venerdì 30 novembre 2012

Recensioni LAW #4


Ancora per pochi giorni sarà disponibile in edicola e fumetteria LAW #4 "Roxanne", dopodiché sarà il momento del quinto episodio.

Vi segnalo quindi un po' di commenti e recensioni dei comuni lettori che abbiamo selezionato e pubblicato sul blog di LAW.

> Commenti arrivati via mail.

> Sulla pagina Facebook.

> Dal forum Comicus.

> Dal forum Papersera.

> Dal forum Cravenroad7.

Rubando Zagor

Recentemente sono passato in Bonelli a salutare - tra gli altri - il simpatico Moreno Burattini, curatore della testata "ZAGOR" (nonché attivo "twittatore"), e mi ha beccato mentre cercavo di rubargli uno Zagor Collezione Storica a colori.

Ecco l'istantanea del crimine:

mercoledì 28 novembre 2012

[citazioni] 8 1/2



Ma che cos'è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo, com'è giusto accettarvi, amarvi, e com'è semplice. Luisa, mi sento come liberato, tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare... ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io, io come sono, non come vorrei essere, e non mi fa più paura. Dire la verità, quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita.


[da "8 1/2" di Federico Fellini, sceneggiatura di Fellini/Flaiano/Pinelli/Rondi]

lunedì 26 novembre 2012

Sacro/Profano


La bravissima colorista Mirka Andolfo sa anche scrivere e disegnare. Certo, è meno esperta rispetto alla perizia che ha coi colori, ma promette bene.

Una prova è il simpatico webcomic "Sacro/Profano" che ha appena inaugurato su Facebook.

Lo trovate a QUESTO INDIRIZZO.

Buon divertimento!

venerdì 23 novembre 2012

Goodbye Provvidenza


I moderni tempi di relativismo etico hanno costretto chi fa il mio mestiere a uno sforzo maggiore di strutturazione e giustificazione dei passaggi narrativi.

Un tempo, in una storia poteva accadere qualsiasi cosa. All'inizio a volte era il deus ex machina a risolvere determinate situazioni senza che fosse l'eroe a farlo. Poi col cristianesimo è divenuta la Divina Provvidenza la scusa per far accadere qualsiasi passaggio anche ingiustificato, buttato in mezzo giusto per innescare una determinata vicenda.

Ora quell'inesauribile motore di vicende viene chiamato quale è: Caso, e non va bene. Cioè, nella realtà va bene, ma non nella finzione narrativa.

E quindi noialtri giù a studiare strutture narrative, a ingegnarci per dare una giustificazione e una plausibilità a ogni più piccolo passaggio inserito nella nostra storia.

Che naturalmente rende la storia più bella, interessante ed armoniosa. Però - diciamocelo - che fatica!

lunedì 19 novembre 2012

Scienza e fiction


Mi è capitato di parlare con qualche scienziato consulente per un progetto a fumetti, oppure di chiacchierare con uno di essi semplicemente a proposito di un fumetto, film, eccetera.

A volte (non sempre) il mio interlocutore dimostrava disprezzo per ciò che non era aderente al 100% alla realtà scientifica, come se fosse stato violentare la sua materia.

Un paio di questi scienziati si sentivano talmente depositari della verità da non ammettere la possibilità di fare della fiction sulla scienza: ciò che non è mai stato osservato non lo si può nemmeno ipotizzare in una storia. Il che mi sembra la negazione stessa della scienza. E soprattutto farne dell'intrattenimento, guai! Vorrai mica divertirti nella vita!

Poi è ovvio che spesso la fiction esagera, che alcuni film romanzano in maniera ridicola situazioni che non hanno niente di plausibile.

Però, senza voler arrivare a certi eccessi, la narrazione ha delle sue regole, molto complicate, esattamente come le ha la scienza. Una aderenza manichea alla letteratura scientifica, che impedisca di spostarsi dal "vero" al "plausibile", blocca tutto, soffoca le possibilità narrative.

Quegli scienziati che con una certa spocchia disprezzano l'uso della loro materia nella fiction (comunicando tacitamente "IO sono uno scienziato, faccio qualcosa di utile, mica come film e fumetti che non servono a niente"), a me sembrano invece molto ingenui, quasi naif. Perché mentre io mi rendo conto che la scienza ha delle regole molto complesse, loro non si rendono conto delle regole che ha la narrazione.

Di certo io non pretendo di dire a un biologo o a un chimico come dovrebbero lavorare. Viceversa, sembra che chiunque pensi di sapere come funziona una storia. Che sia una cosa molto facile.

Perfino i più fini pensatori possono dimostrarsi superficiali.

venerdì 16 novembre 2012

Mi Piace?

Sembra che la mia sequela di riflessioni circa il web non si arresti più. Forse sto per diventare un tutt'uno col mio modem... Comunque.

Spesso i social network ci danno un'idea distorta di ciò che è il nostro rapporto col mondo, di ciò che il mondo pensa di noi.

