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martedì 15 luglio 2014

Zappa & Avery sull'intrattenimento

Interessante articolo (in inglese) sul rapporto tra il "creativo" e il produttore/capo/committente con citazioni di Frank Zappa e Tex Avery:

http://www.cartoonbrew.com/ideas-commentary/frank-zappa-explains-why-cartoons-today-suck-10513.html

Vale per l'animazione, per la musica, i fumetti, il cinema, qualsiasi mezzo espressivo di massa.

Quando un produttore comincia a decidere "ciò che la gente vuole" è l'inizio della fine.

Quando il committente vuole decidere nel particolare come deve essere generato l'intrattenimento senza conoscerne i meccanismi specifici, come deve regolarsi la creatività di chi lavora per lui, spesso capita che si sbagli, compromettendo il prodotto e determinando un insuccesso. A meno che non si chiami Walt Disney, naturalmente.


venerdì 17 gennaio 2014

Creativi according to Gagnor


Recentemente è nata in rete una polemica sui "creativi" in seguito ai video della campagna #coglioneno .

Come tutti quelli che come me fanno un lavoro in qualche modo creativo, anch'io ci ho rimuginato molto, ma non sapevo se e in che modo esprimere la mia opinione, che è più complessa e meno netta di quella di altri colleghi.

Poi oggi l'amico e collega Roberto Gagnor scrive un post su... Il Post. E dice esattamente ciò che penso anch'io.

Come dice Gipi, "dammi risposte complesse".

Ecco l'opinione di Roberto a proposito dei creativi, nonché la mia.



lunedì 25 luglio 2011

Inglesi barbuti


E' curioso notare come alcuni dei miei artisti inglesi preferiti abbiano un look molto simile:

Ian Anderson


Alan Moore


Guthrie Govan

lunedì 11 luglio 2011

Germogli


C'è un dialogo nella prima serie di "Mad Men" che mi è rimasto impresso. Non saprei citarlo a memoria, ma è il senso che mi interessa.

Nella scena in questione, Peggy era se non ricordo male al suo primo lavoro da copywriter. Don le stava dando qualche dritta su come "farsi venire un'idea".

Dicendole più o meno così: "Studiati il materiale, pensaci intensamente a lungo, poi dimentica tutto. L'idea germoglierà spontaneamente nella tua testa".

Ecco, sembrerà assurdo, ma il consiglio non è così fantascientifico come potrebbe sembrare. Devo dire che alle volte mi capita esattamente la stessa cosa, quando sto lavorando a una storia, in particolare a un soggetto.

Magari ho un problema da risolvere, qualcosa che non torna nella storia e non so come fare. Ci penso un sacco, mi spacco il cranio sul problema. Poi smetto di pensarci, mi distraggo, faccio altro. Curiosamente, alle volte la soluzione mi salta fuori di colpo. Evidentemente il mio cervello ha "digerito" e rielaborato il problema e mi ha presentato la soluzione. Forse una volta finito di essere messo sotto pressione, ha avuto la calma necessaria per elaborare il tutto.

Ecco una risposta alla solita domanda "come fai a farti venire le idee?". Che fatalmente si tramuta comunque in un "boh?".

Alle volte succede. Mica sempre, eh. Magari.

mercoledì 15 settembre 2010

Ispirazione?


Non so se ne ho già parlato nel blog, comunque... Una delle domande che uno che fa il mio lavoro si sente porre più spesso è "ma dove le trovi le idee?".

Bene, sappiamo che l'Ispirazione è un falso mito.

Ma dove le prendo le idee? Non lo so. Dalla mia mente, suppongo. Ma anche dal mondo.

In questo mestiere è fondamentale essere estremamente curiosi. Personalmente credo che prima o poi qualcuno mi pesterà in metrò perché lo sto osservando.

La deformazione professionale porta a tendere sempre l'orecchio verso i discorsi della gente, e soprattutto a osservare le dinamiche tra le persone. Sono queste le cose che ti aiutano a rendere più reali i personaggi e le loro interazioni.

