giovedì 27 dicembre 2012

LAW #5 "Colpo al cuore"


Per chi ancora non lo sapesse: è appena uscito in edicola e fumetteria LAW #5 "Colpo al cuore", il penultimo albo della mini-serie.

Testi: Davide G.G. Caci e Giorgio Salati
Disegni: Beniamino Delvecchio, Enza Fontana e Stefano Carloni
Copertina: Fabiano Ambu
Frontespizio: Flaviano Armentaro
Lettering: Luca Loletti
Editing: Giuseppe Di Bernardo

Editore: Star Comics, naturalmente!

Buona lettura!

venerdì 21 dicembre 2012

Intervista su RLTV

E' online l'intervista che Chiara Selene Piccirilli mi ha fatto per RLTV, in cui parlo soprattutto di LAW, ma non solo.

Eccola qui:


mercoledì 19 dicembre 2012

PreTesti dicembre 2012

E' online PreTesti di dicembre, contenente come al solito il fumetto Bookbugs creato dal sottoscritto e da Donald Soffritti!

Andate a leggerlo CLICCANDO QUI!

Buona lettura!

lunedì 17 dicembre 2012

Alla Berio

Ecco in mostra presso la Biblioteca Civica Berio di Genova la tavola realizzata a suo tempo per Mono (Edizioni Tunuè) dal sottoscritto e dall'esimio collega Emanuele Tenderini!


venerdì 14 dicembre 2012

...e la voce popolare


Un'altra cosa su cui riflettevo è che secondo me l'artista in genere, se vuole essere popolare - non nel senso di famoso, ma di dare voce al popolo - non deve dire ciò che dice il popolo. C'è spesso un malinteso su questo aspetto.

Le opere di un artista, e parlo soprattutto dei testi delle canzoni, se vogliono dare voce al popolo non devono ripetere pedissequamente ciò che si può trovare normalmente su qualsiasi bacheca Facebook.

Essere vicini alla gente, sia che si parli di politica che di amore, non significa dire quello che chiunque avrebbe detto sull'argomento.

"Ma io non sono snob, voglio che le mie opere parlino delle persone normali, della loro vita, con il loro linguaggio."

Per me essere vicini alla gente, non "elitari", significa invece trovare nuovi modi, nuove espressioni, con un linguaggio semplice e comprensibile per tutti, per comunicare qualcosa di magari anche profondo che tutti hanno dentro e che senza la sensibilità tipica dell'artista fanno fatica a tirar fuori.

Insomma, non mettere i post di Facebook nelle proprie opere, quanto piuttosto trovare nuove espressioni che la gente possa a sua volta condividere sulle proprie bacheche: "Non sapevo come dirlo, e lui ha trovato il modo giusto di dirlo".

Non delegare alla gente il compito per raccontarsi, ma dare loro nuove parole per farlo.

E' uno sforzo che voglio fare.

giovedì 13 dicembre 2012

Conversazioni sul Fumetto


Consiglio a chiunque voglia scrivere recensioni sui fumetti di andare a questo link e prendere appunti.

Qui trovate una recensione di LAW scritta bene, sia nei complimenti che nelle critiche, molto argomentate e giustificate, mai gratuite.

Ringrazio Conversazioni sul Fumetto per aver dato la giusta attenzione a LAW.

Cliccate qui:
http://conversazionisulfumetto.wordpress.com/2012/12/13/una-cosa-divertente-che-forse-non-faro-mai-piu-aa-vv-law/.

mercoledì 12 dicembre 2012

Artist in love


Per l'artista è difficile amare in maniera continuativa, eterna. Per l'artista, ogni gesto d'amore è come un'opera. Una canzone, una poesia, un dipinto, un film.

L'opera artistica, come il gesto d'amore, richiede dedizione completa, pretende che ci si doni fino in fondo. Un'opera d'arte però, ha sempre una fine.

L'artista fatica a considerare l'amore come una cosa eterna, perché ogni suo gesto in tal senso deve essere profondo ma deve anche avere una conclusione.

Perché l'artista è narcisista: gli piace creare un'opera per poterla rimirare, come se fosse una parte di sé, la migliore. Alla stessa stregua, gli piace riflettere la propria parte migliore nell'espressione adorante della persona amata che riceve il gesto d'amore. Eccola lì, l'opera d'arte. In fondo anche il gesto artistico è una dichiarazione d'amore verso il fruitore dell'opera.

L'amore per tutta la vita, per l'artista è come un'opera incompiuta: una cosa che spaventa. E' come la Divina Commedia per Dante: perfetta, ma forse non è un caso che sia morto appena l'ha conclusa.

Per un artista, un amore che dura a lungo può essere una immensa collana di gesti d'amore. Una compilation di canzoni, un libro di poesie, una galleria di dipinti. Ogni scena di quel film è sublime e immortale.

Ognuna di quelle opere però è iniziata, sviluppata e finita. L'artista alla creazione, all'opera, al gesto d'amore ci si è dedicato con tutta l'anima, ma poi l'ha concluso.

E tra un dipinto e l'altro, tra un film e l'altro, tra una creazione e l'altra, vi è il vuoto.

lunedì 10 dicembre 2012

Lucy e Schroeder


Una delle cose che più amo dei Peanuts sono le strip relative alla (non) relazione Lucy-Schroeder.

Perché Schroeder, tutto compreso nella sua arte, non perde occasione per rimarcare che NO, lui NON è interessato a Lucy, la quale non fa altro che disturbarlo inutilmente.

Epperò senza Lucy, lui che farebbe? Senza quella rompiscatole che è lì ad ascoltare la sua musica - l'unica a farlo - Schroeder sarebbe da solo. Lui e il busto di Beethoven.

Schroeder ha bisogno di Lucy. Narrativamente parlando, senza di lei non avrebbe nemmeno motivo di esistere, forse.

sabato 8 dicembre 2012

LAW su afNews


Ringrazio afNews, che nella persona di Nico Vassallo ha pubblicato una bella recensione su tutta la serie di LAW (ricordo che il quarto numero è ancora in edicola e fumetteria).

Per andare a leggerla, CLICCATE QUI.

mercoledì 5 dicembre 2012

Davide La Rosa e LAW


L'amico e geniale fumettista Davide La Rosa ha omaggiato LAW.

Andate a leggere QUI!

[citazioni] Buzzati


"Colleghi e amici, quando per caso vengono a sapere che io leggo volentieri le storie di Paperino, ridono di me, quasi fossi rimbambito. Ridano pure. Personalmente sono convinto che si tratta di una delle più grandi invenzioni narrative dei tempi moderni. Sono i due protagonisti, Paperino e Paperon de' Paperoni a fare la gloria Disney. La loro statura, umanamente parlando, non mi sembra inferiore a quella dei personaggi di Molière, di Goldoni, di Balzac o di Dickens."

[Dino Buzzati]

lunedì 3 dicembre 2012

15 anni senza Jac


Quello di Jacovitti è un mondo alternativo in cui quando entri tutto sembra senza senso, ma dopo un po' ti abitui, e tutto ha ragione di esistere, anche i salami, le lische di pesce e i vermi col basco che escono dalla tazzine di caffè.

Il buon Jac ha inventato un modo suo di fare fumetto, una maniera tutta italiana che resterà per sempre ineguagliata.

Io sono uno di quelli che fin da piccoli hanno letto le storie di Jak Mandolino, della Signora Carlomagno, di Giacinto Corsaro Dipinto... Forse è per quello che mi sembra molto più assurdo il mondo reale.

Che senso hanno le nostre strade cittadine senza salami nelle tazzine, senza il Conte Egisto e il Contin Veniero, senza cartelli che ti avvisano: "E' quasi vietato sbarbaganare le pitinicchie"?

sabato 1 dicembre 2012

Mono & Berio


La Biblioteca Berio di Genova inaugura oggi 1 dicembre alle 16.30 la sezione dedicata al fumetto, e lo fa con un'esposizione di tavole tratte dalla rivista della Tunuè Mono n.6, dedicata ai classici della letteratura.

Una di queste è quella ispirata all'Amleto che ho scritto io per i disegni dell'amico Emanuele Tenderini.

Sono contento di essere "esposto" in un tale luogo di cultura, e invito chi è della zona ad andare a festeggiare l'apertura della sezione fumetto alla biblioteca Berio!

venerdì 30 novembre 2012

Recensioni LAW #4


Ancora per pochi giorni sarà disponibile in edicola e fumetteria LAW #4 "Roxanne", dopodiché sarà il momento del quinto episodio.

Vi segnalo quindi un po' di commenti e recensioni dei comuni lettori che abbiamo selezionato e pubblicato sul blog di LAW.

> Commenti arrivati via mail.

> Sulla pagina Facebook.

> Dal forum Comicus.

> Dal forum Papersera.

> Dal forum Cravenroad7.

Rubando Zagor

Recentemente sono passato in Bonelli a salutare - tra gli altri - il simpatico Moreno Burattini, curatore della testata "ZAGOR" (nonché attivo "twittatore"), e mi ha beccato mentre cercavo di rubargli uno Zagor Collezione Storica a colori.

Ecco l'istantanea del crimine:

mercoledì 28 novembre 2012

[citazioni] 8 1/2



Ma che cos'è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo, com'è giusto accettarvi, amarvi, e com'è semplice. Luisa, mi sento come liberato, tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare... ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io, io come sono, non come vorrei essere, e non mi fa più paura. Dire la verità, quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita.


[da "8 1/2" di Federico Fellini, sceneggiatura di Fellini/Flaiano/Pinelli/Rondi]

lunedì 26 novembre 2012

Sacro/Profano


La bravissima colorista Mirka Andolfo sa anche scrivere e disegnare. Certo, è meno esperta rispetto alla perizia che ha coi colori, ma promette bene.

Una prova è il simpatico webcomic "Sacro/Profano" che ha appena inaugurato su Facebook.

Lo trovate a QUESTO INDIRIZZO.

Buon divertimento!

venerdì 23 novembre 2012

Goodbye Provvidenza


I moderni tempi di relativismo etico hanno costretto chi fa il mio mestiere a uno sforzo maggiore di strutturazione e giustificazione dei passaggi narrativi.

Un tempo, in una storia poteva accadere qualsiasi cosa. All'inizio a volte era il deus ex machina a risolvere determinate situazioni senza che fosse l'eroe a farlo. Poi col cristianesimo è divenuta la Divina Provvidenza la scusa per far accadere qualsiasi passaggio anche ingiustificato, buttato in mezzo giusto per innescare una determinata vicenda.

Ora quell'inesauribile motore di vicende viene chiamato quale è: Caso, e non va bene. Cioè, nella realtà va bene, ma non nella finzione narrativa.

E quindi noialtri giù a studiare strutture narrative, a ingegnarci per dare una giustificazione e una plausibilità a ogni più piccolo passaggio inserito nella nostra storia.

Che naturalmente rende la storia più bella, interessante ed armoniosa. Però - diciamocelo - che fatica!

lunedì 19 novembre 2012

Scienza e fiction


Mi è capitato di parlare con qualche scienziato consulente per un progetto a fumetti, oppure di chiacchierare con uno di essi semplicemente a proposito di un fumetto, film, eccetera.

A volte (non sempre) il mio interlocutore dimostrava disprezzo per ciò che non era aderente al 100% alla realtà scientifica, come se fosse stato violentare la sua materia.

Un paio di questi scienziati si sentivano talmente depositari della verità da non ammettere la possibilità di fare della fiction sulla scienza: ciò che non è mai stato osservato non lo si può nemmeno ipotizzare in una storia. Il che mi sembra la negazione stessa della scienza. E soprattutto farne dell'intrattenimento, guai! Vorrai mica divertirti nella vita!

Poi è ovvio che spesso la fiction esagera, che alcuni film romanzano in maniera ridicola situazioni che non hanno niente di plausibile.

Però, senza voler arrivare a certi eccessi, la narrazione ha delle sue regole, molto complicate, esattamente come le ha la scienza. Una aderenza manichea alla letteratura scientifica, che impedisca di spostarsi dal "vero" al "plausibile", blocca tutto, soffoca le possibilità narrative.

Quegli scienziati che con una certa spocchia disprezzano l'uso della loro materia nella fiction (comunicando tacitamente "IO sono uno scienziato, faccio qualcosa di utile, mica come film e fumetti che non servono a niente"), a me sembrano invece molto ingenui, quasi naif. Perché mentre io mi rendo conto che la scienza ha delle regole molto complesse, loro non si rendono conto delle regole che ha la narrazione.

Di certo io non pretendo di dire a un biologo o a un chimico come dovrebbero lavorare. Viceversa, sembra che chiunque pensi di sapere come funziona una storia. Che sia una cosa molto facile.

Perfino i più fini pensatori possono dimostrarsi superficiali.

venerdì 16 novembre 2012

Mi Piace?

Sembra che la mia sequela di riflessioni circa il web non si arresti più. Forse sto per diventare un tutt'uno col mio modem... Comunque.

Spesso i social network ci danno un'idea distorta di ciò che è il nostro rapporto col mondo, di ciò che il mondo pensa di noi.

Ammesso che valga la pena interessarsi di cosa pensano gli altri di noi, sicuramente Facebook non è il posto giusto per averne una chiara idea.

I "Like" e i commenti che i nostri "amici" fanno ai nostri post sono soltanto la punta dell'iceberg. Sul mio profilo ho più di 1700 "amici" (le virgolette sono sempre opportune), quindi se ho 30 "like" non è nemmeno il 2% degli amici. So che a quella piccola percentuale piace ciò che ho scritto, ma non so che cosa ne pensano gli altri.

Invece spesso crediamo che se abbiamo dei "like" su un nostro post, allora alla gente piace quello che scriviamo. Purtroppo non è così. Potrebbe anche essere che tutti gli altri amici apprezzino senza aver cliccato "Mi Piace", ma può anche essere il contrario. Può essere che non abbiano premuto "Mi Piace" perché non apprezzano, ma non te l'abbiano scritto nei commenti per non dispiacerti.

Ecco quindi che nasce una visione piuttosto distorta di ciò che il mondo pensa di noi: bisogna tener conto della "maggioranza silenziosa" che non si esprime.

