Perché nessuno mi ha mai detto che c'è una versione cinematografica di "Morte di un commesso viaggiatore" interpretata da Dustin Hoffman e John Malkovic?
L'ho appena visto e sono ancora devastato.
Perché nessuno mi ha mai detto che c'è una versione cinematografica di "Morte di un commesso viaggiatore" interpretata da Dustin Hoffman e John Malkovic?
L'ho appena visto e sono ancora devastato.
Spesso noi "operatori del settore dell'intrattenimento" (non so più che termini usare...) ci lamentiamo del fatto che alla gente non interessano più l'arte e la cultura. Non leggono più, non ascoltano musica, non vanno a teatro, ecc.
Però mi sono accorto che anch'io non sono così virtuoso. Leggo poco, ascolto poca musica, guardo pochi film, vado a poche mostre, vado raramente a teatro... Certo, quel poco che faccio io magari è più della media italiana, però è sempre poco rispetto a quello che VORREI fare.
Giustamente ci si lamenta del fatto che se la gente va poco a teatro, ancora di meno ci va per assistere a un'opera nuova: ormai si va solamente a vedere i classici, mentre il settore ha bisogno di linfa nuova, che giovani autori crescano e creino. E devo ammettere che anch'io commetto lo stesso "errore". Il problema è che ci sono ancora tanti classici che non ho ancora visto, e a teatro ci vado così raramente... E le poche volte che ho visto opere nuove sono rimasto "scottato" da rappresentazioni forzatamente "d'avanguardia" e fintamente "alternative". Io sono uno a cui piace anche fruire opere non troppo conformiste, ma prima di tutto mi piacciono le storie. Mi si deve raccontare una storia. Se la trama è inconsistente e si riduce tutto a un mero tentativo di "rottura" non vengo "catturato" (tanto più che ormai è stato fatto di tutto sul palco, cacca compresa...). Perciò le poche volte che sono riuscito a interessarmi al teatro ho cercato comunque opere classiche o che si rifacessero a qualcosa di pre-esistente (es.: "Novecento" di Baricco interpretato da Corrado D'Elia e "Darwin... tra le nuvole" di Boschi-Giorello-De Luca). Mi sono detto: ho troppo poco tempo a disposizione per rischiare ancora di buttarlo via in opere strampalate. Già mi sono bastate tutte le interpretazioni pseudo-moderne e insensate di Amleto che ho visto nella mia vita... Però se potessi, se avessi un sacco di tempo e soldi a disposizione, andrei a vedere comunque un sacco di opere teatrali originali per il semplice motivo di arricchirmi culturalmente, correndo volentieri il rischio di trovare qualcosa non di mio gradimento. Pensandoci, posso immaginare che più o meno
da questo ragionamento a Oscar Wilde sia venuta l'idea per "Il ritratto di Dorian Gray": un giovane che ha tempo illimitato a disposizione e si dedica anima e corpo a godere dei piaceri della vita, arte compresa.
Comunque il problema è lo stesso anche per la musica. Se a teatro bisogna rappresentare solo classici per avere spettatori (e quindi guadagnarci abbastanza da tenere in piedi la baracca), anche nella musica funzionano (poco) solo i tributi e le cover band che fanno musica super-conosciuta. La musica originale non interessa a nessuno, soprattutto in ambito rock.
Ma torniamo al problema iniziale, ossia il fatto che io non leggo abbastanza, non vedo abbastanza film, non ascolto abbastanza musica, ecc. E mi dico: per forza, sono troppo impegnato a CREARLE io le opere, non ho tempo di fruire pure di quelle altrui... Ma poi mi rendo conto che il problema è universale. Che differenza c'è tra me e qualsiasi altro lavoratore? Perché, l'operaio o l'impiegato o il salumiere hanno più tempo di me? Temo di no.
Non abbiamo tempo. Non abbiamo tempo per il nostro piacere, per lo svago, per arricchirci culturalmente. E gli stimoli sono troppi.
Siamo talmente bombardati da stimoli di tutti i tipi, e allo stesso tempo il lavoro (o la scuola) ci prende talmente tanto tempo ed energie che poi non ne restano da dedicarne alla cultura, all'arricchimento della nostra anima.
Certo, poi è vero che molti il poco tempo libero a disposizione lo impiegano per guardare Buona Domenica, giocare con la Wii, guardare il calcio, andare in discoteca o stare su Facebook... E lì temo che non ci si potrà mai far nulla.
La mia recensione dello spettacolo "Darwin... tra le nuvole" è stata pubblicata sul sito di notizie
fumettistiche Komix, QUI.
Ringrazio Komix e il caporedattore Davide Caci.
Ho avuto la fortuna di assistere alla prima di "Darwin... tra le nuvole"
, spettacolo teatrale del giornalista e fumettista Luca Boschi, del filosofo della scienza Giulio Giorello e del regista Stefano de Luca, rappresentato presso il prestigioso Teatro Studio di Milano.
Non c'è che dire: lo spettacolo è fatto molto bene, soprattutto in funzione di un pubblico di giovanissimi per cui è pensato.
Quale modo migliore di imparare l'origine dell'uomo se non seguendo Charles Darwin nel suo lungo viaggio sul brigantino Beagle tra Brasile, Ande, Terra del Fuoco? A traghettarci attraverso quella macchina del tempo che è il teatro, fino a quel 1831 del mitico viaggio, sono una giovane giornalista e una disegnatrice che decidono di conoscere Darwin e scoprirne le avventure, con la stessa incoscienza con cui lui stesso ha scoperto alcuni segreti della Natura, alla verde età di 22 anni.
