giovedì 16 ottobre 2014

Ciao Giorgio Rebuffi

Ho incontrato una sola volta Giorgio Rebuffi.

E' stato diversi anni fa, a Rapallo. E' passato parecchio tempo perciò spero che la memoria non mi inganni e non mi faccia distorcere i fatti.

Comunque, dopo la celebre cena da U Giancu, con Daniele Caluri, Emiliano Pagani e Sualzo decidemmo di chiudere la nottata in birreria. C'erano anche altri fumettisti, ma all'epoca conoscevo poco il giro quindi non so dire chi altro ci fosse. Comunque, volle venire anche Giorgio Rebuffi, e fu un piacere per tutti.

Nonostante l'età e le condizioni di salute, Giorgio era una persona davvero brillante. Feci una lunghissima chiacchierata con lui. Da quello che potei vedere quella sera, amava stare con i giovani.
Parlammo molto del fumetto da edicola, per le famiglie, visto che lui aveva inventato personaggi memorabili tra cui Tiramolla e Pugacioff.  Sosteneva che il fumetto "commerciale" sia importante nella crescita di un autore, perché insegna la costanza, e che è importante che uno sia in grado di guadagnarsi da vivere facendo fumetti.

Gli dissi che da qualche anno lavoravo per Topolino, e ce la mettevo tutta, ma soffrivo un po' il fatto che molti fumettisti "indipendenti" mi guardassero dall'alto al basso, come se io facessi roba scadente e infantile.

Lui mi rispose: "E tu mandali affanculo".

Ieri Giorgio Rebuffi ci ha lasciato, perciò voglio ringraziarlo, salutarlo, e dirgli che il suo insegnamento semplice ma efficace non l'ho dimenticato.

mercoledì 1 ottobre 2014

Il Giornalino fa 90

Il mitico Giornalino compie 90 anni, e domani esce con un numero celebrativo. Tanti auguri a una delle testate a fumetti che hanno caratterizzato la mia infanzia (chi ha detto "Pinky"?)!


lunedì 29 settembre 2014

Buon compleanno, SdF!


Ieri al WOW si è tenuta la festa della Scuola del Fumetto di Milano. La Scuola ha appena compiuto 35 anni, quindi ha un anno meno di me che mi sto avvicinando al 36°. Le tavole sono in mostra al Wow fino al 5 ottobre.

Voglio fare gli auguri alla SdF e ringraziarla per essere stata la prima tappa, nel lontano 2001, di una bellissima strada, sempre in salita, ma che mi dà molte soddisfazioni, e che spero mi porti ancora lontano.

Ieri sera, per l'occasione, la band dell'amico Alex Crippa mi ha anche invitato a strimpellare la chitarra su "Cocaine". Non so se questo assuma un qualche significato particolare.

Comunque auguri, SdF!


giovedì 4 settembre 2014

Topolino n. 3068

Su Topolino n. 3068 in edicola da mercoledì 10 settembre trovate la mia storia "Paperinik e la bolla senza tempo" disegnata da Giampaolo Soldati. Anche a questa storia tengo parecchio perché vede Paperinik relazionarsi con il proprio passato da paperotto.

Buona lettura!

mercoledì 3 settembre 2014

Diegozilla.com

Lo sceneggiatore Diego Cajelli ha aperto un sito, una specie di versione 2.0 del suo blog. Vi consiglio caldamente di dargli un'occhiata perché è pieno di roba divertente e analisi interessanti:


Buona lettura!


giovedì 21 agosto 2014

Topolino n. 3066

Su Topolino n. 3066 in edicola questo mercoledì 27 agosto trovate la storia "Topolino, il topo del momento", sceneggiata dal sottoscritto e disegnata da Alessandro Gottardo.

E' una storia cui tengo parecchio: ragionavo su questo spunto da un po' di anni, e spero di averla resa al meglio.

Buona lettura!


venerdì 1 agosto 2014

Le più belle storie Disney!

Vi segnalo che tre mie storie sono state ristampate anche in alcuni volumi da libreria "Le più belle storie Disney"! Ormai sono diventato un classico, dovrò comprarmi un bastone e cominciare a camminare curvo.