Allo stesso modo chi commenta un nostro post che non è d'accordo, o polemizza, non è certo rappresentativo della maggioranza. E' più facile che qualcuno faccia sentire la sua voce per comunicare il proprio dissenso, che il contrario. E' naturale: se sono d'accordo non ho bisogno di ribattere a un'affermazione.

E qui veniamo al mio lavoro. Questo meccanismo è valido anche per ciò che riguarda i responsi in rete dei fumetti e delle opere d'ingegno in genere.

Troppo spesso i miei colleghi (e a volte anch'io) si lasciano coinvolgere da ciò che si legge in rete a proposito dei nostri lavori. Recensioni su siti di critica fumettistica, ma anche blog, forum, social networks, ecc.

Da sempre si dice che è sbagliato, che non sono rappresentativi della maggioranza, eppure ogni tanto ci si ricasca.

Eppure è lampante: chi scrive qualcosa in internet a proposito di un fumetto è una piccolissima minoranza di persone che sono talmente appassionate da volerne scrivere bene, o talmente disgustate da volerne scrivere male. Se in internet trovo 50 commenti di lettori, che cosa sono in confronto all'opinione di decine di migliaia di lettori che non dicono la loro? Che cosa penserà la maggioranza silenziosa?

Certo, questi commenti, se sono tanti, ti danno comunque una vaga idea dell'opinione diffusa circa un'opera. Sono come un piccolo sondaggio, ma come si sa i sondaggi non sempre sono veritieri. Ripeto: è la cima di un iceberg, e che cosa c'è sotto non lo sapremo mai davvero, a meno che non andiamo a intervistare i lettori uno ad uno.

Poi sicuramente io trovo interessanti tutti i commenti che vedo delle mie opere, li leggo, li ascolto, se trovo spunti interessanti di riflessione aggiusto il tiro nelle mie storie successive (soprattutto se mi rendo conto che il lettore non ha capito certi passaggi o ha capito troppo presto un particolare che costituisce un colpo di scena), ma sono io a decidere. Tengo conto di tutto ciò che mi viene scritto, ma di sicuro non mi faccio dire da un lettore come si costruisce la struttura di una storia. Il parere di uno è il parere di uno, non della maggioranza dei miei lettori.

Il problema è che a volte le stesse case editrici si fanno abbagliare da questo mondo illusorio della rete, modificando le proprie scelte editoriali in base a qualche decina di utenti di forum o commentatori di blog. Pensano che gli autori più popolari in rete lo siano anche tra i lettori e viceversa gli autori poco presenti in internet non siano apprezzati. A volte può essere vero, anzi, magari un autore che ha tot utenti in internet ne hanno 10 volte tanto su carta. Ma non è una cosa matematica.

Quella mutuata da internet è una percezione distorta e pericolosa, che può peggiorare lo stato della nostra editoria.

Certamente internet è molto importante oggi per promuovere i nostri lavori e per la nostra immagine di creativi. E' importante nella direzione Autore->Utente. Ma le informazioni in direzione contraria, Utente->Autore/Casa Editrice sono spesso distorte o poco indicative.

sabato 10 novembre 2012

Paura & intelligenza

Una persona, che ringrazio, mi ha mandato lo screenshot di un mio post su Facebook, perché evidentemente ritiene la riflessione degna di nota.

Ve la ripropongo qui sul blog, che a volte quasi trascuro per bombardare Twitter e Facebook di cag... geniali battute.


Se volete trovarmi su Facebook, cliccate qui.

Per seguirmi su Twitter invece cliccate qui.

mercoledì 7 novembre 2012

80 anni

Tutti quanti hanno fotografato i fumetti presi a Lucca... Io fra regalati e comprati ho deciso di fotografarne solo uno, cui sono affettivamente legato.


mercoledì 31 ottobre 2012

Lucca ieri e domani


Domattina parto presto per Lucca, che alle 13 devo essere già in Camera di Commercio ad affiancare (anzi, a disturbare) il Tenderini alla presentazione di Braccio di Culo.

Così vi lascio oggi con un passo tratto dalla Divina Commedia, in cui notiamo che già all'epoca Dante aveva capito quali scelleratezze si consumano tra le mura di Lucca.

[...]
E vidi dietro a noi un diavol nero
[...]
Del nostro ponte disse: "O Malebranche,
Ecco un degli anzian di Santa Zita!
Mettetel sotto, ch'io torno per anche
A quella terra ch'i n'ho ben fornita:
Ogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo;
Del '
no" per li denar vi si fa 'ita'."

E Dante ancora non aveva visto i rapaci stand di Lucca Comics!


Per chi mi vuole incontrare, nella colonnina qui in alto a destra ci sono i miei impegni "istituzionali".

