Il sottoscritto mette sotto sale soggetti e quant'altro e si leva dalle biglie per la meritata pausa estiva. Se non rispondo a eventuali commenti o mail è perché nei prossimi giorni eviterò accuratamente di toccare un qualsivoglia ordinateur (vale anche per te Sergio, che so commenterai il post su Batman!).
Au revoir a settembre!
Giorgio
giovedì 7 agosto 2008
Je m'en vais
sabato 2 agosto 2008
Il cavaliere oscuro
Sul blog del collega e amico Sergio Badino si discute spesso di sceneggiatura, passando anche per recensioni dei film che si vede di volta in volta. Di solito commento le sue recensioni direttamente là, però siccome il mio commento stava diventando un po' troppo lungo ho optato per il "ping-pong" scegliendo di commentare il suo post con una mia recensione qui sul mio blog. Ovviamente se siete interessati all'argomento vi consiglio di leggere prima la sua recensione. E prima ancora di vedere il film.
Passiamo alla mia.
ATTENZIONE: IN SEGUITO VENGONO SVELATE PARTI DELLA TRAMA, quindi sconsiglio a chiunque non ha visto il film di proseguire la lettura del post, se non vuole rovinarsi il gusto del film.
Dunque, "Il cavaliere oscuro" è veramente lungo, e sicuramente dovrei rivederlo almeno un'altra volta per mettere meglio a fuoco e dare un giudizio più definitivo.
Per ora la mia impressione è molto buona. Ho avuto una sensazione strana circa la struttura del film. Innanzitutto più che un film mi è sembrata una specie di mini-serie strizzata per farla stare dentro un film.
La struttura infatti più che classicamente circolare, con i tre atti ecc., sembra un susseguirsi di "episodi" in cui la minaccia di Joker si fa sempre più grossa. Prima la rapina, poi l'accordo coi mafiosi, poi il tiro a segno contro vari personaggi (il sindaco, Harvey Dent), poi lo sfiguramento di Dent e la morte di Rachel, poi la minaccia contro l'ospedale, poi la sfida alla città intera, poi la minaccia ai due traghetti, e infine la minaccia alla famiglia di Gordon. Ognuna di queste minacce sarebbe stata un ottimo comic book oppure un'ottima puntata di una fiction tv. Il fatto è che in un film, quando inizia la successiva minaccia ti sei già dimenticato la precedente, col risultato che fai fatica a raccapezzarti sul "motore" generale del film. Hai veramente la sensazione di star guardando una serie riassunta. E soprattutto per buona parte all'inizio avevo la fastidiosa sensazione di non capire PERCHE' i personaggi facessero quello che facevano. Perché Joker fa quello che fa? E Batman? Sembrano domande oziose ma sentivo che mi mancava una motivazione forte che facesse da motore all'azione. Non capivo che cosa VOLESSE Joker. Sono abituato in questo modo. Poi invece mi sono reso conto che Joker non VUOLE niente. Lo fa e basta. E' spiazzante e poco rassicurante, da spettatore.
Non c'è un motivo per cui i personaggi fanno quello che fanno, e quindi non c'è motivo per cui io stia qui a vedere questo film, eppure mi sembra così figo e coinvolgente... vuoi vedere che sto scoprendo qualcosa di nuovo? Una specie di free-jazz cinematografico? Voglio dire, ci sono film molto più d'avanguardia, ma quando si parla di produzioni hollywoodiane è un altro paio di maniche. Uno dei pochi a osare con la struttura in tempi recenti è stato Tarantino.
Pian piano mi sono abituato a questa struttura strana e ho apprezzato ugualmente la pellicola. E molto. Forse in certi casi è un bene rompere le regole e creare qualcosa di diverso, anche se non perfetto. E' addirittura SANO. Potevamo vedere la classica storia hollywoodiana con una perfetta struttura circolare, e invece abbiamo visto una specie di saga che non inizia e non finisce, semplicemente ci ritroviamo nel mezzo di casini sempre più grossi e non possiamo far nulla per fermarlo, solo sperare che Batman ci dia una mano. Joker qui fa VERAMENTE paura. E' un MOSTRO. Il personaggio è stato studiato ottimamente e l'interpretazione di Ledger è magnifica. Peccato davvero aver perso un simile talento emergente (fra l'altro aveva più o meno la nostra età, Sergio!).
Be', comunque è questo l'effetto che gli sceneggiatori volevano ottenere: noi abbiamo paura di Joker, della sua caotica follia che SEMBRA senza senso, e invece nasconde sempre un piano troppo complicato e inesorabile perché noi possiamo capirlo in tempo. E aspettiamo che Batman ci metta una pezza, naturalmente sempre all'ultimo secondo. Ma qui è Joker il burattinaio. Noi siamo marionette nelle sue mani, e Batman è solo un povero omino come noi che si trova sempre in ritardo, sempre braccato. Solo che mentre tutti gli altri scappano, lui va incontro al pericolo e in qualche modo sistema i casini. Ma lo fa sempre improvvisando, perché non c'è mai tempo per fare dei piani. E in fondo da spettatore è una sensazione bella, un'adrenalina continua, ma non di quelle adrenaline da quattro soldi tutte esplosioni e inseguimenti in auto (che per carità non mancano in questo film), è un'adrenalina più REALISTICA. Perché questo film non segue le regole, come non le segue Joker, e come non ne segue la realtà.
