lunedì 23 maggio 2016
I Giamburrasca
Come è ovvio mi sono affezionato a questi ragazzi, e oggi mi è arrivato da parte loro un graditissimo regalo, che vedete in questa foto.
Una bellissima borsina di tela dipinta a mano con il volto di Paperinik, corredata da un bigliettone tutto decorato e pieno di belle parole.
Ringrazio tanto i ragazzi del clan Giamburrasca che porterò nel cuore anche quando loro saranno all'università a studiare modi per migliorare questo mondo.
Perché io lo so che loro miglioreranno il mondo.
Il mio l'hanno già migliorato, per dire.
Grazie giamburraschi!
martedì 25 novembre 2014
Donne e violenza
Pertanto, evito la retorica e vi racconto una cosa. Tanto lo so che non servirà a niente, perché le mie manifestazioni di rispetto nei confronti delle donne saranno al massimo condivise solo da chi la pensa come me e il mio racconto non arriverà a chi invece le donne le picchia (e vogliamo ricordarlo almeno che a farlo è solo una BASSA percentuale di uomini?).
Dunque.
Ultimo giorno di quinta elementare. Dopo la scuola, si fa festa tutti insieme e si va al parchetto accompagnati da alcuni genitori. C'è da dire che all'epoca il Vigentino era un brutto quartiere, niente a che vedere con il posto relativamente tranquillo (per essere in periferia) che è oggi.
Noi bambini stiamo giocando nel parchetto, mentre ci immaginiamo come sarà la prima media, quel mondo di ragazzi più grandi.
A un certo punto - ho la memoria come sempre un po' sbiadita ma spero di ricordarmi bene - un ragazzo più grande (non saprei dire l'età, sarà stato adolescente) fa il bullo con alcuni miei compagni, impedendo loro di bere alla fontanella. Una delle mamme si avvicina al bullo e lo redarguisce, e in risposta viene appellata come "puttana".
Un'altra mamma affronta a muso duro il bullo gridando: "Tu non dici 'puttana' alla signora, capito?". In risposta, il ragazzo tira due schiaffoni fortissimi alla signora, facendole saltare gli occhiali.
Io e gli altri bambini restiamo talmente shockati e a bocca aperta che il bullo se ne va indisturbato e con tutta calma, mentre le altre mamme soccorrono la signora malmenata.
Sono rimasto un bel po' a guardare quella signora, quella mamma, quella che per ogni bambino è un sinonimo di sicurezza, mentre piangeva con un alone viola in faccia.
Io non lo so. Io non lo so proprio come fate.
Ma se lo fate, siete marci dentro, e non c'è una giustificazione - "vengo da una famiglia difficile!" - o una scusa.
E nemmeno dentro di voi troverete un'assoluzione.
lunedì 29 settembre 2014
Buon compleanno, SdF!
Ieri al WOW si è tenuta la festa della Scuola del Fumetto di Milano. La Scuola ha appena compiuto 35 anni, quindi ha un anno meno di me che mi sto avvicinando al 36°. Le tavole sono in mostra al Wow fino al 5 ottobre.
Voglio fare gli auguri alla SdF e ringraziarla per essere stata la prima tappa, nel lontano 2001, di una bellissima strada, sempre in salita, ma che mi dà molte soddisfazioni, e che spero mi porti ancora lontano.
Ieri sera, per l'occasione, la band dell'amico Alex Crippa mi ha anche invitato a strimpellare la chitarra su "Cocaine". Non so se questo assuma un qualche significato particolare.
Comunque auguri, SdF!
lunedì 9 giugno 2014
Caro Paperino
Sai bene di essere stato il mio primo amore fumettistico.
La prima storia che ho scritto per Topolino, nel 2003, aveva te nella prima tavola. Il primo dialogo Disney che io abbia mai scritto esce dal tuo becco.
La protagonista era Paperina, ma tutta la storia era una sorta di dichiarazione d'amore nei tuoi confronti.
La storia era questa:
Dieci anni dalla pubblicazione della mia prima storia, ottanta dalla prima tua. Di esperienza tu ne hai parecchia più di me, quindi ti chiedo di continuarmi a guidare in questo percorso che è la mia vita da narratore.
