martedì 31 maggio 2011

El mè Milan (la mia Milano)

Attenzione: le foto non sono mie. Clickate su di esse per vedere gli originali e risalire alle fonti.

Ieri per questioni lavorative sono andato alla Rai in Corso Sempione.


Tornando, ho preso il tram 1.


Aveva appena smesso di piovere, insolitamente il sole splendeva sui palazzi mentre la temperatura era fresca.

Sono passato dall'Arco della Pace,


dalla Chiesa del Corpus Domini,


dalla Stazione Cadorna,


dal Castello Sforzesco


e dal monumento a Garibaldi in Largo Cairoli,


da Piazza Cordusio,


poi ho proseguito a piedi.

Quindi: Piazza Mercanti (uno dei miei angoli preferiti della città nonché uno dei più "romantici"),


l'immancabile Piazza del Duomo...


...e prima di prendere la metrò, un giretto davanti al Palazzo Reale, con la montagna di sale di Paladino.


Avendo avuto più tempo, avrei voluto vedere l'aereo sempre di Paladino in Galleria Vittorio Emanuele...


...per arrivare alla Scala...


...e poi girarmi e vedere... Palazzo Marino.


Già, Palazzo Marino.

Ascolta, Giuliano.

Ora Milano è in mano tua.

Trattala bene, perché - checché se ne dica - è una città stupenda. E sa essere viva, se qualcuno glielo permette.

E merita governanti migliori di quelli che ha avuto fino ad oggi.

Non ci deludere.

lunedì 30 maggio 2011

Esami


Questo è un lavoro difficile e magnifico.

C'è sempre occasione di imparare cose nuove. Poco tempo fa ho sceneggiato per la prima volta qualche puntata di una serie animata umoristica, e recentemente di un'altra serie un po' diversa, che ha comportato difficoltà completamente nuove per me.

Recentemente mi sono occupato anche della traduzione di un paio di volumi a fumetti.

Ho iniziato anche a scrivere per un programma televisivo per l'infanzia (saprete tutto al momento giusto).

Sto anche lavorando a una serie a fumetti completamente diversa dal genere cui sono abituato.

Insomma, molto spesso mi capita di fare qualcosa "per la prima volta", il che capita raramente a chi fa altri mestieri. Ed è una fortuna. C'è sempre qualcosa da imparare.

Da un altro lato è una difficoltà continua: ci si sente sempre "sotto esame", bisogna sempre ricominciare da capo come se si fosse novellini. Alle volte è frustrante.

D'altronde credo che se mi fermassi a lavorare unicamente sul fumetto, magari su un unico genere di fumetto, finirei per non aver più niente da dire. Magari lo farò fra qualche anno, di sicuro non ora, dove posso portare nel fumetto le esperienze che faccio con la tv, e viceversa. E poi occuparmi anche ad esempio di altro oltre al fumetto umoristico è un incentivo a tornare poi con più entusiasmo a scrivere fumetto umoristico!

Perciò avanti, giù a testa bassa a sgobbare e addio ai weekend! In attesa di scrivere per la prima volta per il cinema, o di scrivere il mio primo musical!

sabato 28 maggio 2011

E LORO che cosa ne pensano?

Quello che più mi fa innorridire di questa campagna elettorale non sono i politici, ma gli italiani.

Se tutta la campagna si basa su zingari e musulmani, vuol dire che questi temi spostano tanti voti.

Ma di che cosa stiamo parlando, di ZANZARE? ZECCHE? Nessuno nega che ci sia un problema di integrazione, che molti (non tutti) zingari rubano (io stesso sono stato derubato 3 volte da loro).

Ma si tratta di esseri umani, spesso anche di CITTADINI ITALIANI (e chi mi conosce sa quanto io poco ami le religioni).

Se chi sostiene Pisapia si affretta a dire "Non è vero che lui vuole favorire i musulmani e gli zingari" per rassicurare il popolo votante, vuol dire che - che si voti a sinistra o a destra - davvero abbiamo paura di zingari e musulmani. Vuol dire che lo spirito democratico dell'italiano è esattamente lo stesso del ventennio. Il fascismo siamo noi.

Viviamo un fascismo più subdolo di allora, perché ci è entrato dentro. Prima ancora di temere i ghetti dobbiamo temere noi stessi, perché dentro di noi queste persone le abbiamo GIA' ghettizzate. Anche se crediamo il contrario, il moderno fascismo ha già vinto, perché ce lo portiamo dentro.