Ma gli spunti veri e propri per una storia non so da dove vengono. La maggior parte arrivano quando sono in tram, o sotto la doccia, o sul water. Mai quando faccio la doccia in tram, chissà perché.

Spesso le idee scaturiscono dal desiderio di modificare le cose così come siamo abituati a conoscerle, di vedere cosa succede a cambiare le carte in tavola - come un chimico che miscela diversi elementi senza sapere cosa succederà.

Gli esempi che faccio sempre sono, ad esempio: che cosa succederebbe se nel mondo scomparissero improvvisamente tutte le biro? Non si potrebbero più firmare assegni, contratti, ricevute, scrivere sulle buste, eccetera. Un piccolo importante elemento la cui improvvisa mancanza bloccherebbe non poco le nostre vite. Oppure se scomparissero tutte le bottiglie di plastica? Come faremmo a trasportare l'acqua? Insomma, mi piace ipotizzare di scombinare qualche elemento della vita quotidiana per vedere cosa può succedere, immaginare come reagirebbe la gente.

Un altro esempio classico è: cosa succederebbe se Paperino diventasse ricco e Paperone povero? Qui ho cambiato gli elementi non della nostra vita quotidiana ma di quella di due personaggi, famosi proprio per essere ricco uno e squattrinato l'altro. Sarebbe quindi interessante vedere come reagirebbero i personaggi, mettere i topolini nel labirinto, e trarre un insegnamento alla fine della storia.

Un giorno scriverò delle storie dalle idee che uso come esempi, però mi tornano talmente utili nello spiegare "da dove vengono le idee", che ho una specie di pudore nello sfruttarle fino in fondo!

venerdì 10 settembre 2010

Wandering


Mi sono accorto di una cosa curiosa di cui non fregherà niente a nessuno, ma la scrivo lo stesso, tanto chemmefre'.

Quando sto pensando intensamente a un soggetto, mi capita a volte di mettermi a camminare per la casa senza meta, spesso anche manipolando la "slinky", la molla antistress.

Mi sono però accorto che a seconda di quello che sto pensando il mio passo e le mie traiettorie cambiano. E' come se il mio percorso fosse influenzato dalle strade che percorro con la mente. Se sto camminando dritto poi di colpo cambio direzione è perché ho deciso di cambiare un elemento sostanziale della storia e in pratica ho "cambiato strada". Se cammino in tondo sto girando intorno a un'intuizione per vederla da più angolazioni. Se cammino di lato come se fossi su un cornicione è perché l'equilibrio degli elementi è molto delicato e sto provando a vedere se "trovo un varco". Quando penso di essere a un buon punto dalla soluzione di uno snodo aumento il passo, poi quando trovo la soluzione mi fermo di colpo.

Non so quali danni neurologici siano alla base di tutto ciò, pare che sia uno dei sintomi dell'Alzheimer, ma è divertente (non l'Alzheimer ovviamente), e mi aiuta a capire in che "direzione" sta andando la mia storia.

E suppongo prima o poi di ritrovarmi in casa il proverbiale solco di Zio Paperone.

mercoledì 28 luglio 2010

Double face


E' una maledizione: quando sto scrivendo mi vien voglia di suonare, e quando suono mi vien voglia di scrivere.

Ma mi sa che devo accettare questa doppia "vocazione" con tutto ciò che comporta: probabilmente quello che mi tiene "in vita" è proprio questo perenne e instabile equilibrio sul filo che separa la mia anima musicale da quella "narrativa".

Probabilmente i due emisferi del mio cervello sono dedicati ognuno a una delle due cose... La metà razionale alla scrittura e quella irrazionale alla musica, senza mancare di sconfinare. Così quando sto lavorando a un soggetto e mi metto a strimpellare un po' la chitarra riesco ad essere più irrazionale e scrivere più "di pancia", e viceversa.

Chiamatemi Harvey Dent, Jekyll/Hyde o quello che volete.