A dirla tutta qualche passaggio che non mi ha convinto c'è stato. Ad esempio il personaggio di Harvey Dent. Tralasciando il fatto che alcuni di noi già sapevano che sarebbe diventato Due Facce, il personaggio non mi è sembrato costruito troppo bene. All'inizio è troppo paladino della giustizia, e l'accento che si pone su questo aspetto è talmente forte da non lasciar spazio per mostrare la natura dualistica di Dent che poi uscirà in seguito con violenza. Il momento in cui punta la pistola alla testa del malvivente vestito da poliziotto stona un po', sembra inserito un po' a forza apposta per giustificare la successiva follia. E infatti più tardi sarebbe sembrata giustificata una sete di vendetta nei confronti di Joker, ma non di Gordon. Almeno a me è sembrato così. Comunque quanto alla sua megalomania sono sicuro che nel prossimo film ci sarà modo di sviluppare maggiormente questo aspetto del super-cattivo.
Il personaggio di Gordon invece mi è sembrato molto fedele al fumetto.
Altra cosa che non mi ha convinto: faccio fatica a credere alla decisione degli abitanti dei traghetti di salvare la vita agli altri rischiando la propria. Capisco che essendo pur sempre un film hollywoodiano ci voleva un finale ottimista, in cui comunicare il solito concetto rassicurante (o inquietante, a seconda dei punti di vista) "in fin dei conti gli americani sono tutti buoni", e credo che possa anche essera fattibile una scena del genere, ma mi è sembrato che stonasse con l'atmosfera generale del film. Non è stata costruita a dovere, forse il film era già lungo e non c'era tempo di sviluppare meglio i personaggi nei traghetti per spiegare il perché delle loro scelte. E la frase di Joker "Non ti puoi più fidare di nessuno" suona come una giustificazione dello sceneggiatore imbarazzato che non sa come rendere credibile la scena (e mostrando di riconoscere i trucchetti confesso implicitamente di usarli anch'io). Perché alla fine sappiamo che - come insegna Alan Moore in "The Killing Joke" - l'essenza del rapporto Batman-Joker sta in un concetto semplice: là fuori è un mondo troppo crudele, e l'unica risposta, l'unico modo per prendere di petto la realtà e non subirla passivamente, è la FOLLIA. La follia di essere un criminale pitturato da clown o un paladino della giustizia vestito da pipistrello. Questo è il succo del film, ed è un succo amaro ma - per uno spettatore atipico come me - squisito, esaltante.
Domanda: vuoi vedere che il figlio di Gordon, che in entrambi i film di Nolan abbiamo visto appassionato fan di Batman, in futuro diventerà Robin?
La palla torna a te, Sergio!
Giorgio
venerdì 1 agosto 2008
Wiki + Toilet #13
Innanzitutto devo comunicarvi una cosa che ho recentemente scoperto: sulla mitica Wikipedia c'è anche una pagina dedicata al sottoscritto!
it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Salati
La cosa mi riempie di orgoglio, perché ritengo Wikipedia una delle migliori invenzioni del web insieme a YouTube, che uso anche per lavoro. Per questo da tempo avevo in mente di scrivere un post di elogio a Wikipedia, che però ho sempre rimandato...
Fra l'altro, nella mia pagina wiki c'è scritto:
Tra le sue creazioni, anche la webstrip "Toilet".
Non nascondo che ciò mi ha spinto a creare nuove strisce.
E infatti, ecco la seconda striscia della nuova "serie" di Toilet. Ci ho messo un po' ma pazienza...
Dubito di riuscire a farne altre prima di partire per le vacanze, quindi si passa direttamente a settembre!
Buona lettura!
Clicca per ingrandire
Giorgio
lunedì 28 luglio 2008
Buoni & cattivi
L'altro giorno una persona mi ha chiesto se ritenessi me stesso "buono". Ci ho pensato e mi sono accorto di una cosa che già sapevo ma non avevo mai enunciato. "Buono" e "cattivo" sono categorie a me estranee. Le uso solamente quando scrivo, e nemmeno sempre. Buoni e cattivi purtroppo, o per fortuna, esistono solo nella "fiction" in senso lato, nella finzione. So che sembra una banalità, ma guardando i tg, leggendo i giornali, sentendo i politici, sembrerebbe che buoni e cattivi esistano davvero, là fuori. Pia illusione. Amara delusione.