Ma nessuno ha mai chiesto ai musulmani e agli zingari che cosa ne pensano di questa campagna elettorale? Nessuno ha chiesto alle PERSONE?

Forse loro ci direbbero: volete lasciarci fuori dalle vostre beghe? Oppure: sono proprio contento di vivere da trent'anni in Italia, lavorare in fabbrica per 900 euro al mese, pagare le tasse, dover pregare sul marciapiede perché non ho una moschea, e venire considerato un pericolo da tutti i miei concittadini.

Se i nostri voti si basano sulla paura di zingari e musulmani, facciamo schifo NOI più dei nostri politici.

venerdì 27 maggio 2011

Dillo a Obama



Atene

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo
viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro
dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
altri,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una
ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non
siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro
prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia
siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle
proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici
affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato
anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo
proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che
risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è
buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una
politica, be' tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della
democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni
ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,
la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la
nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.


Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

mercoledì 25 maggio 2011

lunedì 23 maggio 2011

Falcone


Sembra che siano sempre meno quelli a cui interessa, però vale la pena ricordarlo. Esattamente 19 anni fa, uno dei più grandi eroi nazionali italiani è morto da martire, ucciso dalla quel cancro che ammorba il nostro paese e che lui quasi da solo, con un manipolo di colleghi irriducibili, cercava di estirpare.


[cit.] Pérez-Reverte


"Né alla chiesa né ai potenti è mai interessato che il popolo fosse colto. La cultura porta contestazione, idee, lotta. Per questo siamo storicamente incolti. Il problema è che prima eravamo incolti per necessità, ora perché lo vogliamo. Con l'istruzione obbligatoria, tv, libri e internet, non ci sono scuse: si resta incolti perché lo si vuole."

Arturo Pérez-Reverte

venerdì 20 maggio 2011

Creazionista vs Evoluzionista


C - La teoria dell'Evoluzione è una bugia! La Natura è sempre stata uguale a se stessa! IO non discendo da una dannata scimmia!

E - Da una scimmia no. Da un asino, forse.

mercoledì 18 maggio 2011

He-Man?


Fra l'altro, nessuno ha mai notato che He-Man ha i capelli tinti? Guardate le sopracciglia!

lunedì 16 maggio 2011

INFANTasie


Quand'ero piccolo, mi perdevo spesso nelle fantasticherie.

Mi sedevo per terra in cameretta, prendevo i miei giocattoli, ad esempio i Masters, li disponevo sul pavimento e invece di farli davvero interagire tra di loro immaginavo le avventure che potevano vivere insieme. Un osservatore esterno avrebbe visto solo un bambino seduto per mezz'ore a osservare i suoi giocattoli senza fare niente. Mi stupisco che i miei genitori non mi abbiano mandato a fare una visita per l'autismo.

E passai buona parte dell'infanzia così, a fantasticare e immaginarmi storie inesistenti. Tecnicamente si chiamava "avere la testa fra le nuvole".

Chi l'avrebbe mai detto che un giorno quel vizio di fantasticare sarebbe diventato un lavoro, che le fantasticherie le avrei messe nero su bianco e che sarebbero diventate fumetti, racconti, cartoni animati?

venerdì 13 maggio 2011

Modulo standard


Scrivendo e suonando di mestiere, anch'io ho ricevuto qualcuna di quelle lettere di rifiuto prestampate delle case editrici o delle etichette discografiche.

Per questo mi fa divertire particolarmente questa striscia dei Peanuts:

mercoledì 11 maggio 2011

Fumo

Riprendendo il discorso del post precedente, ho apprezzato molto l'uso funzionale che nella serie "Mad Men" è stato fatto del fumo.
Non per niente la serie inizia proprio col protagonista che fuma e che cerca idee per pubblicizzare delle sigarette.

Il fumo rappresenta metaforicamente il tema stesso della serie: i protagonisti sono tutti "venditori di fumo", molti fanno i pubblicitari e sostanzialmente "vendono il nulla", ma questa falsità, questa doppiezza, permea le vite di tutti i personaggi.

Nessuno (in particolare il protagonista) è ciò che dice di essere. Chi è debole si finge forte, chi è stupido si finge intelligente, chi è triste si finge felice, chi è disonesto si finge onesto, eccetera.

Infatti nella prima serie, durante uno dei pochi momenti di sincerità di Don Draper, in cui racconta a Rachel qualcosa della sua vera infanzia, rifiuta di fumare.