Anche se in realtà di professioni che avrei voluto fare nella vita ce ne sono: l'attore, il doppiatore, lo psicologo, l'etologo, e via dicendo... Stranamente però l'astronauta non è mai stato tra questi.

mercoledì 9 giugno 2010

Con la pistola alla tempia


Una cosa interessante da studiare sarebbe il motivo per cui io (ma sono sicuro che succeda a moltissimi miei colleghi) molto spesso lavoro meglio sotto pressione. E' quasi una malattia!

So che ho un lavoro da fare. Ho un sacco di tempo, per fortuna. Cosa faccio, comincio a lavorarci in maniera sistematica, un pezzetto alla volta, in modo da arrivare a conclusione dell'opera senza troppa fatica? Niente affatto. Eh no, sarebbe troppo facile.

E invece no, non è affatto facile.

In momenti come quelli le idee non arrivano, il cervello si perde nelle spire del nulla, la mia anima di rocker ribelle e indolente si fa sentire e mentre gironzolo inquieto attorno al computer risuona nella mia testa "Walk" dei Pantera.

Mi prende una sorta di panico del vuoto. Un foglio, anzi, un file word troppo bianco davanti, un tempo troppo lungo e imponderabile che mi attende come un tuffo in un mare di cui non si scorge il fondale. Insomma, sono proprio un maledetto incontentabile!

Passa il tempo, del lavoro con la scadenza lontana faccio poooco, scrivo qualcosa poi lo butto, riscrivo, impreco, perdo tempo con chitarra/internet/serie tv/aperitivi/cene. Anche fissare il muro mi sembra un abisso meno inquietante. Su quel muro c'è una macchiolina. Nel file word nemmeno quella.

Mentre la scadenza si avvicina mi dispero sapendo che non sto concludendo niente, ululo "Perchééé?" al vento, ma la risposta is blowing in the wind, e quel file word continua a restare completo solo di firma: "Soggetto di Giorgio Salati", "Sceneggiatura di Giorgio Salati", eccetera.

Eh? Cosa c'è? Lo so che dovrei scrivere quel soggetto là, stavo strimpellando qualcosa senza alcuna importanza alla chitarra... mi aiuta a concentrarmi.

Che è anche vero, ma non è questo il punto.

La cosa bella è che in questi momenti di nulla di fatto, mi vengono le migliori idee per qualcosa che non ha niente a che fare col lavoro in questione. Idee per altre storie, fumetti, perfino canzoni. Sembra che qualcosa dentro di me decida di farmi un dispetto: invece di farti venire idee e voglia per quel soggetto-sceneggiatura-racconto che ti hanno commissionato, te le faccio venire per mille altre cose. Roba da riporre in granaio per il futuro, ok, ma non si potrebbe avere un minimo di criterio?!

Poi la scadenza si avvicina. Vicina vicina. E in quel momento scatta un altro tipo di panico. Credo in 7 anni di questo lavoro di aver ritardato una consegna giusto un paio di volte, e per pochissimi giorni. Quando la scadenza si fa pressante il mio cervello comincia a macinare. Sono capace di restare attaccato al computer a ticchettare giorno e notte finché non ho finito quello che ho da fare.

Sembra quasi che il mio cervello si metta davvero in moto solo quando ha una pistola puntata alla tempia.

Alle volte penso che dovrei arrendermi a questo metabolismo assurdo e a questa mancanza di metodo, e vivere più serenamente quei momenti di nulla di fatto che preludono al panico sotto scadenza. Potrei cazzeggiare senza farmi prendere troppo dai sensi di colpa, tanto so che alla fine riuscirò a fare lo stesso ciò che devo fare.

O forse no: il senso di colpa che mi logora nei primi giorni è la miccia stessa di quel "turbo" che si accende quando la scadenza è vicina. Mi sento un verme per non aver concluso nulla e mi costringo col cilicio a ottemperare agli accordi presi col committente.

Insomma, in tutti i casi ho sempre e comunque da lamentarmi!

Gente strana questi creativi, eh?

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