Nel volume "Preistoria" è stata ristampata la mia storia "Topolino e il Preistoriclub", per i disegni di Roberto Vian.

Nel volume "Rock" invece ci sono "I primi passi del Rock and Roll" disegnata da Silvia Ziche e "La canzone fuori tempo" disegnata da Paolo Mottura. Tre disegnatori eccezionali che hanno saputo migliorare la sceneggiatura.


Come al solito ringrazio il sempre vigile Francesco Gerbaldo.



mercoledì 30 luglio 2014

Cattivo, Sgargabonzi! Cattivo!


E' peggio chi nomina la vittima di una tragedia in un contesto satirico per sottolineare la perversione della comunicazione massificata oppure chi fingendosi compassionevole e indignato specula sulle suddette vittime e i loro familiari per guadagnare barche di soldi, fare clamore mediatico e ottenere passaggi televisivi, sostanzialmente facendo parte di quel meccanismo perverso della "spettacolarizzazione del dolore"?

E' successa questa cosa: Alessandro Gori, autore del blog Sgargabonzi , doveva tenere il 30 luglio una delle sue letture pubbliche presso il Circolo Aurora di Arezzo. Sarebbe stato il quarto evento simile di Gori presso lo stesso locale. Il circolo ha però annullato lo spettacolo, "con l'indignazione del caso".

Questa è la notizia: http://www.informarezzo.com/permalink/20623.html

Cos'è successo veramente? Gli organizzatori dell'evento sono stati contattati dall'avvocato della famiglia Pipitone, perché nella presentazione dello spettacolo del Gori si fa cenno a Denise Pipitone (ricordate la bambina scomparsa anni fa?).

La presentazione intera recita:

Mercoledì 30 luglio 2014 alle ore 22.00 sulla terrazza del Circolo Aurora di Arezzo, perOrgiasticaurora, Lo Sgargabonzi (summer) live.
di Alessandro Gori
accompagnamento musicale di Marco Luchi
Curiosità pruriginose su Denise Pipitone con diapositive e Simmenthal
10 modi per raccontare male una barzelletta però brutta
Giovanni Falcone: il Renato Rascel dell’antimafia?
Poesie con dentro le parole consapevolezza, ambra e glicine
Unplugged delle canzoni dell’immenso De André ma anche di suo padre Fabrizio
Le imitazioni dei presentatori difficili tra cui Carlo Massarini e Massimo De Luca
Classico numero di burlesque con la flanella e le feci
Seduta spiritica con scherzo a Gesù e poi riattacchiamo
Provocazioni antipatiche nei confronti della gente ai tavoli (fare molta attenzione)
Numero di telefono di Mariella Nava in regalo per tutti
Momento introspettivo perché noi comici sotto sotto ridi pagliaccio eccetera
Marco Luchi al piano che suona le canzoni del miglior Mozart
Roulette russa con quelli del pubblico senza baffi finti (biondi)
Interverrà Arnaldo Forlani
Porto anche un dolce all’ananas che mi ha fatto mia mamma
Malore dal vivo non simulato
E molto altro…

Ora, è abbastanza chiaro che nello spettacolo non si parlerà di Denise Pipotone tanto quanto non interverrà Arnaldo Forlani né si faranno scherzi telefonici a Gesù. E' chiaro che l'intento è satirico.

Tanto però è bastato per pretendere l'annullamento della serata, ma non solo. La minaccia è di portare Gori in tribunale per diffamazione, chiudergli il blog e ritirargli il libro ("Le avventure di Gunther Brodolini"). Ad aggravare la faccenda Pipitone c'è anche il fatto di aver nominato Falcone e in un'altra occasione Angela Celentano (altra bambina scomparsa su cui all'epoca si è fatto un gran baccano giornalistico).

A questo punto la domanda da porsi è: si può scherzare su un evento drammatico o addirittura tragico? Io più volte ho bacchettato Alessandro perché a mio avviso esagerava. Proprio perché il suo intento dissacrante non tiene conto del dolore di chi ha avuto una perdita come la famiglia Pipitone e potrebbe imbattersi nei suoi scritti. Quello della compassione è per me un limite invalicabile. Ma io sono io, e il Gori è il Gori.