Si va per la città dolente, ci vediamo a Lucca!

sabato 27 ottobre 2012

Un polpo alla gola


Ho appena finito "Un polpo alla gola" di Zerocalcare, edizioni BAO - di cui mi fregio possedere la "nerd edition" - e l'ho letteralmente divorato.

Bisogna dirlo: il rischio flop era alto. Noi tutti conosciamo il talento di Zerocalcare. Le sue strip sul blog sono sempre molto divertenti. E' un fumettista ficcante, scattante, pieno di trovate.

Però.

Però una storia lunga, completa, complessa, è un'altra cosa. 190 pagine, mica bruscolini. La STRUTTURA non è una cosa che tiri fuori dal cappello così, allo stesso modo con cui hai tirato fuori il tuo dannato talento. E' roba che si impara a fatica, col sudore delle chiappe posate ore-giorni-anni sulla tua sedia a scrivere e disegnare e - soprattutto - buttare e rifare.

Ecco perché sono doppiamente contento: questo "Un polpo alla gola" è una storia divertente, avvincente, piena dell'umorismo tipico di Zerocalcare, ma molto più strutturata e armonica rispetto a qualsiasi altra cosa abbia letto di suo.

Quello di ZC è una sorta di blog a fumetti e, un po' come tutti i blog, è spesso un po' caotico. Passa da un argomento all'altro senza preoccuparsi troppo che il lettore capisca.

Qui invece la storia, seppur parzialmente autobiografica come il blog, ha una compattezza e una chiarezza inedite per Zerocalcare, che si deve considerare finalmente un Autore vero, non un semplice fenomeno da web. Mi vien quasi da dire che questo è il vero esordio di Zerocalcare.

La sintesi del disegno è semplice e accattivante (ma già la conoscevate), i dialoghi sempre sorprendenti, per quanto riguarda il ritmo è al top del top (siamo vicini alle eccellenze di Sant'Ortolani da Parma), i personaggi sempre credibili, una conclusione che soddisfa e riannoda i fili lasciati penzolare durante la storia.

Zerocalcare è riuscito nell'impresa di inventarsi non solo un nuovo tipo di umorismo (che forse c'è sempre stato tra quelli della sua generazione, che è un po' anche la mia, ma che nessuno era mai riuscito a fondere così bene col linguaggio fumettistico), ma ha anche aperto una nuova porticina nel modo di fare fumetti. Una graphic novel autobiografica, intimista, senza rassicurare il lettore (roba da Gipi, Coconino ecc.?) mescolata a una trama mystery classicissima, e personaggi estrapolati dall'immaginario pop degli anni '80 (David Gnomo, He-Man, Darth Vader, Kenshiro, ecc.). Il tutto con un tratto stilizzato, tondo e di lettura chiarissima. Però in bianco e nero. Insomma, Zerocalcare è riuscito a fare del postmoderno, di quello vero! Senza copia-incolla, senza auto-indulgenza, senza dare più importanza alla forma che al contenuto, come troppo spesso accade nelle operazioni post-moderne costruite a tavolino. Poi secondo me il protagonista spesso ha delle uscite alla Bart Simpson, sono l'unico che lo pensa?

Quella che dirò adesso a molti sembrerà una bestialità, ma mentre lo leggevo ho pensato che "Un polpo alla gola" fosse il primo vero manga italiano. Non so bene spiegare perché. Ma quella sua sintesi grafica (che non sa di giapponese ma sintesi è), quelle avventure infantili o adolescenziali, quell'esplodere istantaneo e un po' grottesco delle emozioni, quelle visioni oniriche di personaggi pop... Eppure il tutto estremamente italiano (romanesco, addirittura). Mi piacerebbe vederlo tradotto in giapponese con le pagine a ritroso.

Ora, sono sicuro che ZC non se ne sia nemmeno accorto di aver fatto tanto. E - intendiamoci - il suo volume non è il nuovo "Maus" o il nuovo "Watchmen". Però è veramente un gran bel fumetto, divertente, che lascia soddisfatti.

E non è certo perfetto al 100%, un difetto va ascritto per il mio personale gusto (se no era troppo facile dire che è tutto figo!): alle volte indugia un po' troppo su quel lessico forbito con cui infarcisce i dialoghi dei suoi personaggi. Mescolato a tutti i riferimenti del mondo dei bambini dell'epoca, insieme alle espressioni romanesche, eccetera, è sicuramente molto divertente. Ma a volte ne abusa e rischia di portare i personaggi "out of character" (come nel caso di Stephan, in un paio di occasioni).

Spero solo che ZC non si esalti troppo per le ottime vendite, le code alle sue sessioni dediche, i quintali di complimenti che gli staranno piovendo nella casella mail, le groupies che gli staranno lanciando le mutande a ogni sua apparizione alle fiere. Spero che non pensi di essere "arrivato" e che qualsiasi cosa produrrà d'ora in poi sarà fantastica e intoccabile. Sperò che continui come ha fatto finora a dubitare di sé stesso, ma non di quello che ha da raccontare.