Giorgio
P.S.: Lo so, lo so, post inutile... Ma la seconda striscia della nuova serie di "Toilet" non è ancora pronta. In qualche modo dovrò pure prender tempo, no?
lunedì 21 luglio 2008
Toilet - 12
Ve l'avevo detto che sarebbe tornato, ed eccolo qui! Stavolta è GENTS a fare il matto, e ne avremo ancora per qualche strip... Ah già, perché dal formato tavola sono passato al formato strip! Miracoli di Photoshop... Ci ho messo un pomeriggio a capire come si fa copia/incolla ma non fa niente. Quel programma è intuitivo quasi quanto la mia autoradio, che dopo mesi ancora non sono riuscito a capire come si fa a vedere il NUMERO DELLA CANZONE! O come il navigatore satellitare della mia ragazza che è in grado di portarti a Santo Domingo come tappa intermedia per andare a Caronno Pertusella. ARGH! * PTRSCH! PTRSCH! * (rumore di dispositivo tecnologico ridotto in frantumi da una clava preistorica)
Non è niente, scusate... è il mio rapporto con la tecnologia che è paragonabile all'abilità di un rinoceronte di mangiare riso alla cantonese con le bacchette.
E ora, buona lettura.
[Cliccare per ingrandire]
Dimenticavo, prossimamente forse qualche interessante novità (cartacea) a proposito di Toilet! Fremete dall'eccitazione vero? ...no, eh?
Giorgio
lunedì 14 luglio 2008
Bla, bla, bla...
L'altro giorno qualcuno mi ha "bacchettato" perché non ho segnalato sul blog l'uscita su Topolino in questi giorni di una mia serie di autoconclusive intitolata semplicemente "Orazio & Clarabella". Siccome poi proprio a proposito di quelle "gag page" mi ha scritto Francesco per farmi i complimenti, corredandoli con alcune domande, ho deciso di rispondergli qui sul blog.
Dunque, l'idea di collegare tra loro le gag è già stata utilizzata in alcuni fumetti a strip (da Peanuts a Calvin & Hobbes fino al recente Get Fuzzy), ma mi è venuta soprattutto da certe divertentissime strip di BC, compreso il discorso dello stesso titolo che si modifica di volta in volta. Sono contento che l'idea sia stata apprezzata, perché è un sistema che mi piace molto - tanto che prima o poi vorrei realizzare una breve storia umoristica completamente composta da autoconclusive - e che uso anche nel mio webcomic "Toilet".
Quanto al numero di tavole, a suo tempo ne avevo proposte 5, di cui ne sono state prese 4 (effettivamente una era un po' fiacca). Quindi ne manca ancora una per quanto riguarda i Topolini usciti in edicola, chi invece ha già ricevuto Topolino 2747 in abbonamento ha in mano l'ultima.
Per quanto riguarda i personaggi, mi piaceva l'idea di riprendere i due caratteri originari: ciarliero quello di Clarabella, cinico quello di Orazio, come si vede nella loro primissima apparizione in "Topolino nella valle infernale" del 1930.
Di Clarabella, lo stesso Topolino pensa: "Dev'essere stata vaccinata con una puntina di grammofono!"... battuta che ho sempre trovato molto arguta, anche per il discorso della VACCINAZIONE (Clarabella è appunto una mucca).
Infine, per quanto riguarda gli storyboard: effettivamente faccio sempre dei layout delle mie storie, ma si tratta di materiale di "uso interno", nel senso che poi non li mando all'editor ma per me è solo un passaggio intermedio prima di scrivere la sceneggiatura per esteso. Questo significa che dopo un po' di tempo li butto via. Tieni conto che si tratta di disegni veramente orrendi e incomprensibili, che mi servono solo come appunti per mettere su carta la struttura di una storia. Quindi, se anche li avessi conservati, non credo che sarebbe molto il caso di pubblicarli, visto che sono proprio ridicoli (il mio stile grafico non è cambiato molto da quando disegnavo i miei fumettini alle medie)!
Comunque se sono piaciute penserò a scriverne delle altre!
Grazie per i complimenti e buona lettura!
Giorgio
martedì 1 luglio 2008
Martiri col mitra
I nomi sono stati cambiati ma le vicende sono reali.
Ora di italiano. Antonio mi tocca il braccio.
- Ehi - sussurra - Vitale ha detto che se vogliamo, ci PROTEGGE lui.
- Ci protegge?
- Sì.
- E cosa vuole in cambio?
- Niente.
- Come niente? Qualcosa vorrà.
- No, niente, niente, ci protegge e basta.
- E perché ci protegge?
- Che ne so, magari gli stiamo simpatici. Basta che gli diciamo di sì e lui ci protegge.
La prof Ariberti, che sta vagando per la classe recitando l'Odissea come se fossimo a teatro, si accorge che io e Antonio stiamo parlando, e ci richiama. E' buffa. Quando spiega qualcosa che le piace si scalda, diventa rossa come un peperone e la matita non regge più l'enorme massa di capelli grigi, che franano in tutte le direzioni. A lezione finita, lei non sa che la prendiamo in giro per le sue stranezze. Però è ipnotica nelle sue lezioni, per non parlare di come si indignava quando parlava della Guerra del Golfo. Mi sembrava assurdo che nel 1991 ci fossero ancora delle guerre. Mi chiedo se anche nelle altre classi e scuole medie si leggono i giornali e si parla della guerra. In questo, la Ariberti è un mito. Mi dà sempre dei bei voti nei temi, poi.
