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mercoledì 6 gennaio 2016

Il problema purtroppo del precariato

Ho letto "Il problema purtroppo del precariato" di Alessandro Gori​ e Gianluca Cincinelli, edito da fuori|onda. Per chi non conoscesse, il Gori è l'eminenza marrone dietro il blog Lo Sgargabonzi​.

Il domestic duo aretino sta trovando secondo me la cifra giusta. Il libro è una raccolta di mini-racconti in cui il protagonista, tal Mauro Pentolini Piccini, tenta ogni tipo di professione, un mestiere per capitolo.

Il tema fotografa bene il rapporto che hanno con il lavoro molti italiani tra i venti e i quarant'anni, provinciali cresciuti a pane e mamma e stanchi ancor prima di alzarsi dal letto. Generazioni obnubilate e amorfe senza nemmeno dover ricorrere alle droghe.

Il mondo del lavoro è visto con sguardo tra il disincantato e l'infastidito, tra il cinico e l'ammirato. Il lavoro come una malattia, un male di cui si teme il contagio e da tenere il più lontano possibile, poi idealizzato, poi deludente, poi detestato, infine rifiutato. Così per ogni capitolo.

Per ogni storia e ogni mestiere c'è un rapporto del protagonista con una figura maschile di riferimento, che sia il datore di lavoro o un collega. Un padre putativo da uccidere simbolicamente ogni volta, in un eterno conflitto edipico mai risolto. Il "padroncino" è un padre anaffettivo che ti mostra le difficoltà della vita, e questo è davvero troppo per il nostro Pentolini Piccini che anela solamente a continuare a vegetare nella sua ovatta anestetica, seppur imbevuta dei suoi escrementi.

Lo stile è sempre quello dello Sgargabonzi, qui se vogliamo meno pungente ma non per questo meno chirurgico. Quella di Gori e Cincinelli è una sorta di psichedelia ragionieristica, dove l'assurdità non ha niente a che vedere con viaggi colorati e creature fantastiche, ma con lo svuotare di senso ogni oggetto della vita quotidiana.

Ti droghi e non senti più le gengive, e invece di concentrarti sull'esperienza lisergica, sull'eccitazione e l'euforia, continui a toccarti le gengive e guardartele allo specchio ed è come se fosse la prima volta che ti accorgi di avere le gengive. Sei totalmente insensibile e solo per quello ti accorgi che esistono davvero. Le gengive cominciano a esistere solo nel momento in cui smettono di avere senso. L'insensibilità è il passo più estremo per accorgersi dell'esistenza delle cose, e scoprire che esse sono altro da te. E accorgersi di quanto orrore risieda in ogni oggetto materiale, una volta che ti accorgi della sua esistenza. Questa è la sensazione che si ha quando si leggono le follie del Gori e del Cincinelli.

Insomma, consiglio di acquistarlo e leggerlo. O anche solo acquistarlo se non lo volete leggere, tanto gli autori non sono narcisisti ma sono sicuramente dei poveracci.

E poi va segnalato che il sottoscritto è stato inserito nel libro come fumettista. Il che sarebbe sensato, se non fosse che vesto i panni dell'autore di Diabolik (?!).

E continuo a toccarmi le gengive.


mercoledì 17 dicembre 2014

Debbi [la strana]

Ho appena finito di leggere "Debbi [la strana] e le avventure bipolari del coniglietto Ribes", ultima fatica letteraria di Paolo Di Orazio.

Una storia che parla di sesso, di orrore, di morte, di prostituzione, di pedofilia, di alienazione, di follia. Una lettura terrificante, nel senso letterale del termine. Perché Paolo ha una prosa molto efficace, e ogni scena sanguinaria ti fa contorcere le budella. E la cosa peggiore (anzi, migliore) è che quando pensi di aver sperimentato abbastanza orrore in questo romanzo, arriva sempre qualcosa che alza l'asticella.

Nonostante alcune componenti "soprannaturali", tutto è accurato e credibile, e le scene di orrore e violenza sono sì compiaciute ma mai gratuite. Perché il Male esiste, Di Orazio te lo sta solo descrivendo nei minimi particolari.

