Perché nessuno mi ha mai detto che c'è una versione cinematografica di "Morte di un commesso viaggiatore" interpretata da Dustin Hoffman e John Malkovic?
L'ho appena visto e sono ancora devastato.
Perché nessuno mi ha mai detto che c'è una versione cinematografica di "Morte di un commesso viaggiatore" interpretata da Dustin Hoffman e John Malkovic?
L'ho appena visto e sono ancora devastato.
Ma che cos'è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo, com'è giusto accettarvi, amarvi, e com'è semplice. Luisa, mi sento come liberato, tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare... ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io, io come sono, non come vorrei essere, e non mi fa più paura. Dire la verità, quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita.
[da "8 1/2" di Federico Fellini, sceneggiatura di Fellini/Flaiano/Pinelli/Rondi]
- Come mai, con tutti i vizi che mi sono concesso, non ho mai fumato?Il secondo è il finalino. Cheyenne torna nel suo paesino irlandese finalmente coi capelli corti, senza trucco, vestito come una persona "normale". E' diventato un adulto, finalmente. E lo scambio di sguardi con la donna che per un attimo pensa si tratti del figlio finalmente tornato a casa, suggerisce che il personaggio sia stato "assente" per tutta la sua vita e che sia finalmente "tornato in sé".
- È che sei ancora un bambino. Solo i bambini non hanno voglia di fumare.

C'è questo film del '95, "A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar". Spero che l'abbiate visto perché è molto divertente. Vede Patrick Swayze, Wesley Snipes (!) e John Leguizamo (bravissimo!) nei panni di tre drag queen.
C'è una battuta che mi ha sempre colpito in questo film, ed è una di quelle che io considero una "battuta perfetta". Alle volte bisogna saper cogliere queste sottigliezze perché ci insegnano molto su come si scrive un dialogo.
Ad un certo punto, quando le tre protagoniste stanno aiutando la giovane Bobbie Lee ad essere più attraente per il ragazzo che le piace, Noxeema commenta, con un misto di sufficienza e di preoccupazione: "Ho vissuto in appartamenti che erano grandi la metà di questi pori!"
La battuta mi ha colpito perché racconta perfettamente il personaggio che la pronuncia.
Prima di tutto è una battuta piena di "femminilità", che a un maschio etero difficilmente verrebbe da pensare. Non è che ci soffermiamo molto ad osservare i pori, noialtri.
Poi racconta in maniera lieve la vita di queste persone, che se esteriormente sono sgargianti e vistose, nella realtà devono faticare per sopravvivere e sono abituate alle privazioni: nella vita privata quindi Noxeema è abituata ad abitare in appartamenti molto piccoli.
E infine racconta l'orgoglio di questi personaggi: non si vergognano della loro condizione, della povertà, ma la raccontano apertamente. Il loro modo di abbigliarsi non è inteso a nascondere la loro condizione sociale, e fingere di essere ricche. Per loro è un'esternazione di come si sentono dentro.
Insomma, con pochissime parole lo sceneggiatore ci ha raccontato molto di questo personaggio.
E' bello poter assistere a queste piccole magie che le storie ci sanno regalare.
Da quando ho visto "Il cigno nero" di Aronofsky mi capita spesso di pensare ai due cigni, bianco e nero, come la mia parte di scrittore e di musicista, che entrano in conflitto e contemporaneamente si completano a vicenda...
Soprattutto, il cigno bianco come la mia parte di autore per l'infanzia e quello nero come la mia parte più "rock".
Anche la mia ossessione per la perfezione è simile a quella esplorata nel film.
E visto come va a finire la storia de "Il cigno nero", mi sa che non è un buon segno...
Il fumetto Titeuf di Zep è veramente divertente, spero che il film, in uscita ad aprile, non sia da meno.
Ecco il trailer in francese: