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domenica 10 ottobre 2010

Inception


Sono andato a vedere "Inception", il nuovo film di Christopher Nolan con DiCaprio.

Un solo consiglio: andatelo a vedere.

In breve, la storia narra di Cobb, un ladro che tramite una particolare tecnologia si insinua nei sogni altrui per rubare loro le idee. L'ultima missione è un fallimento, perciò decide di darsi alla macchia, col grande rimpianto di non poter mai più tornare dai figli che non vede da ormai tanto tempo a causa di un'accusa che gli pende sulla testa. Però un affarista giapponese gli dà l'occasione di riscattarsi: invece di rubare un'idea dovrà innestarne una nella mente di un suo rivale. In cambio, farà in modo che le accuse su di lui cadano e possa tornare a casa dai figli.

Per poter innestare un'idea però non basta entrare in un sogno della vittima, bisognerà entrare in un sogno nel sogno, anzi, in un sogno nel sogno nel sogno.

Questo permette al film di visualizzare contemporaneamente (montaggio da Oscar) diversi piani narrativi: la realtà, il primo sogno, il sogno nel sogno, e il terzo livello di sogno, cui verso la fine si aggiungerà una quarto. In ognuno di questi il tempo scorre diversamente. E ogni livello ha un'ambientazione diversa: un aereo, New York, una base militare sulle montagne innevate, una spiaggia, ecc. Ciò che succede in un "livello superiore" influenza anche ciò che accade nel "livello inferiore" di sogno. Ogni ambientazione è molto realistica, a parte alcune stranezze tipiche dei sogni, ottime occasioni per sbizzarrirsi con gli effetti digitali senza eccedere in "tamarraggine".

La trama è veramente molto complessa e ci sono un paio di spiegazioni che non sono troppo chiare. Ma immagino che scrivere una sceneggiatura del genere, che sembra un gigantesco rebus (il film dura quasi 2 ore e mezza) debba essere stato uno sforzo ciclopico.

La cosa migliore è il rapporto che il protagonista ha con il "fantasma" della moglie, verso cui prova senso di colpa, che si presenta periodicamente nei suoi sogni come proiezione del suo subconscio per mettergli i bastoni tra le ruote. C'è quindi un discorso interessante e intenso che riguarda il nostro rapporto con i sensi di colpa e con il subconscio, che si manifesta nei sogni e che in fondo influenza tutta la nostra vita vigile e non.

Tutto nel film è interconnesso sia a livello di consequenzialità, azione, motivazioni, emozioni, responsabilità morali, eccetera. Perché in fondo in un film ambientato in un sogno le emozioni sono il motore stesso di eventi spettacolari da film d'azione.

Ricorderò male, ma mai mi era capitato di vedere in un film un treno che travolge l'auto del protagonista (tipica scena d'azione) a causa di un suo senso di colpa verso la moglie. Nolan ha quindi in un certo senso trovato la pietra filosofale, è riuscito a intrecciare insieme azione e sentimenti in maniera talmente forte da renderli una cosa sola. Chapeau.

Oltretutto Nolan, dal mio punto di vista di sceneggiatore, ha costruito in maniera magistrale il protagonista: è l'uomo delle contraddizioni, dice agli altri di fare una cosa e fa il contrario. Non sempre ovviamente. Quindi anche quando in alcuni casi nel film si contraddice da solo (per motivi funzionali al procedere della storia), la cosa ci sembra del tutto normale e la sospensione dell'incredulità non viene meno. L'uovo di Colombo.

Alcune cose nel film mi ricordano il miglior David Lynch.

La pietra filosofale e l'uovo di Colombo hanno però degli inconvenienti.

Il film è un po' cervellotico, alcuni passaggi sfuggono anche allo spettatore più attento. Resta il dubbio su come funzioni davvero questo "innesto" di idea, non si capisce in maniera chiara tramite quali passaggi logici le azioni dei protagonisti nei sogni della vittima possano indurlo a decidere autonomamente di smembrare la multinazionale del padre. Magari qualcuno di voi è in grado di spiegarmelo meglio.

Però il finale è notevole.

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ATTENZIONE: SPOILER! CHI NON HA VISTO IL FILM NON PROSEGUA NELLA LETTURA SE NON VUOLE ROVINARSI IL FINALE!
A chi ha già visto il film, dico solo una cosa: LO SAPEVO. Nolan oltre ad aver trovato la pietra filosofale è anche l'unico che è riuscito a fare ciò che è "proibito" fare in un film: alla fine è tutto un sogno.

O meglio, chiude il film prima che tu possa averne la certezza. Ma il forte dubbio ormai ti si è INNESTATO dentro, che tutta la realtà che hai visto finora possa essere falsa, proprio come succede alla moglie di Cobb nel film.

E qui sta il colpo di genio del regista. Nell'andare a nero proprio in quel preciso istante, quando la trottola sta girando un po' troppo, sembra proprio che ci troviamo nell'ennesimo sogno, però non puoi essere proprio sicuro al 100% che Cobb, molto nervoso per il ritorno dai figli, non le abbia dato un colpo incredibilmente forte, e insomma, non lo saprai mai. Fine.

(Ecco perché mi ricorda il miglior David Lynch)

FINE SPOILER
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Per chi non lo ha visto, invece, un consiglio: andatelo a vedere.


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EDIT
Sul blog di Alessandro Ferrari c'è una RECENSIONE che arriva a conclusioni per certi versi abbastanza diverse dalle mie, o meglio, si concentrano su alcuni aspetti che io non ho analizzato. Ale è più critico di me nei confronti del film, ma condivido comunque alcune di queste critiche.

In generale, quello che apprezzo spesso del Ferrari è l'approccio molto diverso dal mio, ma senz'altro valido, che ha nell'analizzare una storia (e quindi anche nello scriverla): meno "razionale" del mio, molto più "viscerale". E' un aspetto importante perché lui è sicuramente più "in sintonia" di me con un certo tipo di lettori-spettatori, quindi cerco di fare tesoro anche del suo punto di vista.

mercoledì 18 agosto 2010

A proposito...


...se il verbo relativo a "sogno" è "sognare", quello relativo a "incubo" è "INCUBARE"?

lunedì 16 agosto 2010

Raccontare, sognare?


Alle volte mi chiedo: perché sentiamo il bisogno di raccontare? Magari mettendoci molto spesso qualcosa di autobiografico in ciò che raccontiamo?

E mi capita di rispondermi: nella vita a volte succedono cose talmente belle e talmente brutte che bisogna raccontarle, per essere sicuri di non aver sognato.

giovedì 23 ottobre 2008

Taxi driver


Sono Topolino.

Mi sono trasferito in una città di montagna, tipo Denver, a fare il tassista. Il mio primo cliente, praticamente il capufficio di Mr. Incredible nel film "Gli Incredibili", arriva da Topolinia.

Mi chiede se conosco un certo Pippo. Gli rispondo: "Certo, è il mio migliore amico!"

Non è l'incipit di una storia che sto sceneggiando, ma è il sogno che ho fatto stanotte.

Non so questo cosa significhi a livello psicanalitico. Certo che non è normale sognare di essere Topolino.

Alla faccia della deformazione professionale.

La metamorfosi è cominciata?

Giorgio

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