Un romanzo solo per stomaci forti, e stavolta dico sul serio. Perché se siamo disposti a leggere/vedere scene violente e splatter per il gusto dell'orrore, assistere alla stessa malvagità applicata ai bambini è una cosa davvero difficile da digerire. Paolo qui ti sta dicendo: l'orrore non è un gioco. L'orrore è l'orrore. Il Male è il Male.

Soprattutto sconsiglierei questo romanzo ai neogenitori, troppo sensibili su certi temi. Ma a tutti gli altri lo consiglio. Perché vale la pena di farsi questo viaggio all'inferno, di dare uno sguardo nell'abisso. Perché se è vero che a guardare troppo a lungo nell'abisso, l'abisso guarda dentro di te, è anche vero che quell'abisso guarda dentro di te e si rispecchia, trova un pezzetto di sé dentro di te, e si spaventa.

Alcune scene mi hanno fatto l'effetto di assistere impotente a qualcosa che non potevo fermare. Come Alex di Arancia Meccanica con gli occhi e la testa immobilizzati a guardare la violenza. Le scene di pedofilia mi hanno fatto provare orrore di me stesso, per il solo fatto di essere un uomo adulto e quindi appartenere alla lontana alla categoria di certi mostri umani.

Per buona parte del tempo non vedi l'ora che arrivi la fine del romanzo per giungere alla "soluzione" del caso. Ma arrivati a un certo punto, vedi la fine come la costa quando sei naufrago nell'oceano, di notte. Non vedi l'ora di essere salvato da tutto quell'orrore. E la cosa che ti fa più senso è che seppur esagerate non si tratta di scene fantastiche, magiche. Si tratta di roba realistica, attuabile. C'è una vocina che ti dice: questa roba può succedere, e magari è successa, tu che ne sai?

Insomma, vale la pena se si ha abbastanza fegato da attraversare il malessere assoluto.

Ma una cosa ormai è chiara: Paolo è malato forte!

Parlando delle parti meno malate, ho apprezzato le scene nel mondo onirico del coniglietto Ribes, una efficace trasfigurazione della mente della protagonista tramite luoghi e personaggi.

Da notare anche le notevoli illustrazioni in bianco e nero contenute nel romanzo, che aiutano a intensificare il senso di inquietudine generale.

Detto questo, non mi ha convinto del tutto il finale che ho trovato un po' frettoloso, ma non voglio dilungarmi su questo punto perché non voglio fare spoiler.

Ultima nota curiosa: tramite il romanzo scopro di essere diventato - con tanto di nome e cognome e capelli lunghi - un medico di un Pronto Soccorso romano. Al di là del fatto che non sarei mai in grado di reggere psicologicamente un lavoro del genere, e che non ho idea di cosa sia un Patchouli, mi sono divertito a leggermi proiettato in questo mondo così crudo e malato del romanzo per fare la parte di un buono, educato e praticamente irreprensibile. Se è così che mi vedi, Paolo, mi sa che esageri!

Ma quando scrive non è certo la misura il punto forte di Paolo, ormai l'abbiamo capito. Però scrive dannatamente bene.


Se siete interessati ad acquistarlo, magari come regalo per un Natale più nero dell'abisso, potete trovarlo qui:

http://www.fumetto-online.it/it/cut-up-falsariga-debbi-la-strana-edizione-variant-limited-666-copie-c73598000000.php 

Paolo Di Orazio
"Debbi [la strana]"
 Cut Up Edizioni

mercoledì 12 novembre 2014

Bolbo

Ok, oggi è il mio compleanno, sì. Non sprechiamoci troppo fiato intorno.

Però fatemi/fatevi un bel regalo: comprate il libro di Alessandro Gori (aka Lo Sgargabonzi) e Gianluca Cincinelli che esce oggi e si intitola "Bolbo".


Il libro ha una doppia prefazione: una di Roberto Recchioni e una mia. Motivo in più per acquistare il libercolo.

