del costruire una trama gialla è proprio la creazione dell'antefatto, quella "trama sommersa" che deve essere portata alla luce, e che si conclude con un omicidio, un furto, una sparizione, che consiste poi nell'inizio vero della storia come viene narrata, il momento in cui gli investigatori entreranno in azione. Per questo in un giallo i personaggi secondari sono molto più importanti che in altri generi.

Studiare le dinamiche tra i personaggi, le storie personali, i conflitti che portano al delitto per poi "sommergerli" in mezzo a tanti altri elementi in attesa che l'investigatore arrivi a dipanare la matassa, è il vero "sale" dello scrivere un poliziesco. Ci si può inventare davvero di tutto: storie tragiche, romantiche, avventurose, perfino grottesche.

lunedì 6 settembre 2010

Two minutes to Watchmen


Ma a nessuno questo simbolo sulla copertina di WATCHMEN (1986)

fa venire in mente questa canzone (1984)?

Evviva l'Inghilterra!

In realtà fanno entrambi riferimento all'Orologio dell'Apocalisse, un orologio simbolico inventato nel 1947 dagli scienziati atomici americani sostanzialmente per terrorizzarci. La mezzanotte rappresenta la fine del mondo causata da una guerra atomica, e i minuti che mancano a mezzanotte sono i "livelli di guardia".

Il momento in cui si è andati più vicini a un conflitto nucleare tra USA e URSS è stato tra il 1953 e il 1960 (due minuti a mezzanotte, appunto), mentre il momento in cui si è stati più lontani è stato tra il 1991 e il 1995 (17 minuti)... Ci credo, l'Unione Sovietica si era appena sciolta. Negli anni in cui sono stati pubblicati "Watchmen" e "Powerslave" si era a 3 minuti a mezzanotte, quindi in un momento molto critico (almeno così ci dicevano).

Negli anni, i parametri sono stati aggiornati. Ad esempio fra i vari fattori che ci avvicinano alla fine del mondo c'è anche la possibilità di disastro ambientale (mentre immagino che le profezie Maya non abbiano ricevuto il permesso di entrare nelle "olimpiadi" dell'Apocalisse).

Al momento, secondo gli eminenti studiosi, ci troviamo a 6 minuti da mezzanotte.

Allegria!

venerdì 3 settembre 2010

Chiavi di ricerca


Rubo per un attimo l'ottima idea di Diego Cajelli di divertirmi con le chiavi di ricerca più strane che hanno portato al mio blog attraverso i vari motori di ricerca. Consiglio vivamente di andare sul suo blog a leggere perché c'è da farsi davvero le risate.

Venendo ai miei lettori.

Già la chiave di ricerca più gettonata per arrivare al mio blog getta una luce inquietante su di me: "serial killer". Che sia un messaggio? Sono vicino forse a scoprire il motivo per cui ogni tanto mi sveglio in luoghi sconosciuti completamente sporco di sangue?

Tre persone hanno ben pensato di arrivare fino a me digitando "bart culo"... e culo chi non lo dice, aggiungerei io.

C'è poi "huntik gomiti", evidentemente qualcuno è interessato solo ai gomiti dei personaggi di Huntik, niente scapole, per dire.

Qualcuno ha cercato sul mio blog del "calcestruzzo architettonico phs", peccato averlo finito per murare in cantina le mie vittime seriali.

Un tizio ha cercato qui un "capufficio divertente", e se l'ha cercato qui vuol dire che non si trova proprio da nessuna parte un capufficio divertente.

Un altro ha cercato un "cervello intercambiabile", ma ha proprio capito male, poiché il mio me lo tengo.

"chi scrive in piedi essendo maggiore o minore settimana enigmistica": questa mi risulta davvero oscura.

Ecco che si arriva alle ricerche scabrose: "come allargare culo", e mi verrebbe da dirgli che basta stare seduti 24 ore al giorno mangiando patatine e vedi che popò ti viene. Ah non era questo che intendeva? Ah... E cosa... Ah. Capito. E proprio qui viene a cercare?

"controllare il cervello": ma controllati il tuo, cafone! Che il mio va benissimo!

"cosplay fatti male", sì, è un'esortazione che faccio sempre anch'io ad ogni cosplayer che incontro alle fiere.

"faccia di culo". Cioè, questo viene a insultare così gratuitamente?

"istruzioni per pulirsi il sedere". Ragazzi, ma allora quella del culo è una mania!

"l'italia". Amico, anch'io la sto cercando, credimi.

"ma tu conosci sergio naaa". E invece seee ti dico che ne conosco anche parecchi di Sergio! Tsè!

"passi del roc e roll". Se non lo scrivi giusto te li insegno sbagliati.

"quaalude". Cacchio roba da Kerouac! Amico sei un tossico ma con gusto vintage! Io sono pulito però, circolare!