- Allora, cosa gli dico a Vitale? - incalza Antonio. - Accettiamo la protezione?
Ci rifletto un attimo. Mi torna alla mente il primo giorno di prima media. Una mia compagna era finita subito in infermeria perché Samir, pluri-ripetente di terza, l'aveva sbattuta a terra e le aveva camminato sul braccio.
Il lunedì successivo ero venuto a scuola con la sciarpa rossonera: Gullit e Van Basten avevano fatto il loro solito show e il Milan aveva stravinto. All'uscita da scuola un compagno mi disse: "Sei pazzo? Nascondi quella sciarpa!". In quella scuola i boss erano juventini o interisti. A me sembrava assurdo dover nascondere un'innocua sciarpa rossonera, non mi sembrava possibile che si potesse arrivare a picchiare per il calcio.
In seguito capii come funziona nella mia scuola. I cambi dell'ora, l'intervallo e l'uscita non sono momenti di svago ma di terrore. I più grandi (a volte hanno 15/16 anni), ti costringono qualche volta a dargli la merenda o qualche moneta, a fargli i compiti, ma non è questo il loro obiettivo. Più che altro ti martellano di schiaffi, calci nel culo, pugni sul braccio, o ti scarabocchiano faccia e vestiti coi pennarelli, che fa meno male di un pugno in faccia, ma serve a snervarti, tenerti in costante stato di paura. A loro piace avere il POTERE su di te. Fare di te uno schiavetto. Ma soprattutto si DIVERTONO. Sfogano la rabbia. Prenderti a schiaffi è meglio di qualsiasi favore che tu gli possa fare.
Ma il momento più temuto è quello di Educazione Fisica. Quando si va nello spogliatoio, succede di tutto. I maschi sono tutti nella stessa stanzetta, non visti dagli adulti. E si trasformano in bestie. Praticamente ogni volta che c'è Educazione Fisica, qualcuno si pesta selvaggiamente. Quindi due volte alla settimana, circa.
Ricordo un episodio. Pisonti, questo nostro compagno molto più alto e grosso di noi (sarà alto uno e ottanta a 13 anni), è un bonaccione a cui nessuno di solito dava fastidio, vista la stazza. Finché non è arrivato Nelli, un ripetente che ci siamo trovati in classe in seconda. Più basso della media, ha però dei muscoli che non ho mai visto su un ragazzino della nostra età. Un giorno nello spogliatoio, con non so quale scusa, Nelli attaccò briga con Pisonti, salì su una panca per essere alla sua stessa altezza, lo prese per la collottola e gli mollò una scarica infinita di ceffoni. Pisonti, con la faccia tutta rossa si mise a piangere come un bambino e non volle uscire per un pezzo dallo spogliatoio. Nelli aveva mostrato chi avrebbe comandato d'ora in poi in classe.
C'è una gerarchia, a scuola. Il più forte comanda, ovviamente. E si chiama Vitale. Si sale di gerarchia quanto più si pesta, e Vitale ha pestato pressoché chiunque in questa scuola. Ma comunque non è necessario venire pestato da Vitale per capire che bisogna trattarlo con riguardo, bastano le leggende che lo circondano per stargli alla larga: se lo fai incazzare, finisci all'ospedale. In realtà si dice che una volta i boss fossero due, che la scuola fosse divisa in due fazioni: quella di Vitale e quella di Lepanto. Si dice che Lepanto fosse peggio di Vitale: più piccolo fisicamente ma molto più cattivo. Un vero delinquente, ma sul serio. Forse il fatto che sia stato espulso dalla scuola quando ero in prima, è una dimostrazione di quanto fosse pericoloso. Non so cos'abbia fatto di preciso per essere espulso. Però una volta ho rivisto Lepanto: era venuto davanti alla nostra scuola per sistemare non so cosa in sospeso con Vitale. Non si può dire che i due si siano menati. La parola giusta è massacrati. So che in quel caso ci fu anche un processo o qualcosa del genere.
Ora, Vitale è il boss indiscusso. Nessuno gli si metterebbe contro. Che poi a me Vitale sembra talmente stupido, ma uno stupido pericoloso. Come un toro, appena vede rosso ti calpesta, senza pensarci due volte. E' il più forte, e comanda. Fine della discussione. Ha un vice, Richino, se possibile ancora più stupido di lui. Vorrebbe tanto essere figo come Vitale, ma non lo sarà mai. Richino è quello che ogni tanto ti strizza il coppino costringendoti a dire "Viva Inter". Ma non è così pericoloso. Io di solito dopo aver detto "Viva Inter" a bassa voce dico "e Milan". Con gli adulti, Richino diventa un agnellino. E' un codardo. Vitale no, lui non ha paura di nessuno. Dicono che ci siano altri ancora più pericolosi, ad esempio c'è uno che è uscito da qualche anno dalle medie che viene sempre davanti alla nostra scuola vestito da meccanico - probabilmente lavora lì vicino - e viene a limonare con una di seconda, ma dicono anche che arruola gente per andare a rubare le auto.