Tra gli altri posti, potete acquistarlo qui: http://www.amazon.it/Bolbo-Alessandro-Gori/dp/8897426603

Buona lettura!

mercoledì 16 aprile 2014

I racconti di Simone Tempia

Simone Tempia è uno scrittore emergente. Detta così sembra poco. Sembra uno dei miliardi di sedicenti scrittori che infestano ogni angolo calpestabile del pianeta.

Oggi chiunque solo perché riceve un paio di like su un post pensa di avere le doti del romanziere.

Non è il caso di Simone, perché lui sa davvero scrivere, ma non solo. Ha delle ottime idee. Interessanti, originali, fresche. Quelle tipiche idee a proposito delle quali, da autore, mi è capitato di dire "Perché non ci ho pensato io?". Tempia sa intercettare lo spirito dei nostri tempi, sa essere perfettamente attuale senza ricorrere ai soliti cliché da romanziere sentimentale da quattro soldi di cui sono infarciti gli scaffali delle librerie. Non solo ha ottime idee, ma le sa anche raccontare bene. Ha stile, ha controllo, è lucido in ogni parola. In quasi ogni parola, ancora non è perfetto ma gli manca poco.

Ho avuto modo di leggere alcuni racconti della sua serie Contemporaneo Indispensabile, nonostante non fossi molto invogliato dal titolo, che sa un po' di disco di band indie fighetta.

Simone si è autoprodotto i racconti, ma per non rimanere sommerso nella melma di autopubblicazioni degli aspiranti scribacchini, ha trovato un format intelligente: racconti in pdf impaginati da un grafico e con copertine a cura di disegnatori di un certo rilievo soprattutto nell'underground fumettistico (Ratigher, LRNZ). I racconti sono gratis ma non si possono scaricare da nessuna parte: bisogna scrivere direttamente all'autore per farseli spedire via mail. Come dice Tempia, non voglio click, voglio lettori.

I racconti che ho avuto modo di leggere sono: "La muffa", "Lo stage", "La banca", "La fede" e "Il supermarket".

"Il supermarket" è forse il racconto formalmente più riuscito, come stile, ritmo, arco narrativo, chiusura. "Lo stage" è quello più fulminante e più attuale, racconta una realtà conosciuta a molti, un male del nostro tempo. Vorrei potervi raccontare di più ma ogni passaggio è una sorpresa e ve la rovinerei. Forse il racconto che più mi ha "preso" è "La muffa", seppure imperfetto (troppo corto, avrei voluto vederlo sviluppato di più). La muffa del titolo è una metafora di una condizione che riguarda la vita di molti trentenni -- ecco perché mi sono immedesimato. Ma non è solo questo: ne "La muffa" a dominare sono le emozioni (soprattutto quelle non dette), le relazioni tra i personaggi, mentre gli altri racconti hanno uno sguardo più distaccato.

Lo stile di Tempia è sempre molto surreale. Le storie sono dei meccanismi inesorabili che stritolano i protagonisti, solitamente uomini medi dalle poche aspettative. I temi dei racconti sono spesso molto simili. C'è un senso di baratro infinito, di un precipitare degli eventi che non ha mai fine. C'è un forte senso di alienazione legata ai tempi moderni. Non stiamo parlando dell'alienazione dell'impiegato anni '60/'70 in stile Bristow/Fantozzi. I racconti di Tempia sono pienamente immersi nello zeitgeist. Da tempo avevo l'impressione che non si riuscisse a raccontare l'alienazione e l'abulia dell'uomo degli anni 2010, troppo sommersa da quell'apparenza esteriore positivista di tecnologia=amore che i media ci propinano e che in maniera ambigua ma tutto sommato efficace ci ha raccontato Spike Jonze in "Her". Tempia invece ci svela l'illusorietà di questa patina e mostra quanto siamo vuoti, o nel migliore dei casi pieni di ghiaccio. Quanto siamo soffocati dai meccanismi sociali che non solo ci stritolano, ma ci vogliono anche sorridenti nelle nostre facce da instagram.

Nel modo surreale e ossessivo ma sempre lucido con cui Tempia racconta le sue storie ho annusato un sentore di Pirandello e un pizzico di Kafka. Non so se siano suoi riferimenti letterari.