Buon compleanno, paperaccio del mio cuore.
venerdì 14 febbraio 2014
Una riflessione su "Paperinik e l'amore nell'oblio"
Si tratta forse della mia storia Disney che ha ottenuto più consensi (ma che mi auguro verrà superata da qualcuna delle mie prossime).
Ho voglia di parlarne perché dentro quella storia c'è molto di mio. C'è molto di me in quel Paperinik e soprattutto in quel Paperino.
La storia parla del rapporto tra le due dimensioni di una persona. Nel caso di Paperino, la sua altra dimensione è Paperinik. E' la sua identità "pubblica", mentre Paperino è quella privata. E quando nasce l'equivoco con Paperina, ecco crescere il conflitto tra le due dimensioni. Perché se Paperino è contento e impegnato nell'impersonare Paperinik, desidera però essere amato per quello che è davvero, al di là dei gadget da supereroe, ossia Paperino.
Anch'io, nel mio piccolo - non sono certo un personaggio famoso - ho una dimensione pubblica che riguarda le storie che scrivo, i post su blog, Twitter e Facebook, la mia attività come musicista, eccetera. Anch'io sono contento di quello che faccio e mi piace essere ammirato per quello che scrivo (non si fa questo mestiere se non si è un minimo narcisisti). Ma quando si tratta di relazioni umane profonde, desidero - come tutti - essere amato per quello che sono. Non vorrei stare con una donna che mi ama perché (o solo perché) le piace quello che scrivo o che suono. Desidero che mi ami per come sono nel bene e nel male, anche quando mi sveglio la mattina disfatto come uno zombie o quando, dopo troppe birre, dico stupidaggini peggio che alle medie. Non si può essere intelligenti sempre (io lo sono molto raramente), sarebbe solo finzione.
Ma questo vale per tutti, non solo per chi fa qualcosa che è fruito da un pubblico. Tutti desiderano essere apprezzati per il lavoro che fanno, ma non è il lavoro (non solo quello almeno) a definirti come persona. E vuoi essere amato così come sei, che il tuo lavoro sia pulire i pavimenti o dirigere una multinazionale.
Vuoi che ad essere amato sia il te stesso in ciabatte. Il te stesso Paperino.
lunedì 21 ottobre 2013
Ottokin e BreakoutGym
Scopro che l'ottimo Paolo "Ottokin" Campana è fra quelli che hanno ricevuto tessera e borsa delle palestre Breakout, e da bravo blogger ha pensato di intervistarne il proprietario.
E qui l'inquietudine, invece di diminuire, aumenta.
Leggete l'articolo cliccando qui:
bloggokin.it/2013/10/21/il-caso-breakoutgym-e-il-misterioso-dr-kurz
Buona lettura.
venerdì 18 ottobre 2013
Breakout
Giorni fa, mi è arrivata per posta la tessera di quella che sembra una catena di palestre dal nome Breakout. Non ho idea di come abbiano avuto il mio indirizzo, ma pensavo fosse pubblicità a tappeto.
Non sono tipo da palestra e ho direttamente buttato la tessera.
Stamattina, però, mi è arrivata questa borsa, mandata sempre dalla stessa catena:
Dentro, c'era una lettera che mi invitava all'imminente apertura delle palestre Breakout, e soprattutto - udite udite - a partecipare al corso di "Stimolazione della rabbia".
Ora:
1. Io non ho mai avuto contatti con questi tizi.
2. Non so che cosa sia Breakout.
3. Mi sembrano completamente pazzi.
Ho anche trovato il sito: www.breakoutgym.com.
Mi sembrano da manicomio.
Qualcuno sa illuminarmi?
martedì 7 agosto 2012
Vado!
, ma fra una sceneggiatura e l'altra spero di fare almeno un giretto e come l'anno scorso trovare di nuovo questi:
.
Ci si rilegge a settembre!
mercoledì 11 luglio 2012
L'uomo vero
Continuo con la mia fase recriminatoria.
Una premessa: a me Mad Men piace un casino. Ho appena iniziato a guardare la quarta serie ed è sempre a un livello altissimo.
Adoro i personaggi principali, adoro Don Draper, il suo essere vuoto e tormentato, trovo che Vincent Kartheiser (Pete Campbell) sia un attore molto bravo, Joan Holloway è la femminilità in persona, e forse il mio personaggio preferito è Peggy Olson, quello che più di tutti subisce un'evoluzione.