Spero che questo non sia ancora "la vetta" di ZC, ma solo il primo ottimo passo di una nuova strada che ci darà un sacco di soddisfazioni.

Va dato atto anche alla Bao di aver puntato sul cavallo giusto, con lungimiranza.

Saprà Zerocalcare continuare a percorrere questa via? Non ne ho idea.

Ma intanto godiamoci questo polpo alla gola.

venerdì 26 ottobre 2012

Lucca Comics 2012


Ormai manca pochissimo a Lucca Comics, perciò ecco dove e quando potrete trovarmi:


GIOVEDI' 1/11

- h 13.00
Sala Fanucchi della Camera di Commercio (Corte Campana)
Presentazione del volume Braccio di Culo insieme a Emanuele Tenderini (l'autore principale del volume), Alex Crippa, e altri autori. Modera: Davide Caci.

- h 14.00
Stand E215 delle Edizioni Star Comics (Pad. Piazza Napoleone)
Sessione dediche per LAW
Insieme a me ci saranno Fabiano Ambu, Davide G.G. Caci e Stefano Carloni.


DOMENICA 4/11 h 15.30
Stand E215 delle Edizioni Star Comics (Pad. Piazza Napoleone)
Sessione dediche per LAW
Insieme a me ci sarà Ennio Bufi.

Vi aspetto numerosi!

lunedì 22 ottobre 2012

Presidenti di regione

Vignetta di Giorgio Salati e Luca Usai.

Cliccarci sopra per ingrandire.


Sbigottente Gagnor


L'amico e collega Roberto Gagnor ha scritto un bell'articolo su Il Post, di cui condivido il 99% delle affermazioni, a proposito dell'impoverimento della lingua nell'attuale "industria dell'intrattenimento".

Vi consiglio di leggerlo CLICCANDO QUI.

Buona lettura!

venerdì 19 ottobre 2012

Domenica su RLTV


Questa domenica alle 21.15 sarò intervistato telefonicamente su RLTV, visibile nel Lazio sul canale 677 del digitale terrestre, durante il programma "Flynight" condotto da Chiara Selene Piccirilli.

Si parlerà di fumetti.

Chi è della zona, domenica sera si metta davanti alla tv!

mercoledì 17 ottobre 2012

Da Topolino a Roxanne

Oggi per puro caso mi sono imbattuto nella mail in cui la redazione di Topolino mi informava di aver ricevuto il mio primo invio di materiale. Era il 16 ottobre 2002. Esattamente dieci anni fa.

E curiosamente, oggi esce in edicola e fumetteria LAW #4 "Roxanne", il primo albo in formato "bonellide" interamente sceneggiato dal sottoscritto.


martedì 16 ottobre 2012

Domani LAW #4!

Domani esce in edicola e fumetteria il quarto episodio di LAW, intitolato "Roxanne"!

Questo episodio è stato scritto interamente da me (con consulenza di Davide Caci, ovviamente) e disegnato da Stefano Carloni.

All'interno ci trovate un frontespizio disegnato dall'amico Maurizio Rosenzweig!

Ecco la copertina, disegnata da Fabiano Ambu:

Preparatevi domani a correre in edicola!

lunedì 15 ottobre 2012

sabato 13 ottobre 2012

Domani su Radiomondo


Domani mattina (domenica 14 ottobre) alle 11 sarò intervistato da Max De Angelis su Radiomondo durante il programma Radiomondoforyou.

Si parlerà principalmente dell'imminente uscita di "Roxanne", il quarto episodio di LAW (in edicola e fumetteria dal 17 ottobre) interamente sceneggiato dal sottoscritto, ma si parlerà anche più ampiamente del mestiere di sceneggiatore.

Per sapere le frequenze CLICCATE QUI. Per ascoltare in streaming, vi basta cliccare sul pulsante in alto a destra "ASCOLTA LA RADIO" nell'homepage del sito.

Buon ascolto!

venerdì 12 ottobre 2012

Braccio di Culo in libreria!


E' fuori (in tutti i sensi) il volume dedicato a Braccio di Culo del mitico Emanuele Tenderini, pubblicato da Dentiblù!

Ci trovate anche un mio contributo!

Giovedì 1 novembre ci sarà anche uno showcase di presentazione del volume a Lucca Comics cui dovrei partecipare anch'io.

Correte a comprarlo! Portate via di lì quei volumi che sporcano di m***a i libri di Fabio Volo!

E poi una volta a casa metteteli nelle bustine di plastica, non per collezionismo, ma per l'odore!

mercoledì 10 ottobre 2012

Blogquacità


Ulteriore riflessione sull'uso di Internet 2.0.

Quando ho aperto il blog, poi Facebook, Twitter, temevo di scrivere troppo.