Non che non abbia difetti, eh. In certi frangenti si percepiscono delle "cadute di stile", quasi si distraesse, che interferiscono un po' con la sospensione dell'incredulità. Ho trovato alcuni finali poco efficaci. E a volte i suoi meccanismi ossessivi sono TROPPO ossessivi, diventano un po' ripetitivi.

Ma se solo il mondo letterario ha un po' di sale in zucca, spero che tenga d'occhio Simone Tempia, perché si tratta di un talento, che mi auguro sarà coltivato a dovere. E spero che prima o poi si misuri con un romanzo.

So che sta per uscire un nuovo racconto, perciò se siete interessati scrivetegli a contemporaneoindispensabile@gmail.com . Naturalmente, ve lo consiglio: i racconti in pdf sono agili da leggere anche su tablet, minitablet, smartphone, magari mentre siete sull'autobus.

lunedì 16 settembre 2013

Le avventure di Gunther Brodolini

Era una bambina bruttissima, ma che però era considerata bellissima perché aveva una massa tumorale a forma di bimba bellissima. Gisella lo dette in adozione a una ditta che non poteva avere figli, la Simmenthal.


Ho ricevuto in anteprima il libro di Alessandro Gori, blogger dello Sgargabonzi, uscito a luglio.

L'ho letto quasi subito. Perché quindi ne parlo solo ora?

Non so. Il libro mi ha in parte divertito, in parte turbato, in parte infastidito. Avevo bisogno di rifletterci.

"Le avventure di Gunther Brodolini" non è un romanzo, è più una raccolta di episodi cui il protagonista è sempre Gunther, un bambino per così dire problematico.

Molti l'hanno definito un libro comico, dicono che fa ridere. L'ha detto perfino il prode Cajelli, che se ne intende parecchio.

A me però non ha fatto ridere. Più che altro mi ha fatto orrore.

Non che sia scritto male, eh. La scrittura del Gori è inesorabile, è un bisturi e ti tira fuori i tumori che non pensavi di avere.

"Le avventure..." è una sorta di assurdo viaggio lisergico all'interno della psiche collettiva, ma è un tunnel degli orrori.

I temi più ricorrenti sono lo stupro, la pedofilia, l'incesto, le malattie, la tortura. Un orrore raccontato tramite i meccanismi dell'umorismo, e certo, in alcuni punti mi ha anche fatto sorridere. Non è comico, è grottesco, piuttosto.

Il Gori è uno scrittore enigmatico. Come già detto su questo blog, riesce a penetrare nelle pieghe e nelle piaghe della coscienza collettiva, dei luoghi comuni, delle frasi fatte e della comunicazione col pilota automatico. E' inesorabile, non si ferma davanti a niente. E' come uno che scoppia una pustola sulla schiena della società, e questa pustola è una fonte inesauribile di pus, e il Gori non si ferma mai. Continua a schiacciare, e ci annega tutti in un un'orgia di pus.

Alle volte però, è troppo. Lui continua a schiacciare questa pustola e a dirci: vedete? Vedete quanto facciamo schifo? Capita però che uno pensi: ok, basta, lo so che facciamo schifo. Ho bisogno anche di qualcosa di costruttivo. Può esistere anche qualcosa di pulito in questo mondo, ma se lo cercate è inutile che vi rivolgiate al Gori.

Perché il Gori è uno scrittore che ha orrore di se stesso. Ci svela l'orrore della quotidianità, della normalità, della vuotezza dell'esistenza. Ci sembra dire: la vita è vuota, allora tanto vale riempirla di merda.

Il Gori prende i luoghi comuni che gli fanno orrore e ci incarta l'orrore vero, quello della tortura, della malattia, della pedofilia. Nei suoi scritti, ogni volta che apriamo la confezione delle frasi fatte da ascensore o da attesa dalla parrucchiera, troviamo un arto mozzato, una pozza di vomito, qualsiasi cosa possa fare schifo. E in maniera pavloviana, finiamo per avere orrore degli stessi luoghi comuni. Questo pare il suo intento, ma il gioco tende a mostrarsi logoro. Funziona, ma oltre un certo limite, sembra che il Gori si limiti a crogiolarsi nella stessa melma perversamente sociale che gli fa orrore. Mentre gli altri in questa melma ci sono immersi senza accorgersene, il Gori ci fa i tuffi, le bolle, le costruzioni. Insomma, lui la melma in cui stiamo forse vuole solo mostrarcela, non è che vuole ripulirci.