All'interno della scuola invece, dall'espulsione di Lepanto non sono più esistite due fazioni distinte, ma tanti gruppetti che però hanno tutti rispetto di Vitale. In questi gruppetti ci sono comunque delle gerarchie. I sotto-boss (più o meno uno per classe) sono tutti "amici" di Vitale. Se sei amico di uno di loro sei "protetto" dalla fazione di quel sottoboss, ma sei contro le altre. Che poi un sottoboss può essere amico di un altro sottoboss e allora anche le fazioni sono amiche, ma non ci vuole niente che i due si pestino, allora anche le fazioni amiche diventano nemiche. Un casino. Ma io e Antonio non siamo "amici" di nessuno, e in definitiva le prendiamo da tutti, io in particolare perché sono uno di quelli che va meglio a scuola. Ma è una colpa andare bene a scuola? Io non lo faccio apposta! Cerco di non fare il secchione, ma perché tutte le volte che prendo un bel voto gli altri mi prendono in giro come se lo facessi per umiliarli? Però poi pretendono che gli passi tutti i compiti in classe, allora non capisco perché mi prendono in giro per il fatto che studio.
C'è un altro motivo per cui io e Antonio siamo così bersagliati: fisicamente siamo tra i più piccoli della scuola. Giochiamo insieme a mini-basket, e per la nostra statura gli altri della squadra ci chiamano "i giganti del basket". Ma grazie anche a questo spesso facciamo i playmaker. Eh sì, quello del basket è un mondo diverso. Sarà anche per quello che io e Antonio abbiamo fatto amicizia.
Facciamo spesso i compiti insieme, giochiamo sempre a calcio nel suo cortile. Vitale è figlio della portinaia di Antonio, perciò spesso lo vediamo passare. Di solito si fa notare ampiamente, partendo in penna col motorino. Qualche volta arriva direttamente in cortile a mille all'ora col motorino rischiando di investire qualcuno.
Spero di non diventare un giorno con Antonio come Marco e Simone. Forse i due più pacifici della classe, migliori amici fin dal primo giorno di scuola. L'altro giorno però nel solito spogliatoio della palestra si sono riempiti di mazzate, come raramente si vede. Si rotolavano per terra, si sbattevano l'un l'altro contro le panche, i compagni li incitavano mentre Marco cominciava a perdere sangue dal naso. Nessuno dei due voleva arrendersi per primo. La cosa mi ha colpito perché - a parte qualche stupida motivazione inventata al momento per il litigio - il loro vero obiettivo era farsi vedere dal Nelli, dimostrare di saper pestare e quindi poter essere suoi "amici". Nella mia classe Nelli ha un paio di "amici", ossia suoi scagnozzi. Uno è Coliandro, un casinista, l'altro è Zagaria. Un po' Zagaria mi sta sulle scatole perché Silvia, di cui sono innamorato, non mi caga. Lei va dietro a Zagaria, che è molto più figo, essendo uno che mena, ed essendo un "uomo" di Nelli.
Oltre al sottoboss Nelli nella mia classe, c'è ad esempio Riccardo nella III D. Ha la mia età. Piccoletto ma veramente cattivo. Un giorno, quando avrà una pistola, sarà più pericoloso di Vitale. Riccardo è riuscito a radunare intorno a sé un sacco di gente, una vera squadra. Non so quante volte giocando all'oratorio questi hanno preso tutti a schiaffi, femmine comprese, per prendere possesso del campo da gioco rubando pure il pallone.
Questo mi fa tornare in mente un episodio dell'oratorio di qualche anno fa. I miei mi avevano appena comprato un bellissimo pallone da calcio di vero cuoio. Avevo portato il pallone in oratorio per fare una partita, a cui si era aggregata un sacco di gente che non conoscevo. Tutti mi facevano i complimenti per quel bel pallone, e mi ero fatto degli amici nuovi, in particolare uno più piccolo di me di un anno. Tornando dall'oratorio, il mio nuovo amico mi dice "Non devi andare in giro con questo pallone nuovo, qualcuno te lo fregherà". E infatti poco dopo, in Via Cuore Immacolato, ecco Samir (il passeggiatore sulle braccia altrui) con i suoi due scagnozzi. Mi prendono il pallone e cominciano a giocarci tirando pallonate più forte possibile contro il cancello delle suore. Il mio amico, conoscendoli, gli prende il pallone e me lo dà. Dice: "Corri a casa." Io non capisco, ma Samir e compagni cominciano a spintonare il mio nuovo amico. Io ho il pallone tra le mani e quasi mi sembra che scotti, loro prendono il mio amico e gli sbattono la testa contro il finestrino di un'auto. Sto lì a guardare imbambolato, terrorizzato. Lui così con la testa tenuta schiacciata contro il finestrino mi grida di andarmene e basta. Io esitante me ne vado, continuo a guardare indietro. Arrivo sotto casa e non so che fare. Citofonare e dire a mia madre cosa sta succedendo? No, raccontare queste cose ai nostri genitori significa fare la spia, e venire pestato per il resto dei tuoi giorni oppure peggio ancora evitato come un appestato. Come ci si deve comportare in queste situazioni? Sto per un po' davanti al mio cancello a guardare verso Via Cuore Immacolato tendendo l'orecchio. Che codardo sono a lasciare il mio amico da solo contro tre più grandi di 4 anni? Eppure se mi metto di mezzo non migliorerò niente, verrò pestato anch'io e basta. Sto parecchio davanti al mio cancello, indeciso. Poi citofono ed entro. Sto tutto il pomeriggio alla finestra a guardare verso Via Cuore Immacolato, ma non ne vedo uscire nessuno.