Detto questo, la pretesa di portare Gori in tribunale, chiudergli il blog e ritirare il libro, è pretenziosa e insensata. L'operazione culturale del Gori, per quanto controversa, rischiosa e facilmente fraintendibile, va nella direzione esattamente opposta della presa in giro di una povera vittima. Il rimescolamento assurdo e casuale (qualcuno direbbe "dadaista") di nomi ed eventi con cui la stampa e la tv ci hanno martellato è una presa di posizione, se vogliamo violenta ma non superficiale, nei confronti dello sciacallaggio con cui presentatori, giornalisti, opinionisti, avvocati, psicologi televisivi hanno smembrato ogni lembo di pelle di queste vittime. Perché citare Falcone e Renato Rascel nella stessa frase? Cosa c'entra? E' qui il fulcro del discorso. Siamo talmente abituati a questo continuo sversamento di liquami comunicativi nei nostri crani, strage-gossip-gattini-stupro-tetteculi, da essere diventati incapaci di distinguere l'intrattenimento dalla tragedia. Questo è quello che ci dice il Gori. Forse lui più di tutti è dalla parte della famiglia Pipitone, sicuramente più di chi si mette in mostra in tv sfruttando l'occasione drammatica.

Tutto questo fa ridere? No. Chi ha detto che il Gori deve far ridere? A me a volte fa venire il vomito, a volte fa infuriare. Perché spesso ci mostra che davvero il nostro mondo è così, che davvero il mondo della comunicazione è marcio fino al midollo, e che noi siamo marci con lui, ci siamo nati dentro, è una disgustosa placenta che ci permea e che ci rende altrettanto disgustosi.
Siamo stati martellati dal nome di Denise Pipitone, come di Yara Gambirasio e tutte le altre piccole vittime. E' stato fatto loro un buon servizio? E' servito alle indagini? No. E' servito solo a pascere gli avvoltoi mediatici. Il fuoco giornalistico cui siamo sottoposti riguardo ad alcuni casi accuratamente scelti (le tragedie di cui ci parlano sono solo una piccola parte di ciò che davvero succede nel nostro Paese) serve a convogliare voyeurismo, rabbia, fobie della società. Sono la distrazione di massa che incanala pulsioni e ansie della gente. Sono uno dei mezzi con cui le persone vengono sedate, controllate. Le coscienze si addormentano, vengono ipnotizzate dai casi mediatici che tanto ci indignano, e ogni rabbia sociale si disperde nella catarsi dell'odio per l'assassino e della pietà per la vittima e i suoi famigliari. Un meccanismo subdolo e vomitevole che il Gori conosce o quantomeno percepisce, abbastanza da sbattercelo in faccia.

Il Gori spesso ironizza buttando nel mucchio tutte le figure situazioniste e i nomi ripetuti alla nausea da tv e giornali. Ma chi ha messo sullo stesso piano Denise Pipitone e Massimo De Luca, Giovanni Falcone e Renato Rascel? Chi li ha resi pari maschere di uno spettacolino vergognoso? Chi ha guadagnato soldi e popolarità rimestando nelle vite di chi subisce una tragedia come se fossero gossip da Centovetrine? Non certo il Gori. Anzi, è proprio lui ad avermelo fatto capire. A tentare di spiegarci che dobbiamo svincolarci da questo automatismo pilotato dai media.

Certo forse in maniera un po' troppo traumatica. Personalmente non sono d'accordo che si possa ironizzare sulle tragedie usando i nomi delle persone vere, come fa il Gori. Ci sono tanti modi di farlo. Ad esempio Tuono Pettinato nel suo fumetto "Corpicino" ha parlato dello sciacallaggio dei media nei confronti delle tragedie che coinvolgono i bambini, usando molta ironia e umorismo nero, solo che il bambino in questione è un bambino inventato, che quindi non ha parenti distrutti che potrebbero leggere e sentirsi offesi.