Tutti ogni tanto abbiamo pensieri orrendi, a volte abbiamo schifo di noi stessi. Credo che in fondo sia sano. Nessuno di noi è puro al 100%. Ma il Gori ha talmente orrore di  questa impossibilità di purezza, che produce più sporcizia possibile. Ha orrore dei propri pensieri, e allora li esercita fino alle estreme conseguenze.

Un esercizio a volte utile, a volte fine a se stesso. In questo momento mi viene in mente la "Merde d'artiste" di Piero Manzoni.

Insomma, il Gori va preso a piccole dosi, perché può essere estenuante.

Ma il suo blog va seguito, ogni tanto. Il suo libro vale la pena di leggerlo. Lo trovate su Amazon a meno di 7 euro.

Perché se il Gori non è certo tutto quello di cui possiamo aver bisogno quando cerchiamo letteratura e/o intrattenimento, di un Gori c'è comunque bisogno nel mondo.

Come c'è bisogno dei pipistrelli, che seppur brutti si mangiano le zanzare.

mercoledì 11 luglio 2012

Pico special


E' in edicola "Focus PICO speciale Fiabe e filastrocche".

Al suo interno trovate ri-pubblicate le mie storie "Che cos'è Bibo?" e "Un monte di gelato".

Buona lettura (soprattutto ai vostri figli e/o nipoti)!

martedì 19 giugno 2012

Focus Pico di giugno



Sono in enorme ritardo per segnalare che su Focus Pico di giugno (lo trovate in edicola) c'è una mia storia dal titolo "Il pirata Carlos".

Se avete dei bambini piccoli è la lettura giusta per la loro estate!

Buon divertimento!

domenica 19 dicembre 2010

Focus Pico n° 34


Imperdonabile dimenticanza: su FOCUS PICO n°34 di dicembre trovate il raccontino "La volpe poco furba" scritto dal sottoscritto (perdonate il bisticcio verbale) e disegnato da Valentina Valentini e Luca Maggi.

Buona lettura!

sabato 13 novembre 2010

Auguri RLS!


E così, scopro che il giorno dopo il mio ricorre il compleanno di un altro grande scrittore (ahah!).

Oggi si festeggiano i 160 anni di Robert Louis Stevenson, che il mondo deve ringraziare per "L'isola del tesoro", "La freccia nera", ma soprattutto per quell'immenso capolavoro che è "Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde", capostipite della letteratura gotica ottocentesca.


Qui sotto, la pionieristica scena iniziale in soggettiva di "Dr. Jekyll and Mr. Hyde" del 1931, diretto da Robert Mamoulian.



Buon compleanno RLS!

lunedì 3 maggio 2010

[ipse dixit] Bradbury + Kurosawa


"Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l'albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos'altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l'uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva."

Ray Bradbury, Fahrenheit 451

--

Questo passaggio mi fa venire in mente anche "Vivere" di Akira Kurosawa:

venerdì 30 aprile 2010

Best Seller


Il giorno che dovessi pubblicare un romanzo, cercherò di promuoverlo ispirandomi al più grande best seller della storia: la Bibbia.

Tutto sta nel convincere le persone che leggerlo salverà le loro anime.

martedì 2 marzo 2010

Focus Pico #25


Su Focus PICO numero 25 di marzo potete trovare la storia "Che cos'è Bibo?", scritta dal sottoscritto e disegnata da Elena Giorgio.

Da segnalare anche che sullo stesso numero trovate un racconto dell'amico e collega Massimiliano Valentini!

mercoledì 3 febbraio 2010

Focus Pico #24


Avete dai 4 ai 6 anni? Avete figli-nipoti-cugini-zii-bisnonni-conoscenti di quell'età? Siete voi stessi dei bambinoni molto cresciuti?