Temevo di dire troppe cose, di tirar fuori tutto quanto e finire con non aver più niente da dire nelle mie storie.

E' un po' un cruccio di tutti i "creativi" (passatemi il termine): la paura di perdere un giorno la vena creativa e non aver più niente da dire.

Be', devo dire che non è affatto successo, e di cose da dire ne ho sempre parecchie.

Anzi, negli stessi social network si trovano interessanti spunti, da non trascurare.

lunedì 8 ottobre 2012

Italo-Cina

A proposito di dialoghi ed evoluzione della lingua, l'altro giorno ho assistito a una scena che mi ha colpito.

Seduto su un vecchio tram, passando per vecchie vie di Milano, ho notato una ragazza cinese, non più di vent'anni, che parlava al cellulare.

Ero piacevolmente colpito da come la ragazza non solo parlasse un italiano perfetto, ma anche con inflessione milanese. "Sabato sera c'era LA Gabry..."

Poi di colpo si è messa a parlare cinese, senza soluzione di continuità. Ohibò.

Poi di nuovo in italiano. E cinese. E italiano. Senza nemmeno una pausa per prendere fiato. Ri-ohibò.

Ed evidentemente all'altro capo del telefono c'era qualcuno che capiva tutto perfettamente senza mai protestare. Una coetanea, probabilmente.

Essendo il cinese molto diverso dall'italiano anche come "timbrica" stessa delle parole, la ragazza sembrava addirittura cambiare voce, da un passaggio all'altro.

Non nascondo che per un attimo la cosa mi ha un po' inquietato. Mi ha fatto un po' l'impressione da "invasione aliena".

Ma poi no, perché mai... Anzi: mille volte meglio la ragazza che parla perfettamente ANCHE l'italiano, piuttosto che la maggior parte di cinesi che abitano qui da 20 anni e non sanno una parola del nostro idioma.

Di certo quella ragazza non meritava la mia inquietudine.

Però mi ha davvero colpito, e mi ha fatto sentire quasi vecchio.

Il mondo continua a girare!

venerdì 5 ottobre 2012

I dialoghi di oggi


Frequentare i social network è un interessante campo di studio sui mutamenti della lingua.

C'è stato un tempo in cui gli scritti ("I promessi sposi", ad es.) influenzavano la lingua, che dal magma dialettale cercava di emergere, in un desiderio di unità nazionale e culturale.

Poi è arrivato il momento in cui, soprattutto dopo certa letteratura americana post-bellica, il parlato ha fatto irruzione nello scritto: più riuscivi ad essere realista nel tuo dialogo, più interessante era il tuo romanzo o fumetto o film.

Oggi, sembra di assistere a uno strano stravolgimento, un po' isterico, dell'uso linguistico.

Si scrive così tanto su Facebook, Twitter, blog e compagnia bella, che lo scritto è diventato un po' dialogo. Il parlato viene contaminato da espressioni e modi di dire nati in internet. E di riflesso, lo scritto letterario finisce per essere contaminato da questo linguaggio: o indirettamente, tramite i dialoghi, o addirittura da Facebook direttamente e senza passare dal Via.

Il che non significa necessariamente un imbarbarimento. Non è battere a macchina come Capote diceva di Kerouac. Il bravo scrittore sa ripulire il dialogo internettiano dalle scorrettezze, volgarità e soprattutto banalità (che ci sono a badilate anche nel dialogo parlato) e piegarlo al proprio fine creativo.

Sembra incredibile, ma prescindere, anche letterariamente, dai social network, ormai significa essere scollegati dal mondo, rischiando di non saperlo più raccontare.

mercoledì 3 ottobre 2012

lunedì 1 ottobre 2012

Brave


ATTENZIONE: SPOILER! NON LEGGERE SE NON HAI VISTO IL FILM!

E alla fine anch'io ho visto Brave.

A primo acchito, mi verrebbe da dire: un bel film fatto bene con tutte le cose a posto, gag divertenti alla Pixar, tecnicamente ed esteticamente favoloso. Protagonista ben costruito e interessante. Dinamiche tra i personaggi interessanti.

Però trama un po' banalotta. Ci sono alcuni passaggi che sono veramente prevedibili.

Il personaggio che si trasforma in un animale per un incantesimo sballato (il che comunque porge il fianco ad alcune gag molto riuscite), tutta la fatica per porvi rimedio, la madre che nel momento del bisogno tira fuori un coraggio inaspettato, la soluzione che sembra inefficace e invece ha solo tardato ad arrivare giusto per darci l'ultimo brivido... Tutta roba stravista. Non sbagliata eh, che il film fila che è una meraviglia, ma veramente prevedibile.

Quello della famiglia, dello strappo tra due familiari che però nel momento del bisogno ci sono lo stesso l'uno per l'altro, tema forte disneyano. Mi piace, giustissimo, difficile che manchi in un qualsiasi film Disney. E quindi va bene.

