Non ci girerò intorno: andate al Teatro Libero di Milano (nello stesso edificio della Scuola del Fumetto!) a vedere "Novecento" di Baricco interpretato da Corrado D'Elia. E muovetevi: c'è tempo fino a giovedì. Avanti, siete ancora lì? Correte!
Non me ne viene in tasca niente a fargli pubblicità. E' che ci sono appena stato, e si è rivelata un'esperienza incredibile. D'Elia è un attore come pochi. Io che non mi commuovo facilmente, nei momenti di maggiore pathos avevo il groppo in gola. Molte donne in sala hanno pianto apertamente. Come hanno riso di gusto nei momenti più divertenti.
Già sappiamo che "Novecento" di Baricco è un testo bellissimo, reso egregiamente sia dal film di Tornatore - "La leggenda del pianista sull'oceano" - che dalla storia a fumetti ad opera di Faraci e Cavazzano pubblicata su Topolino 2737.
Ma giuro, non mi aspettavo che un attore potesse interpretare così bene questo testo, ammaliandoti, facendoti immaginare ogni singolo particolare della nave, dell'oceano, di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento. Tramite la roca narrazione di chi nella vita ne ha passate tante - un ex trombettista da crociera che si è venduto anche la tromba - vieni proiettato in questa struggente favola anni '20, la storia del pianista più bravo del mondo, nato su una nave, e mai sceso sulla terraferma.
Quando arrivano i momenti più drammatici tu lo puoi sentire chiaramente: D'Elia ci soffre davvero. Gli manca davvero quel suo grande amico: Novecento. E anche a te manca un po', quel fantastico pianista che non hai mai conosciuto. L'empatia in cui D'Elia riesce a trascinarti è massima. L'esperienza è impagabile.
Alla faccia di chi ritiene il teatro noioso e impostato.
domenica 19 ottobre 2008
Novecento
venerdì 17 ottobre 2008
Bacilieri a Perugia
Fino al 6 dicembre, alla Galleria Miomao di Perugia, si tiene una mostra del simpatico e bravissimo Paolo Bacilieri: "Canzoni in A4".
Ne parla in maniera esauriente l'altrettanto simpatico Luca Boschi qui.
Giorgio
martedì 14 ottobre 2008
Hal?
Soggetto: Buongiorno. Mi chiamo Michele e sono un uomo
Kevin Warwick: Sei felice di essere un umano?
S.: Giudica tu, io sono un uomo
K.W.: E questo ti peoccupa?
S.: Non ti preoccupare, risolveremo tutto
K.W.: Quindi hai delle preoccupazioni?
S.: Andiamo avanti partendo da questo punto
K.W.: Perché?
S.: Perché? Mi piace questo argomento
K.W.: Quale pensi che sia l'argomento?
S.: Qual è l'argomento mi chiedo, se penso? So che è una buona cosa ponsarci. Pensare a fando su argomenti misteriosi
K.W.: Quali argomenti misteriosi?
S.: Pensare a fondo su dubbiamenti misteriosi
K.W.: Che cos'è un dubbiamento?
Quello che avete appena letto, tratto dal sito del Corriere della Sera e tradotto da Federico Cella, è un dialogo tra lo scienziato inglese Kevin Warwick e il software Ultra Hal, durante un "Test di Turing", che consiste nel testare le capacità di programmi appositamente creati per simulare il dialogo di un essere umano.
La prima considerazione che verrà a molti sarà sull'incoerenza delle risposte di Ultra Hal, sul fatto che ancora un computer non può pensare come un essere umano.
La prima cosa che ho pensato io invece è che le risposte di Ultra Hal sono affascinanti. Ermetiche, quasi poetiche. Lui non lo sa che lo sono, eppure alle domande coerenti dello scienziato, il computer risponde in maniera incoerente, come un Kerouac sotto l'effetto del quaalude. Però più freddo, più... cibernetico.
"Pensare a fondo su dubbiamenti misteriosi". Poesia pura.
Ci immaginiamo spesso un futuro dominato da macchine rigide e intransigenti. E se invece quella disumanità cibernetica venisse espressa in una nuova forma di comunicazione, fredda e poetica allo stesso tempo, coerente dal punto di vista matematico ma fantasiosa dal punto di vista linguistico?