Correte allora in edicola e comprate (o fatevi comprare) Focus Pico n° 24 di febbraio: ci troverete un mio breve racconto intitolato "Lisca e Salame" (vediamo se qualcuno indovina l'omaggio, solo nella scelta dei personaggi ovviamente), illustrato da Giulia Olivares.

Buona lettura!

venerdì 29 gennaio 2010

So long, J.D.!


"Spero con tutta l'anima che quando morirò qualcuno avrà tanto buonsenso da scaraventarmi nel fiume o qualcosa del genere. Qualunque cosa, piuttosto che ficcarmi in un dannato cimitero. La gente che la domenica viene a mettervi un mazzo di fiori sulla pancia e tutte quelle cretinate. Chi li vuole i fiori, quando sei morto? Nessuno."

Jerome David Salinger (1/1/1919 - 27/1/2010)

martedì 8 settembre 2009

Il Mondo siamo Noi


Appena tornato dalle vacanze e già un sacco di notizie da "postare".

Prima di tutto vi segnalo questa: sono stato intervistato dal portale "Il Mondo siamo Noi" sulla mia duplice attività di sceneggiatore e musicista.

Cliccate QUI per leggere l'intervista.

Ringrazio "Il Mondo siamo Noi"!

martedì 26 maggio 2009

Faraci e il cane Piero


Tito Faraci che scrive un libro per l'infanzia. La cosa mi incuriosisce, e non poco.


A meno di esplosioni nucleari o meteoriti, ci sarò.

venerdì 27 marzo 2009

Subway Letteratura


E' con una punta di orgoglio che vi comunico che il mio racconto "Chandelle est morte" è tra i finalisti del concorso "Subway Letteratura", una bella iniziativa che ogni anno pubblica e distribuisce i racconti vincitori sui mezzi di molte città italiane, a partire dalle metropolitane di Milano e Roma, cercando di riportare un po' di amore per la lettura tra i distratti cittadini urbani.

Il mio, insieme ad altri due racconti, è il primo ad essere votabile e commentabile sul sito di Subway. Vi invito quindi ad andare a leggerlo e commentarlo: CLICCATE QUI.

Per votare e commentare è necessario registrarsi, ci vuole un attimo. Se avete intenzione di farlo, affrettatevi: il racconto sarà disponibile all'interattività solo per due giorni.

Buona lettura e grazie a chi se ne interesserà!

venerdì 20 marzo 2009

giovedì 5 marzo 2009

Status Novel - 2


Questo post per aggiornarvi su come sta andando la "status novel", ossia la storia a brevi frasi che di giorno in giorno sto sperimentando sullo "status" di Facebook.

In grassetto le frasi nuove rispetto al precedente post di circa un mese fa.


Joe si sveglia. Gli duole la testa. Dove si trova?

Joe si guarda intorno. E' troppo buio ma sente puzza di marcio.

Joe si accorge di avere mani e piedi legati. Deve trovare un modo di liberarsi.

Joe cerca di liberarsi ma i lacci intorno a polsi e caviglie si stringono ancora di più.

Joe legato in un luogo buio, umido, freddo e odorante di marcio, si mette a gridare, in preda al panico.

Joe torna ad avere lucidità. Deve liberarsi. Tasta intorno per cercare qualche oggetto utile.

Joe cercando nelle proprie tasche trova un accendino. Lo accende.

Joe alla luce dell’accendino scopre un cadavere a pochi centimetri dalla sua faccia. Si mette a gridare.

Joe ha appena scoperto un cadavere alla sua sinistra. Si guarda intorno. A destra: un finestrino. Sotto: un sedile. Davanti: uno schienale.

Joe muovendosi a fatica illumina intorno con l’accendino. Ecco cosa vede: un aereo pieno di cadaveri.

Joe spegne l’accendino per non sprecare gas e pensa al da farsi. Trema per il freddo e la paura.

Joe è al buio in un aereo pieno di cadaveri. E’ terrorizzato ma lo sarebbe di più accendendo l’accendino e rivedendo quegli occhi ribaltati.

Joe ha deciso: deve liberarsi. Con l’accendino scioglie i lacci di plastica che lo legano. Una goccia di plastica fusa gli ustiona la mano.