Ammesso che valga la pena interessarsi di cosa pensano gli altri di noi, sicuramente Facebook non è il posto giusto per averne una chiara idea.

I "Like" e i commenti che i nostri "amici" fanno ai nostri post sono soltanto la punta dell'iceberg. Sul mio profilo ho più di 1700 "amici" (le virgolette sono sempre opportune), quindi se ho 30 "like" non è nemmeno il 2% degli amici. So che a quella piccola percentuale piace ciò che ho scritto, ma non so che cosa ne pensano gli altri.

Invece spesso crediamo che se abbiamo dei "like" su un nostro post, allora alla gente piace quello che scriviamo. Purtroppo non è così. Potrebbe anche essere che tutti gli altri amici apprezzino senza aver cliccato "Mi Piace", ma può anche essere il contrario. Può essere che non abbiano premuto "Mi Piace" perché non apprezzano, ma non te l'abbiano scritto nei commenti per non dispiacerti.

Ecco quindi che nasce una visione piuttosto distorta di ciò che il mondo pensa di noi: bisogna tener conto della "maggioranza silenziosa" che non si esprime.

Allo stesso modo chi commenta un nostro post che non è d'accordo, o polemizza, non è certo rappresentativo della maggioranza. E' più facile che qualcuno faccia sentire la sua voce per comunicare il proprio dissenso, che il contrario. E' naturale: se sono d'accordo non ho bisogno di ribattere a un'affermazione.

E qui veniamo al mio lavoro. Questo meccanismo è valido anche per ciò che riguarda i responsi in rete dei fumetti e delle opere d'ingegno in genere.

Troppo spesso i miei colleghi (e a volte anch'io) si lasciano coinvolgere da ciò che si legge in rete a proposito dei nostri lavori. Recensioni su siti di critica fumettistica, ma anche blog, forum, social networks, ecc.

Da sempre si dice che è sbagliato, che non sono rappresentativi della maggioranza, eppure ogni tanto ci si ricasca.

Eppure è lampante: chi scrive qualcosa in internet a proposito di un fumetto è una piccolissima minoranza di persone che sono talmente appassionate da volerne scrivere bene, o talmente disgustate da volerne scrivere male. Se in internet trovo 50 commenti di lettori, che cosa sono in confronto all'opinione di decine di migliaia di lettori che non dicono la loro? Che cosa penserà la maggioranza silenziosa?

Certo, questi commenti, se sono tanti, ti danno comunque una vaga idea dell'opinione diffusa circa un'opera. Sono come un piccolo sondaggio, ma come si sa i sondaggi non sempre sono veritieri. Ripeto: è la cima di un iceberg, e che cosa c'è sotto non lo sapremo mai davvero, a meno che non andiamo a intervistare i lettori uno ad uno.

Poi sicuramente io trovo interessanti tutti i commenti che vedo delle mie opere, li leggo, li ascolto, se trovo spunti interessanti di riflessione aggiusto il tiro nelle mie storie successive (soprattutto se mi rendo conto che il lettore non ha capito certi passaggi o ha capito troppo presto un particolare che costituisce un colpo di scena), ma sono io a decidere. Tengo conto di tutto ciò che mi viene scritto, ma di sicuro non mi faccio dire da un lettore come si costruisce la struttura di una storia. Il parere di uno è il parere di uno, non della maggioranza dei miei lettori.

Il problema è che a volte le stesse case editrici si fanno abbagliare da questo mondo illusorio della rete, modificando le proprie scelte editoriali in base a qualche decina di utenti di forum o commentatori di blog. Pensano che gli autori più popolari in rete lo siano anche tra i lettori e viceversa gli autori poco presenti in internet non siano apprezzati. A volte può essere vero, anzi, magari un autore che ha tot utenti in internet ne hanno 10 volte tanto su carta. Ma non è una cosa matematica.

Quella mutuata da internet è una percezione distorta e pericolosa, che può peggiorare lo stato della nostra editoria.

Certamente internet è molto importante oggi per promuovere i nostri lavori e per la nostra immagine di creativi. E' importante nella direzione Autore->Utente. Ma le informazioni in direzione contraria, Utente->Autore/Casa Editrice sono spesso distorte o poco indicative.

sabato 10 novembre 2012

Paura & intelligenza

Una persona, che ringrazio, mi ha mandato lo screenshot di un mio post su Facebook, perché evidentemente ritiene la riflessione degna di nota.

Ve la ripropongo qui sul blog, che a volte quasi trascuro per bombardare Twitter e Facebook di cag... geniali battute.


Se volete trovarmi su Facebook, cliccate qui.

Per seguirmi su Twitter invece cliccate qui.

mercoledì 7 novembre 2012

80 anni

Tutti quanti hanno fotografato i fumetti presi a Lucca... Io fra regalati e comprati ho deciso di fotografarne solo uno, cui sono affettivamente legato.


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