"quanto guadagna un colorista della walt disney". Bah. Qualcuno pensa davvero di trovare queste informazioni in internet?

"sherloch olmes film" e qui stendiamo un velo pietoso sulla grafia.


E queste erano solo le chiavi di ricerca di luglio, figuriamoci cosa si può trovare spulciandole tutte!

mercoledì 1 settembre 2010

Complessità


Una cosa su cui mi sono accorto esserci parecchia confusione in giro è la questione della complessità di una trama.

Spesso capita di leggere soggetti e sceneggiature in cui si punta esageratamente sulla semplificazione della trama, ma nella maniera sbagliata. Spesso è il committente a premere molto sulla semplicità.

La questione però è più complessa di quello che sembra. Come si sa, più si lavora su una storia, più se ne semplifica la lettura. In questo senso si può dire che più si vuole semplificare, più complesso deve diventare il lavoro dello sceneggiatore.

Il problema principale, è che spesso si punta troppo sulla semplicità del "come" trascurando il "cosa". Anzi, spesso semplificando il Come si complicano il Cosa e il Perché.

Qual è l'obiettivo (il COSA) e PERCHE' il protagonista vuole perseguire tale obiettivo, devono essere dei passaggi per il fruitore chiari, logici, semplici. Il COME può anche essere complesso, ci possono essere gag, inseguimenti, combattimenti, equivoci di ogni tipo. Ma se noi abbiamo bene chiaro COSA vuole ottenere il protagonista, e PERCHE', possiamo anche perderci qualche passaggio del Come. Se non ho capito tutto di quello che è successo, di ciò che si sono detti due personaggi, di come il protagonista è saltato sul camion, si è aggrappato all'elicottero, ha combattuto contro otto terroristi, si è limato le unghie e alla fine ha disinnescato la bomba, l'importante è che io so che il protagonista vuole andare in quel grattacielo perché là dentro ci sono una bomba e sua figlia, e la cosa non gli sta tanto bene, e allora in qualche modo ci arriva, disinnesca la bomba o prende la figlia e la porta via.

Chiariamoci: non sto dicendo "complichiamo quanto ci pare le nostre trame, tanto ci basta sapere il Chi, il Cosa e il Perché". Sto solo dicendo che questi elementi hanno dei pesi di una certa importanza all'interno di una trama, e non bisogna trascurarlo.

Prendiamo un esempio. Il protagonista di una storia improvvisamente come per illuminazione capisce come risolvere il proprio problema, e semplicemente lo fa. Ma Cosa ha capito il protagonista, e Perché? Abbiamo semplificato il Come, il protagonista fa una semplice azione perché ha già capito tutto da solo. Ma il resto diventa complicatissimo per il lettore o spettatore: deve fare mille passaggi logici per arrivare a capire ciò che il protagonista sembra aver capito per magia.

Quindi semplificare troppo il Come alle volte finisce per complicare il Cosa e il Perché. Cioè, per lo sceneggiatore un po' pigro magari diventa molto semplice, il suo protagonista come colpito da un fulmine a ciel sereno ha capito che lo scrigno è sotto quel tappeto, la chiave dietro quel quadro, e il gioco è fatto. Ma per lo spettatore diventa complicatissimo: non hai fatto fare al protagonista i passaggi logici necessari, "accompagnando" lo spettatore (senza trattarlo da stupido, ovviamente) alla soluzione.

Un altro aspetto importante da non sottovalutare è che diminuire la complessità del Come non significa poter aggiungere tanti Cosa e tanti semplici Come. Per dire, non ha senso che il Villain di una storia abbia come prerogativa quella di comandare gli agenti atmosferici, però ha anche il potere di volare e la superforza, però quando serve si trasforma anche come la gomma o come i liquidi, poi... E che possa essere sconfitto solo grazie all'acqua, ma poi appena fermato dall'acqua no, in realtà dev'essere fermato col fuoco, poi immediatamente dopo ci vuole invece il ghiaccio, e fermato col ghiaccio bisogna fermarlo con... Insomma, il lettore/spettatore si chiede: ma quale cavolo sono i punti di forza e i punti deboli di questo personaggio? Semplificare il Come non significa che si possano aggiungere tanti Cosa. E neanche tanti Perché: se il protagonista vuole salvare sua figlia, quello dev'essere il punto importante, aggiungere altre motivazioni molto forti e di uguale importanza (vuole andare nel grattacielo anche perché ci ha lasciato un milione di dollari, poi in realtà nelle fondamenta c'è il primo dente da latte di suo nonno, poi sotto il tetto la mappa del tesoro di Long John Silver, poi...) può essere fuorviante.

Trascurando queste cose alla fine chi fruisce queste storie ne esce disorientato e si disaffeziona al film-fumetto-serie-eccetera.

Il Cosa e il Perché devono essere chiari, strutturati, inattaccabili. Il Come serve a rendere il tutto più interessante, e a calibrare la complessità della storia.

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