Il tentativo di cambiare un'altra persona e renderla perfetta per i propri canoni per poi accorgersi che la si preferiva com'era prima, coi suoi difetti, altro tema stravisto nei film Disney. Altro macro-tema che comunque a seconda di come lo coniughi funziona sempre.

L'accettazione di un'idea di violenza e di morte (la gamba persa dal padre di Merida, il suo dichiarare di volersi vendicare uccidendo l'orso e appendendo la sua testa tra i trofei). Interessante, un paletto che si sposta un pochino in là (anzi, in qua, dal mio punto di vista di sceneggiatore disneyano).

E poi il tema principale e dichiarato del film: il Destino. Questo è un tema che mi interessa. Già visto tante volte, ma qui interpretato in maniera intelligente. Tanto che alla fine è proprio il Destino a risolvere la situazione: è un lastrone di quella specie di Stonehenge, che in tutta la storia rappresenta il Destino (tutto ciò che riguarda il destino della protagonista passa da quel luogo), a uccidere il cattivo.

All'inizio sembra che il tema sia cambiare il proprio destino, quando invece si tratta di individuarlo, accettarlo, e fare di tutto per seguirlo. In fondo qui tutti gli sforzi della protagonista non sono intesi a cambiare il proprio destino, che in fondo, come vediamo anche dal prologo della storia, è proprio quello che insegue per tutto il film. Quello per cui combatte lei è cambiare l'idea che gli altri hanno del Destino che lei dovrebbe avere. Far loro accettare che lei non vuol fare la principessa, o meglio, principessa è e principessa rimane, ma lei vuole fare il guerriero, e non vuole sposarsi.

Ecco.

E' qui che mi si illumina una lampadina.

Non c'è nessun finale romantico. In una storia classica ci sarebbe stato un ragazzino, magari uno sfigatino per nulla guerriero, magari l'unico con cui Merida si trovava bene fin da bambina. E alla fine sarebbe stato lui il prescelto. E invece no. Non c'è nessuno di nessuno. Lei non si sposa e basta.

E poi c'è il discorso importante che lei fa e che è proprio la madre, quando si trova nei panni dell'orso, a suggerirle: ognuno dovrebbe seguire il proprio cuore ed essere libero di decidere chi amare.

I vari genitori lo chiedono ai propri figli, e anche loro convengono che sì, tutti loro vogliono essere liberi di decidere chi amare, e sembra che non siano particolarmente interessati alla principessa. E intorno non ci sono altre ragazze con cui - se fosse stato un film troppo "classico" - si sarebbero fidanzati.

E i genitori accettano ognuno le scelte dei propri figli. La madre di Merida accetta la scelta della figlia di non sposarsi e comportarsi da guerriero.

Ecco.

Ora capisco perché la storia è un po' banalotta.

Perché una trama troppo originale non sarebbe stata funzionale al vero, delicatissimo, tema, di cui quelli della Pixar hanno voluto parlare alla società, ai bambini, agli adolescenti, e soprattutto ai loro genitori: l'omosessualità.

Probabilmente è la scoperta dell'acqua calda, magari lo dicono tutti da mesi ma io non ho praticamente letto recensioni per non farmi influenzare.

L'omosessualità. Non è più un tabù da cinquant'anni al cinema e perfino in certi cartoni animati, ma lo è ancora nel mondo Disney, in quello che viene considerato il mondo fantastico per piccoli, grandi, famiglie, tutti-tutti.

Un tema che se i pixariani avessero estrinsecato in maniera palese avrebbe letteralmente fatto scappare le mamme dai cinema proteggendo i propri bambini col proprio corpo per paura che qualche particella di omosessualità li colpisse. Quelli della Pixar non vogliono certo perdere i milioni di spettatori che fanno la loro fortuna. Ma hanno voluto ugualmente parlarne, in maniera delicata e intelligente, facendo piangere le mamme e insinuando - chissà - a mo' di inception un atomo di accettazione in più il giorno che un loro figlio decidesse di fare coming out.

E per l'ennesima volta Lasseter & compagni dimostrano di non sbagliare un colpo.

Quindi mi correggo: "Brave" è sì un film un po' banalotto nella trama, ma il paletto che stanno cercando di spostare di un millimetro è troppo grosso e importante per pretendere di più.

Grazie, Pixar, per l'ennesima dimostrazione di intelligenza mediatica.


P.S.: Mi chiedo, una ragazza omosessuale, a quell'epoca, sovrastata da quelle regole sociali, a che livello di auto-consapevolezza sarebbe arrivata? Io immagino che il massimo a cui poteva arrivare era di non aver voglia di sposarsi senza capire bene il perché (un po' come la protagonista di "Brave"). Nella realtà però sarebbe stata mandata in convento, o se era schizofrenica sarebbe diventata Giovanna D'arco.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...