Non ho più visto il mio ex "nuovo amico". Non l'avranno certo ammazzato ma non ho più avuto modo di sapere come gli era andata, se gli avevano fatto molto male. Di certo non ho più portato fuori il mio bel pallone nuovo, che è rimasto in casa ad ammuffire. E penso che mi vergognerò per sempre di essere stato un codardo, quella volta.
- Allora, cosa rispondo a Vitale? - Antonio mi risveglia dal turbine dei pensieri.
Siamo ancora in classe, la Ariberti sta leggendo l'Odissea e i suoi capelli sono talmente sconvolti da farla sembrare la mitologica Medusa (le sue lezioni però a qualcosa servono), e il mio compagno di banco attende una risposta.
Non so se la madre di Antonio sia stata particolarmente gentile con la portinaia, la signora Vitale, non mi spiegherei altrimenti che lui abbia deciso di offrirci la sua protezione. Cosa vorrà in cambio? Ha forse deciso di andare bene a scuola per uscirne una volta tanto (ormai avrà 15 anni) e vuole metterci a "lavorare" per lui?
- Allora? Cosa gli rispondo? Accettiamo o no la sua protezione?
Ci penso un attimo ancora.
- No, grazie.
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Suona la campanella, è ora di tornare a casa. Appena uscito, a ostruirmi la strada davanti a scuola trovo uno di cui non ricordo nemmeno il nome. Ha la mia stessa età ma è molto alto. E' il vice di Riccardo, il sottoboss della III D. Mi spintona, poi dice "Oh, non toccarmi!", poi mi tira uno schiaffo "Ho detto di non toccarmi!", poi un altro schiaffo "Ma la smetti di toccarmi?" e via dicendo. Sono paralizzato. E' più la paura che l'effettivo dolore di quegli schiaffi. E' ovvio che se avessi accettato la protezione di Vitale ora non avrei più nulla da temere. Poi succede una cosa inaspettata. Un roco urlo femminile dietro di me: "OHI!"... Mi volto, è l'Ariberti! Esce dalla sua Uno rossa e sbraita contro l'energumeno che mi sta schiaffeggiando. "Che cosa fai, delinquente?!". Poi mi volto verso il mio aggressore e... non c'è più. Lo vedo svoltare dietro l'angolo della scuola correndo come una lepre. Mai visto qualcuno correre così veloce.
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Siamo ormai agli sgoccioli della terza media. Manca meno di un mese alla fine dell'anno scolastico.
E' tardo pomeriggio e sono in casa, molto preso nella preparazione dell'esame. Come argomento di Storia ho scelto le Cinque Giornate di Milano. Mi appassiona leggere di come tanti milanesi si siano ribellati all'oppressore. Poi ho la tesina sugli Indiani D'America. Anche loro degli oppressi. Un popolo fantastico, davvero libero e orgoglioso. E poi ho la tesina per Educazione Artistica. Ho deciso di farla sul fumetto. Sul libro di Arte c'è poco a proposito, ma io ne so parecchio perché ne leggo un sacco, poi mio padre ne ha tanti vecchi. Quello che mi piace di più al momento è Mister No, uno che odia le ingiustizie e che cerca di evitare la violenza finché può. Di fumetti ne ho anche creati alcuni miei. Ad esempio Joy Wolf, che è un cowboy come Tex e combatte contro i criminali. Magari un giorno anch'io pubblicherò dei fumetti come Guido Nolitta.
Di là sento un trambusto, mio padre chiama mia madre a vedere il tg, e incuriosito vado a vedere anch'io. Dicono che hanno fatto saltare in aria il giudice Giovanni Falcone. Mostrano l'autostrada, c'è una voragine. Raccontano la storia di Falcone, e mi rendo conto che costui era un EROE. Mi sento un po' in colpa per non aver mai saputo nulla di lui quando era ancora vivo. Però adesso mi sento un po' orgoglioso di aver detto di no a Vitale.
Una volta, Giovanni Falcone, il mio nuovo eroe, aveva detto:
«Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.»