Ma c'è una cosa che mi lascia un po' perplesso.
Don Draper presso il pubblico femminile ha riscosso un notevole successo. Certo, non si può negare che sia un bell'uomo, ma non è certo solo per questo.
Un po' è il suo essere "bel tenebroso", tormentato, con un passato oscuro e dei sensi di colpa.
Ma è anche e soprattutto quel suo essere "uomo vero", l'uomo "di una volta", virile, dignitoso, controllato, galante.
Certo. L'uomo di una volta.
Lo si sente dire ogni tanto dalle donne: "non esistono più uomini veri!"
Don Draper, l'uomo vero, che - come succedeva un tempo - tratta le donne da inferiori, è infedele, fuma come un turco, non muove un dito in casa, considera la moglie alla stregua di una domestica e lascia a lei l'incombenza di occuparsi dei figli. Erano altri tempi, nessun giudizio in merito, ma stupisce che le donne abbiano tutta questa nostalgia per un'epoca in cui dovevano essere o sguattere o sgualdrine. Contente loro.
I have a dream: vedere Don Draper alle prese con un aspirapolvere.
Poi magari le donne che tifano per Don Draper sono le stesse che ti danno del maschilista se ti permetti di fare una battutina sullo shopping compulsivo da Hello Kitty.
Vorrei proprio vederle se avessero la fortuna di stare con un uomo come Don Draper. Sguattere cornute o oggetti ad uso sessuale.
L'uomo vero.
Contente loro, comunque posso ritenermi fortunato nel dire che qualcuna considera più un uomo vero chi, come me, fa anche la spesa e passa l'aspirapolvere, quando necessario. E non fuma.
E sì, di donne vere ce ne sono ancora, ne ho conosciute alcune, per mia fortuna.
lunedì 9 luglio 2012
Capelli lunghi
Se hai i capelli lunghi, difficilmente la gente ti prende sul serio.
Se hai i capelli lunghi e la faccia rasata, ti prendono per un ragazzino.
Se hai i capelli lunghi e la barba, ti prendono per un barbone.
Difficilmente ti danno del Lei.
Quando presenti la carta di credito, quasi sempre di ti chiedono il documento.
Se passi la frontiera per fare una gita ti tengono un'ora per perquisire te e la macchina, e ti dicono "Dove hai messo la roba? Dai dillo, che tanto la troviamo". Perché hai i capelli lunghi.
E tu speri che si sbrighino a far venire il cane antidroga (l'unico animale intelligente del luogo) che in 10 secondi netti annusa dappertutto e se ne va scodinzolando.
E ti chiedi: "Ma secondo loro gli spacciatori che passano la frontiera coi chili di cocaina vanno in giro coi capelli lunghi, la barba e i jeans strappati? O saranno piuttosto persone dall'aspetto conforme alla più becera estetica comune?"
E' con questi ragionamenti in testa che ho approcciato il finale del pur molto bello "This must be the place" di Sorrentino.
DISCLAIMER: ATTENZIONE SPOILER! SE NON AVETE VISTO "THIS MUST BE THE PLACE" NON PROSEGUITE NELLA LETTURA!
Credo che il tema principale del film sia in fondo il rapporto tra il bambino che è in noi e la paura di raggiungere l'età adulta. Un cinquantenne che gioca ancora a fare il ragazzino, con le sue idiosincrasie da rock star, che non sa badare a se stesso.
Per la prima volta prende in mano la propria vita e si imbarca in un viaggio pericoloso che farà di lui un adulto.
Anche la decisione di far spogliare il vecchio nazista e lasciarlo al freddo è una decisione da adulto, una punizione "militaresca" che trasforma il vecchio in bambino spaurito e la star cinquantenne finalmente in un uomo.
Tutto ciò è molto bello. Il film a me piace moltissimo, c'è della poesia vera, personaggi veri, regia ottima, fotografia pazzesca, Sean Penn poi è da Oscar.
Eppure ci sono due passaggi che proprio non mi sono andati giù.