Joe è finalmente slegato. Mettendo i piedi giù dal sedile scopre che il pavimento è coperto da 10 cm d’acqua.

Joe confuso, coi piedi a mollo, guarda fuori dall’oblò dell’aereo. E’ buio, ma con un po’ di fatica riesce a mettere a fuoco.

Joe ha capito dove si trova l’aereo: a mollo nel mare, di notte. Capisce di essere VERAMENTE nella merda.

Joe , tra i cadaveri, in un aereo che galleggia in mezzo al mare, di notte, si chiede come ha fatto a finire in quel casino. Non ricorda nulla.

Joe a tentoni cerca il salvagente sotto il sedile. Lo trova, ma trova anche una pistola.

Joe indossa il giubbotto di salvataggio. Si chiede che cosa ci facesse anche una pistola sotto il sedile.

Joe mette via la pistola e decide di cercare nell’aereo qualcosa che lo aiuti a uscire da quel casino. Usa l’accendino per farsi strada.

Joe passando davanti al cadavere del vicino di sedile si accorge che ha un buco in testa. E che è il pilota dell'aereo.

Joe ipotizza che la pistola trovata sotto il sedile sia del pilota morto: dev’essersi suicidato. Ma perché vicino a lui?

Joe illuminando con l’accendino si aggira per l’aereo semi-allagato. Tutti i passeggeri sono morti con la mascherina dell’ossigeno addosso.

Joe si sposta verso la cabina dell’aereo: il gas dell’accendino sta finendo e deve trovare qualcosa per far luce.

Joe vicino alla cabina di pilotaggio trova uno scomparto nella parete. Lì potrà trovare qualche oggetto utile. Ma l’accendino si spegne di colpo.

Joe a tentoni nel buio apre lo scomparto e fruga dentro. Tra le altre cose trova una torcia elettrica. La accende.

Joe accendendo la torcia vede che cosa aveva toccato dentro il vano al buio: un gigantesco ragno peloso e cangiante. Che corre verso di lui.

Joe cerca di schiacciare con la porta dello scomparto l’ENORME ragno, che però è troppo veloce. L’aracnide gli salta sul petto.

Joe con la torcia si stacca dal collo il ragno, che cade sulla testa del cadavere di un passeggero. Joe estrae la pistola raccolta poco prima.

Joe senza pensarci spara al ragno a distanza ravvicinata, trapassando anche il cranio del cadavere. Zampette e pezzi di cervello ovunque.

Joe dopo aver spappolato il ragno si sente più reattivo. Si trova in un aereo che galleggia in mezzo al mare. Deve capire come salvarsi.

Joe illumina l’acqua in cui i suoi piedi sono immersi. Nota un’evanescente scia di sangue che si espande verso la cabina.

Joe seguendo la chiazza di sangue arriva in cabina e trova il copilota e due hostess. Sgozzati. Che sia stato un dirottatore?

Joe è inorridito dai cadaveri sgozzati ma deve concentrarsi sui comandi in cabina. Quale sarà la radio?

Joe prova ad azionare diversi pulsanti, ma niente sembra funzionare. Chiamare i soccorsi sembra impossibile. Poi, dietro di sé sente una voce.

Joe ha sentito un rantolo dietro di sé. Battito accelerato. Si volta. È una delle hostess: è ancora viva.

Joe cerca in qualche modo di soccorrere l’hostess. Le tampona lo squarcio nel collo con un fazzoletto, che però si riempie subito di sangue.

Joe legge il nome che l’hostess ha appuntato sul petto: MELANIA. Hai i capelli rossi ed è bella. Nei suoi occhi verdi si può scorgere l’ORRORE.

Joe vede le sue mani riempirsi del sangue di Melania, e il terrore si impossessa di lui. Come salvarla? Come salvarsi? Chi è stato, e perché?

Joe capisce che l’hostess morente vorrebbe comunicare qualcosa. Lo guarda smarrita. Bocca aperta, occhi svuotati... Poi sembra riconoscerlo.



[continua]


E intanto anche a qualcun altro è venuta voglia di provare a inventarsi una storia nello stesso modo, leggerò con interesse!