E se un domani fosse l'arte a diventare appannaggio dei robot?
Tutto questo mi sta già facendo venire in mente delle idee per delle storie. Mmm. Vedremo.
Giorgio
sabato 11 ottobre 2008
Toilet #16
E dopo ben tre settimane, ecco la continuazione della precedente strip!
Buona lettura!
[Cliccare per ingrandire]
Disegnando queste strisce, ultimamente mi lascio molto più trasportare dall'istinto rispetto all'inizio... E infatti fanno ancora più schifo! Però almeno mi diverto di più!
Già, perché devo dire che alla fine mi diverto davvero a fare queste strip. Alle volte mi risultano quasi terapeutiche.
Spero che un pizzico di divertimento lo suscitino anche in entrambi i miei lettori!
Giorgio
venerdì 10 ottobre 2008
Valentini blogga!
Il collega e amico piemontese Massimiliano Valentini ha da pochi mesi aperto un blog, eccolo qui:
unamoledifumetti.blogspot.com
Buona lettura!
Giorgio
giovedì 9 ottobre 2008
Spigolature
Lavorando per la Settimana Enigmistica, ci si imbatte in notizie davvero curiose, alcune delle quali però per diversi motivi non posso inserire nel calderone da spedire in redazione.
Ho pensato che ogni tanto potrei inserire qui gli "scarti" che però mi sembrano degni di nota.
Ad esempio questa notizia, tratta da una rivista del luglio 1989 di cui non sono riuscito a recuperare il nome.
Pare che all'epoca, in Inghilterra, il governo della Thatcher avesse introdotto una tassa uguale per tutti i cittadini, annunciando che però i monaci ne erano esenti. Un fantasioso pensionato di nome Charles Chapman allora, abitante in Cornovaglia, decise di fondare un ordine religioso tutto suo (e poi dicono che i tirchi sono gli scozzesi!): l'ordine dei monaci "Alfrescani", di cui egli era l'unico membro. La sua villetta è così diventata un'abbazia, e Chapman, interrogato dai giornalisti, ha detto che avrebbe pregato e cantato inni, escludendo però di alzarsi alle cinque del mattino. "La nostra regola è flessibile", ha spiegato Frate Charles, puntualizzando che ai suoi monaci è permesso sposarsi. Dopodichè ha cercato di convincere la moglie a farsi suora, per sfuggire anche lei al Fisco. Nota curiosa: invece del saio,
l'abito monastico del nuovo ordine era costituito da una giacca bianca da cricket.
martedì 7 ottobre 2008
Hitchcock però...
Felice eccezione al discorso necessità di una storia, sono alcuni film di Hitchcock, che personalmente adoro (fossi l'unico).
Spesso lì non è importante il cosa: l'oggetto della contesa è irrilevante, che siano le bottiglie piene di uranio in "Notorius" o la formula ne "Il sipario strappato" (ciò che lui chiamava McGuffin). In certi film del genio inglese infatti l'attenzione dello spettatore viene indirizzata piuttosto sul chi, sul dove e soprattutto sul come, ossia sul MECCANISMO portante del film. In quale meccanismo più grande di lui finirà il protagonista de "L'uomo che sapeva troppo"? Come farà a uscirne?
E' per questo che personalmente adoro anche alcuni film - ma solo quelli fatti veramente bene - in cui è il meccanismo a fare da protagonista, come appunto certi di Hitchcock, o ad esempio "Memento".
Giorgio
lunedì 6 ottobre 2008
Necessità di una storia
Riprendo il discorso a proposito dell'auto-didattica fatto nel post precedente.
Ultimamente, in seguito anche al confronto coi colleghi, sto riflettendo sulla professionalità in campo creativo. Quanto conta essere uno sceneggiatore professionista e professionale, e invece quanto conta l'istinto, la creatività?
Negli ultimi anni ho ritenuto che - se volevo fare questo lavoro - avrei dovuto diventare il più possibile professionale, conoscere tutti gli strumenti tecnici per saper scrivere una storia, essere affidabile, saper scrivere anche nelle condizioni più sfavorevoli, eccetera. Il concetto di ispirazione, lo sanno bene coloro che fanno questo mestiere, va gettato a mare.