Mentre Peggy Olsen inizia a fumare proprio quando comincia a fingere di essere diventata una "vera newyorkese".

In pratica, ogni personaggio getta fumo negli occhi agli altri, e soprattutto a se stesso.

Come metafora è veramente potente, e tanto di cappello agli sceneggiatori.

Speriamo solo che non faccia venire alla gente troppa voglia di fumare...

lunedì 9 maggio 2011

Simbolismo


Un aspetto secondario ma molto interessante è quello di simboli e metafore all'interno di una sceneggiatura.

A me piace molto inserire elementi simbolici in secondo piano nelle mie storie, e mi piace molto ritrovarli nelle storie di cui fruisco.

E' un po' come se l'autore stesse comunicando con te, senza farti l'occhiolino, senza far sentire la propria "mano" in maniera pesante, ma dandoti delle suggestioni per addentrarti ulteriormente nell'atmosfera del racconto o dicendoti: "Ti do una chiave di lettura per capire meglio questa storia".

Ad esempio in "Watchmen" di Alan Moore adoro "L'orologio dell'Apocalisse" (già trattato su questo blog poco tempo fa) all'inizio di ogni capitolo le cui lancette si avvicinano progressivamente alla mezzanotte, e che ci fa sentire sempre più vicini all'evento che sconvolgerà tutto.

Altrettanto adoro le citazioni di canzoni che in maniera indiretta ci fanno capire quali sono i temi trattati nei rispettivi capitoli.

Un'operazione analoga riguarda la serie tv "Criminal Minds". All'inizio e alla fine di ogni puntata la voce di uno dei protagonisti declama una citazione. Sembra una cosa superflua, un semplice vezzo stilistico, eppure quelle citazioni ci danno un sacco di informazioni.

Innanzitutto il personaggio che enuncia la citazione: chi parla all'inizio è colui che sarà più emotivamente coinvolto per qualche motivo personale nell'indagine relativa alla puntata in questione, chi parla alla fine è colui che è stato decisivo nella soluzione del caso. E poi la scelta delle frasi citate: quella all'inizio della puntata ci dice qual è il tema della singola storia, quella alla fine rispecchia una sorta di morale che può essere tratta dagli avvenimenti a cui si è appena assistito.

Si tratta di elementi narrativi secondari che anche se non colti lasciano la storia perfettamente in piedi e non "disturbano". E generalmente chi non coglie queste sottigliezze si accontenta anche di un'interpretazione più superficiale della storia. Ma chi come me si diverte a "scavare", gode un sacco nel riflettere su questi piccoli elementi simbolici che arricchiscono la storia e le psicologie dei personaggi.

lunedì 2 maggio 2011

Recensione: Tony & Alberto

E' passato un po' dalla prima recensione di volumi della Renoir Comics, ma eccone un'altra.

Si tratta di "Tony & Alberto - Smegalberto", del fumettista francese Nicolas Dab's, di cui non so molto se non che è un autore della rivista francese Tcho.

Lo stile grafico è francesissimo, con qualche concessione al cartoon classico americano.

Il volume è composto da tavole autoconclusive che trattano delle disavventure di Tony, un bambino molesto e teppistello, e il suo fedele amico cane parlante Alberto, esperto in panini "atomici".

Molte tavole sono divertenti, alcune di meno, ma quello che salta subito all'occhio è il forte debito che Tony & Alberto deve al Calvin & Hobbes di Bill Watterson.

E' insieme il suo punto di forza e il suo limite: da un lato è un piacere - per chi come me tuttora dopo 16 anni rimpiange la fine di C&H - leggere qualcosa di divertente e quasi all'altezza dell' "originale". Dall'altra parte quel "quasi" non permette di far gridare al capolavoro, per così dire.

Il debito a C&H in certi punti è troppo evidente, e inficia l'originalità del fumetto.

La cosa curiosa è la discontinuità del talento di Dab's: alcune tavole sono abbastanza scontate, poco interessanti, ma ce ne sono altre davvero geniali, che valgono da sole l'acquisto del volume.

Detto questo, "Tony & Alberto" è sicuramente un fumetto divertente, quindi acquisto consigliato!

domenica 1 maggio 2011

1° maggio

Buona festa dei lavoratori!

Per questa ricorrenza, avrei una proposta: e se ogni primo maggio i molti che non hanno lavoro per un giorno lavorassero al posto di chi sta facendo vacanza?

Sarebbe una festa per tutti: occupati e dis-.

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