mercoledì 20 gennaio 2010

Eroi Bonelli


Stavo ragionando su ciò che mi è sempre piaciuto, fin da ragazzino, dei fumetti Bonelli. Ci sono lettori o autori che non apprezzano questo tipo di fumetto cosiddetto "popolare", così come c'è chi non apprezza l'altro "popolare" Disney.

Io invece ho sempre amato la "formula" che ha contraddistinto gran parte dei bonellidi. I protagonisti di tali testate, sono spesso personaggi se non anarchici, quantomeno autarchici. Tex, Mister No, Dylan Dog, Martin Mystère, Nick Raider, Nathan Never... Possono avere anche amici, amanti e quant'altro, ma sono sostanzialmente "lupi solitari" sempre in movimento. Decidono sempre loro del proprio destino. Sono liberi.

Spesso i loro nemici rappresentano l'establishment, il mondo "vecchio" e "reazionario". Da Mefisto agli Uomini in Nero, da Xabaras a Mister Alfa, il "nemico" è colui che vuole mantenere il mondo in una direzione precisa, mentre i nostri eroi si battono quotidianamente per cambiare nel loro piccolo ciò che hanno intorno secondo una personale idea di giustizia. Per questo gli eroi Bonelli non invecchieranno mai.

E' questo senso autonomo e personale di giustizia che rende affascinati questi personaggi. Non sono semplicemente le storie, sono i personaggi stessi che fanno le storie. Quando ero ragazzino, senza accorgermene vedevo questi eroi come modelli di riferimento. Un Mister No che salva il pianista Dana Winter dalla furia razzista degli annoiati ricconi... Sarà retorico quanto volete, ma quando a dodici anni ho letto quella storia ho pensato: "QUESTO è un uomo".

E soprattutto all'epoca mi affascinavano più dei supereroi: Mister No non ha superpoteri, conta unicamente sulle proprie forze ogni volta che si trova in difficoltà.

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