venerdì 29 luglio 2011

[Dialoghi] bassa politica

- Berlusconi è un nano pelato!

- Ma dai, anche tu con questi insulti? Come puoi dire queste cose proprio tu, che sei basso e stempiato?

- Sì, ma io non sono ANCHE mafioso. E "mafioso" non fa ridere.

mercoledì 27 luglio 2011

Huntik 15... andato.

Ho appena saputo di essermi perso un fumetto sceneggiato da me stesso!

E' uscito infatti credo due mesi fa in edicola il numero 15 di Huntik Magazine intitolato "Il titano del palcoscenico", e che ormai non penso sia più reperibile... Peccato! Non sempre le notizie arrivano fresche...

Cibo per la mente

Le storie (lette, scritte, viste, raccontate, ascoltate) sono cibo per la mente.

Una buona idea per una storia non va mai sprecata. Se non si trova la collocazione giusta o il modo giusto per raccontarla o sceneggiarla, è meglio conservarla per quando la necessità ci spingerà a utilizzarla al meglio.

Uno spunto debole sceneggiato male è "solo" una brutta storia.

Ma uno spunto geniale pigramente buttato via con uno sviluppo poco convinto o poco ragionato è un peccato mortale. E succede più spesso di quanto si creda.

Se avessi degli allievi, direi loro: quando avete un buono spunto per una storia, pensate ai bambini poveri!

mercoledì 20 luglio 2011

lunedì 18 luglio 2011

[ipse dixit] Sons of Anarchy


La vera Libertà richiede sacrificio e dolore.

La maggior parte degli esseri umani pensa di volere la Libertà. In verità, bramano i legami di ordine sociale, leggi rigide, materialismo.

La sola libertà che l'uomo vuole davvero è la libertà di essere comodo.


[Sons of Anarchy, stagione 1, episodio 4]

venerdì 15 luglio 2011

lunedì 11 luglio 2011

Germogli


C'è un dialogo nella prima serie di "Mad Men" che mi è rimasto impresso. Non saprei citarlo a memoria, ma è il senso che mi interessa.

Nella scena in questione, Peggy era se non ricordo male al suo primo lavoro da copywriter. Don le stava dando qualche dritta su come "farsi venire un'idea".

Dicendole più o meno così: "Studiati il materiale, pensaci intensamente a lungo, poi dimentica tutto. L'idea germoglierà spontaneamente nella tua testa".

Ecco, sembrerà assurdo, ma il consiglio non è così fantascientifico come potrebbe sembrare. Devo dire che alle volte mi capita esattamente la stessa cosa, quando sto lavorando a una storia, in particolare a un soggetto.

Magari ho un problema da risolvere, qualcosa che non torna nella storia e non so come fare. Ci penso un sacco, mi spacco il cranio sul problema. Poi smetto di pensarci, mi distraggo, faccio altro. Curiosamente, alle volte la soluzione mi salta fuori di colpo. Evidentemente il mio cervello ha "digerito" e rielaborato il problema e mi ha presentato la soluzione. Forse una volta finito di essere messo sotto pressione, ha avuto la calma necessaria per elaborare il tutto.

Ecco una risposta alla solita domanda "come fai a farti venire le idee?". Che fatalmente si tramuta comunque in un "boh?".

Alle volte succede. Mica sempre, eh. Magari.

giovedì 7 luglio 2011

Pinocchio 130!

Oggi Pinocchio compie 130 anni!

Che dire su Pinocchio che non sia già stato detto, se non che resta una delle più grandi storie mai scritte?

Io personalmente sono molto legato a questa edizione illustrata da Jacovitti.


E anche a questa canzone:


Buon compleanno, burattino senza fili!

martedì 5 luglio 2011

Paperino Paperotto - un'estate di vacanze


E' in edicola lo speciale "PAPERINO PAPEROTTO - Un'estate di vacanze", in cui potete trovare una mia storia: "Paperino Paperotto e i talenti distribuiti", già pubblicata su Topolino n.2599 del Settembre 2005.


Se non sbaglio è la mia terza storia Disney di sempre!

Buona lettura!

lunedì 4 luglio 2011

Ciò che ho imparato (credo)

Ecco qualcosa che ho imparato - o credo di aver imparato - dallo scrivere per l'infanzia.

L'errore che si fa spesso in questo campo e di cui si è già tanto discusso, è quello di considerare i bambini dei poveri scemi che non sono in grado di capire delle storie un po' più complesse di "Pierino fa la cacca, scivola sulla propria cacca, cade nella cacca, si sporca la faccia di cacca. Ah ah che ridere."

La mia percezione invece è che i bambini abbiano semplicemente un altro modo di comprendere le cose, se vogliamo più elementare, ma di cui bisogna tenere conto.