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Sono ormai in prima superiore. I miei gusti stanno cambiando. Ora ascolto l'hard rock, ho cominciato a leggere Dylan Dog, mi sto facendo crescere i capelli e sinceramente mi sono rotto di studiare. Non esiste più il Giorgio anche solo di una anno fa.
Dei miei ex compagni di classe non so molto. Gira voce che Zagaria spacci, Coliandro sia rimasto sotto per gli acidi, e Riccardo sia in riformatorio. Un'altra invece ho sentito che è incinta.
Una notizia attendibile però riguarda alcuni ragazzi attualmente in terza media (quindi in seconda quando io ero in terza), che sono stati arrestati perché hanno rubato un'auto senza saperla guidare. Sono andati a finire contro un palo mentre i carabinieri li inseguivano. Dicono che fossero stati arruolati da qualcuno fuori da scuola.
Per andare a prendere il 24 devo passare in piazza Chiaradia. Nelli e i suoi amici si fermano sempre lì con gli scooter e si siedono sulle panchine. Quando attraverso la piazzetta mi rivolgono qualche insulto, come tutte le volte che ci passo: se rispondessi, se anche solo mi voltassi, sarebbe il pretesto per pestarmi. Ma io non mi volto. Ora Nelli non ha più potere su di me: non è più il boss della mia classe né stiamo più in scuola insieme. Non devo più vederlo tutti i giorni e questo mi fa tirare un mezzo sospiro di sollievo.
In questo momento non so perché mi torna alla mente un episodio remoto. Era l'ultimo giorno di quinta elementare. Con la classe e alcune madri eravamo andati al parchetto di Via Coari a festeggiare. Era forse l'ultimo giorno in cui avremmo potuto definirci "bambini": andando alle medie, ormai saremmo diventati "ragazzi". Era una bellissima giornata e ci stavamo divertendo un mondo. Però ad un certo punto l'atmosfera cambiò. Dei miei compagni volevano bere alla fontanella, ma un ragazzo più grande li spintonò. Una madre gli disse di lasciar stare i bambini. Questi le diede della puttana. Un'altra madre si scandalizzò: "Non permetterti di dare della puttana alla signora!". Questi per risposta le assestò due schiaffoni. Mentre il tizio se ne andava, le altre madri aiutavano la madre schiaffeggiata a sedersi e le mettevano sulla faccia fazzoletti inzuppati d'acqua fredda. Non dimenticai mai più quella scena. Se ci penso, da allora in poi i miei tre anni di medie sono stati un inferno grazie a questi stronzi.
Passo oltre Piazza Chiaradia. Sentendo dietro di me gli insulti degli stronzi, la rabbia mi fa digrignare i denti. Solo un pensiero mi fa stare meglio. Una fantasia proibita che cullo da tempo nella mia mente. Sogno di avere un mitra, e di passare in Piazza Chiaradia. Sogno di sentirli implorare e chiedere pietà, e poi sparare a sangue freddo e vederli morire tra atroci tormenti e dire loro: "DOVEVATE PENSARCI PRIMA".
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Ho deciso di scrivere di getto questo chilometrico post dopo aver letto quelli di Recchioni e della Barbato. Due autori molto più bravi ed esperti di me che però scrivendo di bullismo hanno scatenato nella mia mente un turbine di ricordi.
Non vuole essere un racconto, quanto più una specie di documentario autobiografico: ho rinunciato a romanzare i fatti, ho cercato anche di riprodurre l'ingenuità del me stesso di allora cercando anche di non arricchire lo stile con termini troppo ricercati... anche a costo di risultare noioso. Certo, forse l'ho fatto più per me che per voi che state leggendo (ma magari nessuno ce l'ha fatta a leggere fin qui). Chissenefrega, per una volta. Forse è che semplicemente volevo mettere per iscritto certe cose prima di dimenticarle.
Non so più che fine abbiano fatto tutte quelle persone, alcuni saranno diventati uomini rispettati, altri delinquenti, francamente non m'interessa.
E' ovvio che oggi non sono più il ragazzino vessato delle medie, e non ha nessun senso "processare" le persone che mi hanno fatto vivere 3 anni infelici della mia infanzia, fino all'esaurimento. Resta il fatto però che una parte di quel ragazzino è ancora lì in un angolo. Certo, non è abbastanza forte e irrisolto da fare di me un serial killer, certe cose le ho ampiamente superate grazie soprattutto ai fumetti e alla musica. Però là dentro da qualche parte c'è ancora un ragazzino col mitra, e forse non se ne andrà mai del tutto.
Una cosa è certa, comunque. Negli ultimi tempi si è sentito parlare tanto di bullismo nelle scuole come di un nuovo inquietante fenomeno. Tutte balle: il bullismo c'è sempre stato e sempre ci sarà. Finché vigerà la regola del più forte, il bullismo sarà solo la prima espressione della vera natura dell'uomo: rabbia, violenza, sopraffazione. Nessuna sorpresa per la poca stima che ho verso il genere umano.