Il primo è una battuta "di passaggio" che in realtà chiarisce il tema del film:
- Come mai, con tutti i vizi che mi sono concesso, non ho mai fumato?Il secondo è il finalino. Cheyenne torna nel suo paesino irlandese finalmente coi capelli corti, senza trucco, vestito come una persona "normale". E' diventato un adulto, finalmente. E lo scambio di sguardi con la donna che per un attimo pensa si tratti del figlio finalmente tornato a casa, suggerisce che il personaggio sia stato "assente" per tutta la sua vita e che sia finalmente "tornato in sé".
- È che sei ancora un bambino. Solo i bambini non hanno voglia di fumare.
E a questo punto mi chiedo.
Mi piacerebbe chiederlo a Sorrentino, di cui artisticamente ho molta stima.
Diventare adulto allora significa tagliarsi i capelli? Mettersi una giacchetta normale come tutti gli altri?
Addirittura fumare sarebbe una roba da adulti? Con tutti i bambini che fumano nel terzo mondo e gli adolescenti sotto casa nostra?
Possibile che perfino un artista intelligente, un regista vero come Sorrentino sia caduto in questa banalità?
Possibile che ancora nel 2012 perfino nei film per essere considerati adulti bisogna avere i capelli corti?
lunedì 11 giugno 2012
Musica & scrittura

Io amo visceralmente la musica.
La amo così tanto che non riesco ad ascoltarla mentre lavoro.
Anche la canzoncina più stupida cattura il 90% della mia attenzione e mi risulta difficile scrivere anche solo una riga.
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EDIT: Come dice giustamente Silvia nei commenti, l'effetto è ancora peggiore se il testo di una canzone è in italiano. A volte faccio perfino fatica a parlare, se nel frattempo sento cantare in italiano.
venerdì 10 febbraio 2012
Assorto
Qualcuno prima o poi mi menerà, lo so. Quando sono assorto a pensare a un soggetto, spesso non mi accorgo di molte cose. Ad esempio, sono in metropolitana e fisso qualcuno in faccia. Ma non lo sto guardando davvero, in realtà sto "vedendo" la storia, e il caso ha voluto che davanti ai miei occhi ci fosse qualcuno.
L'altra sera mentre pensavo a come risolvere una storia, mi sono accorto che stavo fissando il display del cellulare di una tizia che stava scrivendo un messaggio. Non so perché. Forse ero attirato dalla luce del display, ma in realtà non stavo affatto leggendo il suo messaggio.
Ma se si fosse voltata e mi avesse detto "Perché non si fa gli affari suoi?" che cosa le avrei potuto rispondere? Mi scusi, stavo pensando a Basettoni?
venerdì 9 dicembre 2011
Vivere di emozioni
Qualche giorno fa ho avuto il piacere di rivedere dopo anni un caro amico, giovane imprenditore di successo, che sta investendo tempo e denaro in campo artistico (musical, e altro).
Quello che mi ha entusiasmato è il suo obiettivo di guadagnare - guadagnare bene - sfruttando le sue doti imprenditoriali in campo creativo senza snaturare l'essenza dell'arte di cui va a occuparsi.
E mi ha fatto riflettere sul mio stesso lavoro.
Io mi guadagno da vivere principalmente scrivendo storie. Scrivere storie significa soprattutto creare emozioni. Emozioni tra i personaggi, emozioni in te lettore che ti immedesimi nei personaggi. Amore, rabbia, gelosia, esaltazione, divertimento, eccitazione, delusione, allegria.
Mi sono accorto che io campo grazie alle emozioni. Mie, dei miei personaggi, dei miei lettori.
In un certo senso vivo di emozioni.
E' una cosa che mi spaventa e mi esalta allo stesso tempo.
giovedì 1 dicembre 2011
Orizzonti di gloria
Un interessante post sul blog dell'amico disegnatore e colorista Emanuele Tenderini mi ha ispirato ulteriori riflessioni.
Per quanto mi riguarda, anch'io ho in mente i risultati che vorrei ottenere nella mia carriera, basati magari sui miei sceneggiatori e scrittori preferiti (come Alan Moore o Tarantino). Da una parte ho l'obiettivo ideale, forse irraggiungibile. Dall'altra ho ciò che già so fare bene e che magari mi è costato sudore della fronte imparare a fare.
Per quanto mi riguarda, però, non corro troppo, non tento di raggiungere immediatamente quell'obiettivo utopistico, perché ne rimarrei immediatamente deluso. Ma neanche mi siedo a poltrire o mi fossilizzo su ciò che già so fare.