Gli adulti hanno - in teoria - gli strumenti per comprendere storie con un livello di complessità logica più avanzato. Strumenti che i bambini, per questioni di "esperienza della vita", ancora non hanno.

Essi hanno però un enorme e innato bagaglio emotivo già forte, che è il vero strumento che hanno a disposizione per comprendere ciò che viene loro raccontato. Ecco perché quando si scrive per l'infanzia è meglio puntare sulle emozioni.

Non è che i bambini non capiscano, è che non capiscono quando il ragionamento non è accompagnato da un portato emotivo in grado di "tradurre" la vicenda nel loro "linguaggio".

Per questo quand'ero piccolo non amavo i gialli... mentre me ne sono appassionato da adulto. Ed è per lo stesso motivo che se scrivo storie poliziesche indirizzate ANCHE all'infanzia, cerco di mantenere il focus sulle emozioni dei protagonisti, le motivazioni intime di chi ha commesso un crimine, le implicazioni per chi lo ha subito, eccetera. Se il bambino non comprenderà tutti i passaggi del poliziesco, c'è il sostrato emotivo che sorregge la storia e che permette anche ai più piccoli di goderne.

A differenza degli adulti, i bambini non hanno la pretesa di capire TUTTO ciò che vedono-leggono.

Fornire loro un prodotto perfettamente "digerito", con gli elementi per comprendere ogni singola virgola, è un'operazione sterile. Il bambino per definizione ha bisogno anche di qualcosa difficile da comprendere. Qualcosa per cui deve sforzarsi, far lavorare il cervello. Non si impara niente senza un minimo di sforzo. Ovviamente non si può proporre loro storie in cui dovranno sforzarsi dall'inizio alla fine, ma un minimo sforzo di concentrazione non solo è possibile, ma auspicabile. Troppo spesso oggi i ragazzi si aspettano che tutto sia già pronto e facile, che non debbano fare nessuno sforzo, invece bisogna educarli a impegnarsi, a capire quanto ci si arricchisce nella fatica, quanta soddisfazione si trae dalla "conquista" di una nuova conoscenza. Non è un discorso da "sceneggiatore pigro", è proprio con questo sistema che io stesso ho imparato tante cose da piccolo, anche solo passando giorni interi sopra Topolino quando ancora non sapevo leggere.

E ci vuole più fatica a "selezionare" le informazioni adatte ai più piccoli, nuove ma non irrangiungibili, piuttosto che fornire loro qualcosa di pre-digerito.

La componente emotiva, quindi. Se sapere come gli adulti fruiscono le storie è solo relativamente utile per saper scrivere per l'infanzia, al contrario sapere come "funziona" la fruizione dei bambini è utile anche scrivendo per gli adulti. Perché quella componente emotiva che ci caratterizza da piccoli non è mai del tutto sopita. E' quindi utile saper utilizzare (senza strafare) questo ingrediente "emotivo" anche quando si indirizza le proprie storie ai più grandi.

E' il classico esempio dei "più livelli di lettura", utile per quando si scrive "per tutti", o "per le famiglie": da una parte una complessità logica in grado di accattivare anche gli adulti, dall'altro una ricchezza emotiva che sappia rivolgersi anche ai bambini.

E' ovvio che, se non bisogna fornire prodotti pre-digeriti ai bambini, da un altro punto di vista non bisogna pretendere che capiscano tutto del mondo degli adulti e si comportino come noi, e questo riguarda non solo le storie, ma un po' tutto ciò che viene presentato ai piccoli.

Si dice spesso (ed è vero, penso) che i ragazzi oggi sono più svegli di come eravamo noi. Capiscono in fretta, si comportano da adulti, sono dei maghi con la tecnologia. Insomma, dei cervelloni.

Eppure - e qui parte la filippica socio-culturale - questo non combacia con la maturazione di una persona. Essere più "svegli", saper fare ragionamenti complessi, è solo una parte della crescita di una persona. Spesso mi capita di notare ragazzi molto svegli sul piano razionale, ma totalmente fragili dal punto di vista emotivo. Quando si tratta della teoria, di qualsiasi campo si parli, sanno tutto. Ma quando si passa alla pratica, non sono capaci di gestire la minima frustrazione e crollano alla prima difficoltà. Pretendono che sia il mondo a venire loro incontro, come se fosse loro dovuto, e quando scoprono che è l'esatto contrario, che il mondo ti passa sopra con lo schiacciasassi e non torna indietro neanche per vedere come stai, allora diventa una tragedia.

Parlo solo di una parte dei ragazzi, ovviamente non parlo per tutti. Però è una tendenza forte che ho notato negli ultimi anni.

E noi che scriviamo storie per loro abbiamo la nostra responsabilità.

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