Però alle volte ci si rende conto che la professionalità non basta. Ci possono essere storie perfette da un punto di vista tecnico, che mancano di "anima", e non riescono a interessare. A volte si riscontra questa "anomalia" in storie commissionate, ma la causa può anche essere banalmente l'affitto da pagare.
Riflettendo sulla questione, mi sono dato una risposta, e ve la sottopongo. E' di una banalità sconcertante, ma di quelle banalità talmente sottintese che spesso si dimenticano.
Dunque, per quanto mi riguarda una storia, ma anche una canzone, una scultura, qualsiasi opera d'arte, ha bisogno della NECESSITA'. Se quando tiriamo fuori uno spunto sentiamo la necessità di raccontarlo al mondo, se ne avvertiamo l'urgenza, allora potrebbe - sottolineo potrebbe - nascerne una buona storia. A questo punto è la tecnica e professionalità che abbiamo appreso col tempo a darci gli strumenti per raccontarla. Ma la fredda tecnica, senza l'urgenza di raccontare quella storia, non basta.
La cosa è più difficile quando una storia viene commissionata. A quel punto la professionalità stessa dello sceneggiatore sta nello scovare dentro di sé quei temi, quelle storie che sente il bisogno di raccontare, e adattarle all'occorrenza. E qui si rientra parzialmente anche nel discorso del Tema di una storia affrontato in precedenza su questi schermi.
Io stesso alle volte mi sono reso conto di essermi lasciato trasportare dalla sterile tecnica o dall'incontrollato istinto, a seconda dei casi.
In definitiva, la risposta è sempre la più ovvia: professionalità e istinto hanno lo stesso peso, ma non possono fare a meno l'una dell'altro.
Giorgio
P.S.: Perché ho scritto questo post? Non lo so... Sentivo la necessità di raccontarvi le mie riflessioni!
PP.S.: Nel prossimo post un'eccezione alla "regola" della necessità del tema di una storia.
venerdì 3 ottobre 2008
Auto-didattica
La cosa bella di questo blog (o dei blog in generale?) è che posso scrivere non solo di ciò che già so da tempo a proposito della sceneggiatura (appreso dai miei passati insegnanti o da esperienze lavorative), ma anche di ciò che imparo di volta in volta, in una sorta di aggiornamento in tempo reale.
Intendo dire, alle volte ci sono "nozioni" che in fondo già sapevi ma non ci avevi riflettuto abbastanza, e la relativa "conoscenza" non era mai salita a galla. Riflettere sempre su ciò che si fa e ciò che ci viene detto (ad es. dai colleghi, dagli editor, ecc.) è un buon modo per auto-insegnarsi.
Quanto spesso mi accorgo di avere ancora un sacco da imparare! Ma si sa, non si finisce mai di imparare... e gli esami non finiscono mai.
E qui un giorno era tutta campagna.
A parte gli scherzi, mi piace usare questo blog un po' come un "taccuino degli appunti" pubblico, che mi serve a fissare ciò che capisco (o credo di capire) sulla sceneggiatura e che mi aiuta a non dimenticare. Ogni volta che voglio posso tornare a rileggere qualcuno di questi post "tecnici" per rispolverare ciò che magari ogni tanto rischio di perdere di vista.
Nel prossimo post una di quelle riflessioni che sto facendo ultimamente a proposito della sceneggiatura. Auto-didattica in tempo reale!
Giorgio
P.S.: Mi scuso per la latitanza di "Toilet", prometto che prossimamente arriveranno nuove strisce!
mercoledì 1 ottobre 2008
Tanti auguri a TEX!
Scusate, ma troppo impegnato a scriver corbellerie non mi sono accorto che è il SESSANTESIMO ANNIVERSARIO di un mito!
1948/2008
BUON COMPLEANNO TEX!
P.S.: Ho scelto questo albo perché era uno dei miei preferiti da ragazzino!
P.P.S.: Grazie a Tito che scrivendo il suo post commemorativo mi ha fatto ricordare della ricorrenza!