L'unico modo che conosco per progredire è andare avanti a piccoli passi. Ogni piccolo passo mi costa fatica. Più o meno ho in mente una strada, che fra l'altro col passare del tempo spesso cambia direzione. Se cercassi di fare il salto in lungo atterrerei nel posto sbagliato, perché la strada va percorsa tutta curva dopo curva.
E magari percorrendo la strada un metro alla volta, senza mai fermarsi, si scopre che la meta è completamente diversa da ciò che ci si immaginava all'inizio. Che magari la mia vera "voce" da autore è totalmente diversa da quella dei miei mostri sacri.
Cercare di raggiungere subito l'obiettivo significherebbe anche rischiare di copiare gli autori che mi ispirano. E, in fin dei conti, scrivere una schifezza.
Un passo alla volta invece, la strada cambia, le influenze e ispirazioni aumentano, magari scopro anche che sono portato a fare qualcosa di diverso da ciò che adoravo da ragazzino.
mercoledì 30 novembre 2011
Fumetto di qualità
E' scoppiata la faida tra fumetto "popolare" e fumetto "alternativo", "underground", "sperimentale", "d'autore", "di nicchia", "graphic novel" o come lo si voglia chiamare.
Consiglio un salto sul blog di Diego Cajelli, commenti compresi, per avere un quadro della faccenda.
La mia opinione l'ho già espressa nei vari commenti. Solo una riflessione mi premeva di sottolineare nel mio blog.
C'è una cosa che non capisco.
Dunque, a me piace sia il fumetto popolare che quello d'autore. Amo Topolino come Maus, Dylan Dog come From Hell, Asterix come Zezelj, i Peanuts come Makkox. Non mi piace in realtà fare davvero distinzione tra "popolare" o no. Per me c'è solo fumetto "di qualità" oppure no, "onesto" oppure no.
Storie di qualità si trovano in tutti i "settori". Ci sono storie di Topolino, Dylan Dog, Rat-Man, Tex, Uomo Ragno, ecc., molto belle. Ce ne sono anche di molto brutte. E di mediocri.
Ci sono fumetti underground molto belli, come ce ne sono di molto brutti. E di mediocri.
Per quanto riguarda la mia esperienza da fumettista, la vita mi ha portato a occuparmi principalmente di fumetti "popolari" (ma i miei progetti futuri riguardano anche fumetti più "di nicchia").
Quello che non capisco è questo: perché se io che faccio soprattutto fumetto popolare (e lo amo, non ci lavoro solo per pagare le bollette) apprezzo anche il fumetto d'autore, invece chi fa un altro tipo di fumetto deve disprezzare me, i miei colleghi, le nostre storie, i nostri lettori?
Mi pare assurdo.
Anzi no, adolescenziale.
P.S.: e Corto Maltese cos'è? Popolare o d'autore? Anche lui fa parte della dittatura culturale?
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EDIT:
Un commento di Francesco su Facebook mi porta a un'ulteriore riflessione: forse chi fa questa distinzione tra fumetto "popolare" e fumetto "d'autore" in realtà il fumetto non lo ama davvero.
martedì 27 settembre 2011
Bonelli
Che cosa significava per me "Bonelli" da ragazzino?
Durante l'anno, l'unico momento veramente entusiasmante della mattinata era fermarsi all'edicola di fianco alla fermata dell'autobus che mi portava a scuola, e vedere che cos'era uscito di nuovo e interessante (soprattutto di Mister No o Dylan Dog). Poi dopo si andava a scuola, quindi andarci leggendo un po' di splatter non mi dispiaceva.
Durante le vacanze, insistevo con i miei per andare io tutte le mattine a comprare il giornale e il latte, perché quel negozietto in cima al paese era l'unico ad avere fumetti. Ci passavo tutta la mattinata: magari compravo un solo albo (la mia paghetta era limitata) ma ne leggevo metà sfogliandoli di nascosto dentro il negozio. Ormai i proprietari mi conoscevano e mi lasciavano fare.
Ecco, mi rendo conto che tanti colleghi l'hanno conosciuto bene e sono stati suoi amici, e sicuramente loro avranno più diritto di me di parlare e dispiacersi della scomparsa di Sergio Bonelli.