In una sapiente progressione narrativa, ci vengono presentate alcune scoperte di
Darwin in diversi scenari, e l'elaborazione delle seguenti teorie. La lotta per la sopravvivenza avviene davanti ai suoi occhi nella foresta brasiliana, tra una vespa e un ragno. Sulle Ande, grazie alla scoperta di alcune conchiglie, viene introdotto il concetto di tempo profondo, secondo cui la Terra si è modificata nei millenni fino a spingere a 4000 metri d'altezza superfici una volta sottomarine. Il ritrovamento in Patagonia di ossa preistoriche e l'incontro in Terra del Fuoco con uomini dall'aspetto selvaggio e primitivo preludono alla teorizzazione di una non fissità delle specie animali, ma di un'evoluzione continua: quindi tutte le creature, uomo compreso, avrebbero la stessa origine. Una scoperta che rivoluzionerà il mondo tanto quanto la scoperta che il sole non gira intorno alla Terra e che quest'ultima non è piatta.
Unica pecca drammaturgica, a mio vedere, è il finale: il viaggio viene bruscamente interrotto prima di arrivare alle Galapagos, dove è risaputo che Darwin abbia fatto scoperte fondamentali per l'elaborazione delle sue teorie. Capisco che ci fosse la necessità di essere brevi, vista l'intenzione didattica nei confronti dei bambini che prossimamente andranno (evviva!) a vedere lo spettacolo, ma piuttosto avrei tagliato qualche scena che personalmente ho trovato meno interessante, come ad esempio alcune relative al brigantino prima di giungere in Brasile. Inoltre l'interruzione del viaggio fittizio potrebbe generare qualche confusione tra i bambini, che rischiano di chiedersi se Darwin ci sia mai stato veramente alle Galapagos. Com'è andata in realtà viene spiegato in poche parole dagli attori, ma si sa, "actions speak louder than words", le azioni parlano più forte delle parole.
Un altro tema fondamentale che personalmente mi ha
appassionato è la risposta alla domanda "Che cos'è uno scienziato?": gli scienziati, come i bambini, chiedono sempre "perché?". Darwin esplora il mondo, analizza ciò che lo circonda, chiedendosi ad esempio perché la giraffa abbia il collo lungo. Quando trova una possibile spiegazione, ecco che si delinea la teoria scientifica. Credo non esista modo migliore per spiegare a un bambino che cos'è uno scienziato, e mi perdoneranno gli autori, ma se mai un bambino mi porrà la questione, userò la loro spiegazione.
A interagire con lo spettacolo, abbiamo i divertenti disegni di Luca Boschi proiettati sul fondale, a volte animati. Un'idea molto valida e anzi, da fumettista avrei gradito un peso maggiore delle illustrazioni.
Il cast di interpreti è molto valido. La loro giovane età è
funzionale allo spettacolo (Darwin aveva 22 anni quando partì per il Sud America), e hanno dato un'ottima prova. Mi è piaciuta molto Silvia Pernarella/Miss Nellie, mentre ho trovato un po' artificiosa l'interpretazione di Gabriele Falsetta/Capitano Fitzroy, ma nel complesso il giudizio è buono. Ottimi la regia, i costumi, la scenografia scarna ma molto funzionale.
Giovedì 12 febbraio si celebrano i 200 anni dalla nascita di Charles Darwin. Vi consiglio di andare a vedere questo spettacolo: sarebbe il modo migliore per commemorare uno scienziato coraggioso che ha cambiato radicalmente il pensiero moderno, togliendo l'uomo dal suo piedistallo dimostrandone il ruolo non da protagonista, ma da comparsa tra le comparse nell'intricato mistero della Natura.
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AGGIORNAMENTO:
AfNews, che ringrazio, ha linkato la mia recensione QUI.
Non ci girerò intorno: andate al Teatro Libero di Milano (nello stesso edificio della Scuola del Fumetto!) a vedere "Novecento" di Baricco interpretato da Corrado D'Elia. E muovetevi: c'è tempo fino a giovedì. Avanti, siete ancora lì? Correte!
Non me ne viene in tasca niente a fargli pubblicità. E' che ci sono appena stato, e si è rivelata un'esperienza incredibile. D'Elia è un attore come pochi. Io che non mi commuovo facilmente, nei momenti di maggiore pathos avevo il groppo in gola. Molte donne in sala hanno pianto apertamente. Come hanno riso di gusto nei momenti più divertenti.
Già sappiamo che "Novecento" di Baricco è un testo bellissimo, reso egregiamente sia dal film di Tornatore - "La leggenda del pianista sull'oceano" - che dalla storia a fumetti ad opera di Faraci e Cavazzano pubblicata su Topolino 2737.
Ma giuro, non mi aspettavo che un attore potesse interpretare così bene questo testo, ammaliandoti, facendoti immaginare ogni singolo particolare della nave, dell'oceano, di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento. Tramite la roca narrazione di chi nella vita ne ha passate tante - un ex trombettista da crociera che si è venduto anche la tromba - vieni proiettato in questa struggente favola anni '20, la storia del pianista più bravo del mondo, nato su una nave, e mai sceso sulla terraferma.
Quando arrivano i momenti più drammatici tu lo puoi sentire chiaramente: D'Elia ci soffre davvero. Gli manca davvero quel suo grande amico: Novecento. E anche a te manca un po', quel fantastico pianista che non hai mai conosciuto. L'empatia in cui D'Elia riesce a trascinarti è massima. L'esperienza è impagabile.
Alla faccia di chi ritiene il teatro noioso e impostato.