Credo che Golding nel capolavoro "Il signore delle mosche" abbia centrato in pieno il punto.
Giorgio
P.S.: Appena possibile, tornerà Toilet. Calmi, calmi, non entusiasmatevi così!
venerdì 13 giugno 2008
Big Balls
Mesi fa, io e il mio compare Teo preparammo una puntata pilota di un programma comico intitolato "BIG BALLS" da proporre a Radio Rock Fm, con l'intento di parodizzare le caratteristiche di noi rocker e dei personaggi più interessanti che popolano questo "sottobosco".
Appena finito di registrare, però, ci arrivò la notizia che Rock Fm avrebbe chiuso.
Abbiamo così deciso di pubblicarne alcuni sketch qui:
martedì 10 giugno 2008
Incatenato!
Allora, generalmente ritengo le varie catene internet delle scempiaggini, ma questa come posso considerarla tale, essendo che a propormela è il simpatico Claudio Bandoli?
Dunque, questo è il micidiale messaggio minatorio:
Fotografa la tua abituale postazione di lavoro (o le tue, nel caso ne hai più di una), indicando sommariamente cosa c'è e a cosa ti serve. Poi invita alla catena altre cinque persone.
Peggio di una testa di cavallo nel letto! Non si direbbe neanche sia stato scritto da un italiano!
Vabbe', stiamo al gioco.
La mia postazione di lavoro è nello studio in casa mia, e... fa angolo.
A sinistra la scrivania:
Come potete vedere, fumetti alla rinfusa, cd, fogli, un calendarietto da tavolo della Fondazione NPH (storia lunga), l'agenda (che dimentico sempre di guardare), innumerevoli biglietti di concerti sotto il vetro, biro, pennarelli (perfino pantoni!), evidenziatori, matite, un raccontino da metropolitana "Subway", il programma del mitico Cinema Gnomo, la finestra (indispensabile!) e soprattutto i fogliacci su cui sono solito fare i miei orribili layout prima di mettere la sceneggiatura per iscritto a computer.
E quindi, a destra:
Il computer, la sedia ergonomica (costosa ma la schiena è forse salva), altri cd e dvd alla rinfusa, cellulare, mousepad a forma di emmenthal e soprattutto il mio antistress preferito, la "molla" (quella cosa multicolore a forma di albero di Natale) che faccio andare a tutto spiano mentre enucleo i passaggi di un soggetto o rileggo una sceneggiatura.
Poi spesso c'è un'altra postazione di lavoro in casa della mia ragazza ma ovviamente non sto a fotografarla. Ma no, che avete capito, è il tavolo del salotto! Ma nooo, intendo davvero che ci lavoro! Maliziosi!
Ok, ammesso che tutto questo abbia interessato anche solo un acaro in casuale passaggio davanti al mio monitor mentre scrivevo, si tratta ora di individuare i poveracci che sono costretto ahimè a bersagliare con questo improbo catenaccio.
Vado un po' a caso sapendo che da questo momento cinque amici mi cancelleranno dalla loro rubrica.
E allora *clack* Sergio Badino, sei incatenato! E fuori (anzi dentro) uno. *Sigh* quando devi farlo agli amici diventa più difficile!
E poi *clack* - eccoti incatenato, Alessandro Ferrari! E via anche il "lato oscuro" della sceneggiatura.
Ma non fermiamoci. *Clack* - altolà Francesco D'Ippolito! E pure la smagliante matita genovese è andata.
*Clack* - fermo Fabrizio Lo Bianco... oh no, sei già stato incatenato! Uff...
E ora chi aggancio? Solo maschi per ora... Vuoi non bloccare anche una ragazza? E allora - mio malgrado - *clack* - è giunta la tua ora, Giustina Porcelli! Aaahahahahah! - risata alla Fantaman (qualcuno se lo ricorda?).
Me ne manca ancora uno... uhm... Bah, proviamo col bravo Marco Hasmann che tanto essendo un vero metallaro non si presterà mai a queste pinzillacchere. Come dite? Sì be' anch'io sono un bel rockettaro, ma molto più frivolo!
Ok, i 5 malcapitati sono stati incatenati. Se invece di 5 fossero 6 le persone da incatenare, si arriverebbe a coronare la teoria dei "6 gradi di separazione", col risultato che si riuscirebbe nell'epico intento di farsi mandare a quel paese dal mondo intero! Come dice il proverbio... tutto il mondo è paese!
Vi prego abbiate pietà di me...
giovedì 5 giugno 2008
Tito in rete!
So di tirarmi probabilmente la proverbiale zappa sui piedi divulgando questa notizia, perché d'ora in poi nessuno più verrà a leggere il mio blog... per andare a leggere il nuovo blog del grande Tito Faraci!
Ecco qui l'url:
titofaraci.nova100.ilsole24ore.com
Io ci andrò di certo... Ma continuerò anche a "postare" interventi qui, eh?
Buona lettura!
Giorgio