Ma credo di avere comunque diritto di sentire un vuoto e raccontare ciò che Sergio era per me. Quando da ragazzino ero appassionato di Mister No, per me era una specie di idolo atipico, un esempio da seguire. Ero (e sono) molto sensibile alle ingiustizie, detesto il razzismo, cerco sempre una visione non conformista delle cose, ritengo che la Libertà sia il nostro valore più prezioso. Perciò mi sentivo molto vicino a Mister No, e come tutti sanno c'era molto di Sergio in Mister No.
Perciò lo ritenevo un po' mio amico. Uno che - se scriveva quelle storie - sarebbe stato (almeno lui) in grado di capire come mi sentivo, se avessi avuto modo di conoscerlo di persona.
Era come se tramite Mister No, Sergio fosse un po' un mio zio senza saperlo. Quegli zii fighi che vanno in Amazzonia e hanno un sacco di cose da raccontare. E' stato zio di tantissimi ragazzi. Magari lui non ci voleva come suoi nipoti, ma non importa.
Poi ebbi modo di parlarci, ma in situazioni troppo caotiche per andare oltre le poche parole di circostanza. E poi ammetto che mi sentivo abbastanza in soggezione.
Perciò per quanto riguarda Bonelli, il mio punto di vista non è quello di "collega", ma di lettore, non è quello di un amico, ma di uno che come tantissimi altri avrebbe voluto essergli amico. E chi mi conosce sa che è la pura verità.
domenica 11 settembre 2011
11 settembre per sempre
Dieci anni fa lavoravo a Mediaset. Avevo davanti qualcosa come sei monitor tra computer e televisori.
Ad un certo punto arriva gente di corsa in studio dicendo: "Guardate la CNN, c'è stato un incidente aereo incredibile in America!"
Ho girato sulla CNN, con le immagini in diretta dal WTC. Si rincorrevano le voci e le ipotesi. L'incidente sembrava più probabile addirittura di un attentato.
Ma poi ecco in diretta l'impatto del secondo aereo.
Se giravi gli studi, quel giorno vedevi solo gente a bocca aperta davanti ai mille televisori sparsi. Tutti sintonizzati sulla CNN. Anche solo l'idea di lavorare sembrava impossibile.
Prima di allora, un attentato del genere sembrava assolutamente impossibile. Lo dico per coloro che all'epoca magari erano ancora dei ragazzini. Be', non era mai accaduta una cosa simile. Tutti avevano l'idea degli Stati Uniti, di New York, come il posto più sicuro del mondo per eventi di un certo tipo.
Il terrorismo, finora erano i palestinesi che si facevano esplodere a Gerusalemme, magari quelli dell'IRA a Belfast. Roba LONTANA, comunque.
I dirottamenti sembrava che stessero quasi passando di moda. L'estremismo islamico sembrava un problema del Medio Oriente che non ci toccava.
Insomma, gli Stati Uniti avevano un sacco di restrizioni, la Carta Verde, controlli ferrei alla frontiera, lo spazio aereo costantemente monitorato. Gli americani ci tengono un sacco alla loro sicurezza. Poi c'è la CIA, l'FBI, la migliore Aeronautica Militare del mondo, che diamine! Impossibile che qualcuno voli sopra New York e rada al suolo un grattacielo! Impensabile! Impossibile che i Servizi Segreti non lo vengano a sapere per tempo!
Quel giorno, il mondo è cambiato radicalmente. Tutte le nostre sicurezze si sono infrante. L'impressione che vivere in un mondo benestante significhi essere al sicuro dalle bombe, è andato in frantumi. Il messaggio era chiaro: la grandiosità del nostro mondo occidentale, rappresentato dai grattacieli, poteva essere colpito e sgretolato. Non era mai successo che tremila persone morissero così in una città moderna come New York. E se perfino il Pentagono poteva essere colpito, allora proprio nessuno poteva sentirsi al sicuro.
Da allora siamo diventati più paurosi, più insicuri, più arrabbiati anche. Dopo un periodo in cui l'ateismo era giunto al suo apice, c'è stato un "boom" delle adesioni religiose. Un po' per paura di un'imminente catastrofe, un po' perché se era un "noi contro di loro", se "loro" erano musulmani allora "noi" dobbiamo essere cristiani. E via coi discorsi di crociate, e compagnia bella.