Quindi non condivido il modo del Gori quando passa quel limite, ciononostante la mia stima nei suoi confronti resta intatta, perché è davvero una delle poche voci in questo mondo marcio che butta a mare ogni ipocrisia e ci sbatte in faccia il mostro. Quel mostro che vediamo ogni mattina allo specchio. Quel mostro che si dice dispiaciuto per la morte di Yara, che un attimo dopo fantastica di torturare il suo assassino, per poi passare a scrivere minacce nei confronti degli zingari, proseguire sognando le escort russe e finire fregandosene di tutto con un cappuccio e cornetto al bar condito da un rutto di congedo da ogni responsabilità intellettuale. Siamo fatti così, siamo homo mediaticus, siamo stati plasmati dai media, non ci possiamo fare molto, ma avere un pochino schifo di noi stessi sarebbe forse un'operazione sana.
Gori forse ha capito delle cose di cui ci renderemo davvero conto tra vent'anni. Non dico che un giorno sarà ricordato come il Pasolini di "Salò o le 120 giornate di Sodoma", ma sicuramente percepisce qualcosa della nostra società che a molti sfugge. E che a molti infastidisce.

Per cui, torno a chiedervi e a chiedermi: è peggio chi nomina la vittima di una tragedia in un contesto satirico oppure chi fingendosi compassionevole ci specula sopra per ottenere soldi e clamore mediatico?

martedì 15 luglio 2014

Zappa & Avery sull'intrattenimento

Interessante articolo (in inglese) sul rapporto tra il "creativo" e il produttore/capo/committente con citazioni di Frank Zappa e Tex Avery:

http://www.cartoonbrew.com/ideas-commentary/frank-zappa-explains-why-cartoons-today-suck-10513.html

Vale per l'animazione, per la musica, i fumetti, il cinema, qualsiasi mezzo espressivo di massa.

Quando un produttore comincia a decidere "ciò che la gente vuole" è l'inizio della fine.

Quando il committente vuole decidere nel particolare come deve essere generato l'intrattenimento senza conoscerne i meccanismi specifici, come deve regolarsi la creatività di chi lavora per lui, spesso capita che si sbagli, compromettendo il prodotto e determinando un insuccesso. A meno che non si chiami Walt Disney, naturalmente.


domenica 13 luglio 2014

Gol truccati di sceneggiatura

Per parecchio tempo sono stato un assiduo spettatore di polizieschi televisivi: CSI, Senza Traccia, Criminal Minds... Da un po' non li seguo più. Non so se perché mi sono stancato io, oppure perché effettivamente le puntate sono sempre più ripetitive. I cliché abbondano, e certi trucchi narrativi, se una volta li digerivo, ora cominciano a risultarmi indigesti.

Per esempio capita spesso che un sospetto, quando interrogato, perda il controllo e si lasci andare a dire la verità nonostante la presenza dell'avvocato che cerca di fermarlo. Parrebbe che gli interrogatori scatenino crisi di coscienza o che ogni interrogato sia un impulsivo cronico, ma siccome sappiamo che nella realtà non è così, si tratta semplicemente di un trucco per saltare dei passaggi e fare in modo che gli investigatori accedano velocemente a delle informazioni senza fare la fatica di inventarsi modi più ingegnosi per ottenerle. Un trucco da sceneggiatori, insomma.

Molti spettatori sono consapevoli di questa cosa: quando assistono a trucchetti del genere non ci cascano, pensano "figurati!". Accade però che uno prosegua a seguire la storia, finendo per dimenticarsi che magari la soluzione di un caso è stata viziata da una svolta improbabile. Che senza quel passaggio non ci sarebbe nemmeno la soluzione del caso.

E la sensazione alla fine è come quando in una partita di calcio una squadra vince grazie a un gol irregolare. Proseguendo con la partita, chi tifa per la squadra vincente finisce per dimenticarsi che la vittoria è viziata da un punto che non sarebbe valido. In fondo è la mia squadra e sono contento lo stesso.

Così come lo spettatore è contento che gli investigatori abbiano risolto il caso, anche se l'indizio gli è stato messo su un piatto d'argento da un trucchetto di sceneggiatura.

Il problema però è che più sono i trucchi e le scorciatoie, più si abbassa la qualità del "prodotto", più la gente tenderà a disaffezionarsi alla serie.


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