Giorgio

lunedì 23 febbraio 2009

I segreti erotici dei grandi chef


Ho recentemente letto il penultimo romanzo di Irvine Welsh intitolato "I segreti erotici dei grandi chef", del 2006.

Welsh è un grande narratore. Molto legato al suo territorio di partenza, la nativa Leith, in Scozia, ha già dato prova della sua arte ad esempio in "Trainspotting", da cui è stato tratto il famoso film di Danny Boyle con Ewan McGregor.

La storia de "I segreti erotici dei grandi chef" consiste sostanzialmente in un approccio moderno a quei romanzi gotico-vittoriani come "Lo strano caso del dr. Jekyll e di mr. Hyde", "Il ritratto di Dorian Gray", dove si esplora principalmente il tema del doppio.

I protagonisti sono Danny Skinner e Brian Kibby, due ragazzi poco più che ventenni. Il primo è il classico bulletto: hooligan, alcolizzato, bel ragazzo spigliato con le donne, sessuomane. Kibby invece è il classico nerd: timido, vergine, astemio, appassionato di videogiochi, di Star Trek, di trenini e di camminate in montagna. Skinner ha un pessimo rapporto con sua madre, mentre Kibby è il "cocco di mamma". Skinner non ha mai conosciuto suo padre, mentre quello di Kibby sta morendo.

Il loro primo incontro avviene sul posto di lavoro: entrambi lavorano per il Comune di Edimburgo come ispettori dell'igiene nelle cucine dei ristoranti.

Skinner è ribelle sul lavoro, mentre Kibby è il classico lecchino. I due diventano presto rivali. In pratica, sono l'esatto contrario l'uno dell'altro. Lo Yin e lo Yang: opposti che si scontrano ma non possono fare a meno di restare legati da una specie di maledizione. L'odio di Skinner verso il rivale, infatti, produce una specie di malocchio per cui, quando lui beve, si droga, fa a botte, a subirne le conseguenze è il corpo di Kibby.

Da qui prende il via una vicenda complessa e intensa, che vede Kibby cercare di capire che cosa sta succedendo al suo corpo, mentre Skinner è impegnato a indagare sull'identità di suo padre, che lui sospetta essere uno dei famosi chef che sua madre ha avuto modo di frequentare da ragazza.

La vicenda è avvincente e lo stile ancora di più. La narrazione è spezzettata in un "montaggio alternato" tra terza persona e prima persona di Skinner, Kibby e perfino la sorella di Kibby, facendoci entrare e uscire di continuo dai personaggi, quasi si fosse in una specie di sala operatoria narrativa. Lo stile è spesso cinico e impietoso verso le meschinità umane. Welsh è uno di quegli artisti che, all'inizio degli anni '90, hanno ispirato molti altri, che si sono buttati a capofitto nello stile cattivo e dissacrante. Molti di loro però non hanno capito che la narrazione di Welsh non è cinica fine a se stessa. Certe descrizioni sono sì disgustose (le conseguenze dell'alcolismo in Skinner fanno passare la voglia di bere alcolici), però sono solo una parte di uno stile che vuole mettere a nudo tutto delle persone: le bassezze, ma anche le emozioni vere, senza retorica. Questi protagonisti, Skinner e Kibby, sono al tempo stesso caricaturati e molto umani. Skinner è un bullo, un alcolizzato, ma i suoi sentimenti, dall'odio all'amore, sono veraci e altalenanti come quelli delle persone reali. Lo detestiamo per la cattiveria di cui è capace, ma soffriamo per il disastroso rapporto che ha con le persone e per la sua ansiosa - ma mai esasperata dal punto di vista retorico - ricerca del padre. Kibby è patetico, ma soffriamo con lui quando è vittima delle altrui angherie, e facciamo il tifo per lui quando cerca a fatica di esternare la sua rabbia.

L'unica cosa che non mi ha convinto del tutto è il finale, che si intuiva da almeno un terzo del romanzo. La delusione viene ammorbidita però dalla maniera intensa e dalla maestria narrativa con cui le "carte" vengono "scoperte".

Insomma, un romanzo veramente intenso, da leggere, scritto da un grande narratore dei nostri tempi.

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