Come al solito: se la gente si sente attaccata dall'estremismo, si rifugia nella soluzione più facile (e meno efficace): l'estremo opposto.
Gli americani, che pensavano di essere amati da tutto il mondo, perché loro "esportavano la democrazia", hanno scoperto di essere odiati da molti. E' stata una sorpresa per loro: convinti di essere sempre dalla parte giusta, che Dio fosse dalla parte dell'America, e che tutto il mondo fosse grato agli Stati Uniti.
Poi ci sono stati gli attentati del 2003 a Madrid e del 2005 a Londra, mentre gli americani bombardavano prima l'Afghanistan e poi l'Iraq, usando l'11 settembre come scusa (e ovviamente né i Talebani né Saddam Hussein avevano nulla a che fare con l'attentato).
L'11 settembre 2001 ha cambiato la Storia, ha cambiato la nostra percezione di noi stessi e del mondo.
La paura che ne è derivata ha delegato le nostre scelte e la nostra privacy ai nostri governi.
L'11 settembre 2001 ha scritto una triste e importante pagina dei libri di Storia.
Ricordo che i giorni successivi, tutti non parlavano di altro. Le tv continuavano a mandare le immagini delle torri gemelle che crollano, della gente che si butta dalle finestre, del Pentagono in fiamme, delle persone disperate coperte di polvere di cemento, dei camion dei pompieri, del presidente Bush che riceve la notizia durante una visita a un asilo e resta basito.
Era terribile pensare a tutta quella gente che come tutte le mattine era andata a lavorare, e di colpo aveva avuto la vita distrutta. Intrappolati in un'immensa bara di cemento in fiamme, che si stava sgretolando. Chi cercava disperatamente di scappare dalle scale, sapendo che erano TROPPE perché potesse farcela. Chi, intrappolato in ufficio dal fumo, ha preferito buttarsi dalla finestra piuttosto che morire bruciato. Quanto bisogna essere disperati per decidere di suicidarsi? Pochi minuti prima ci si stava lamentando col collega di troppe fatture da contabilizzare o del caffè annacquato della macchinetta, si progettava di comprare una casa o di fare dei figli, un attimo dopo si decideva di saltare dalla finestra di un grattacielo.
Due giorni dopo, andai a un concerto di Elio e Le Storie Tese, di cui avevo comprato il biglietto prima dell'11 settembre. Ricordo che prima che iniziasse il concerto, Elio ELST sono saliti sul palco, con le luci spente, ed è partita "Hallelujah" nella versione di Jeff Buckley. E' stato un momento molto emozionante.
Tutti noi facevamo fatica a capire PERCHE' era successo tutto questo. Ricordo che un amico disse qualcosa che poteva suonare più o meno così: "E' come se a me venisse il ghiribizzo di prendere l'auto e andare a sbattere contro un supermercato".
Ecco, ho l'impressione che oggi nessuno si stupirebbe più di tanto se qualcuno andasse a sbattare con l'auto contro un supermercato. Come se il mondo da quel giorno fosse un po' più folle di prima.
Credo che non dimenticherò mai il terribile momento in cui ho visto quell'aereo entrare nel grattacielo.
martedì 16 agosto 2011
Ri-vado.
Riparto, e stavolta per qualche giorno di vacanza vera.
Ci si rilegge!
P.S.: questa foto e quella bovina di un paio di post fa sono scattate da me medesimo.
domenica 7 agosto 2011
Vado.
Finalmente è arrivato il momento per me di sgommare un po' dalla città. Portatile sottobraccio, scarponi ai piedi, e via!, a lavorare al fresco montanaro!
La connessione lassù non sarà molto affidabile, ergo non so se e quando potrò scrivere sul blog.
Hasta la vista!
venerdì 10 giugno 2011
Guido Nolitta è lui
Ecco un libro che acquisterò di sicuro: "Guido Nolitta - Sergio Bonelli sono io" di Burattini - Romani, edito da Coniglio.
Clccate QUI per leggere l'articolo di afNews.
L'opera di Guido Nolitta, in particolare su Mister No, è stata uno dei motivi principali per cui ho deciso di fare lo sceneggiatore di fumetti.


















