sabato 4 agosto 2007

Bambini

Oggi - stanotte - stavo facendo una riflessione sul fumetto e ho deciso di "postarla" sul blog sperando di far riflettere anche voi. Vorrei spezzare un'arancia... cioè, una lancia a favore di chi produce fumetti con un occhio di riguardo nei confronti dell'infanzia. Perché oggi tutti i "media" dell' "entertainment" (ohmioddio non so più scrivere in italiano!) hanno prodotti diretti ai bambini. Dal cinema (Harry Potter e Shrek sono successi mondiali) alla tv (il pomeriggio in compagnia di Goku & co. sembra diventato un must, io mi divertivo con i Transformers... Toh! Quelli si sono TRANSferiti al cinema!), ai videogiochi per pc, playstation e console varie. Anche i cellulari a forza di giochini, suonerie, sfondi, covers, ecc. hanno la loro sezione dedicata ai più piccoli. Perfino internet, il "medium" più malandrino (chi conosce la spassosa canzone "Internet is For Porn" dal musical "Avenue Q"?) ha le sue diramazioni dedicate all'infanzia, seppur poche.

E il fumetto? A quanto pare il fumetto un po' lo fa e un po' se ne vergogna. Da una parte troviamo qualche testata con dichiarato target rigidissimo: "Per i bambini dai 5 anni e otto mesi ai 7 anni e 2 mesi, 12 giorni, 4 ore, 32 minuti e 14 secondi". Se lo sfogli un secondo dopo aver passato il target ti arrestano. Probabilmente agli autori forniranno delle tabelle con tutti i termini mediamente conosciuti da un infante di quell'età e se butti lì un "precipuamente" hai un richiamo ufficiale. Con un "emopoiesi" ti licenziano in tronco.

Dall'altra parte invece hai fumetti che pur avendo un'utenza trasversale hanno sempre avuto un occhio di riguardo verso i ragazzini e che ora sembra quasi se ne vergognino. Perché i lettori sono cresciuti, e quindi vogliono temi adulti, introspezione, azione, che diavolo! Basta con le ragazzate! E lo pretendono da Superman e da Paperino. Nel fumetto sembra esserci una specie di complesso, per cui essendo sempre stati considerati "una roba da bambini" invece di un'arte come dovrebbe, chi ne è appassionato sente il bisogno di ribadire a tutti i costi la dignità del nostro amato mondo cartaceo, cercando di discostarsi il più possibile dalle "ragazzate". Per carità, io stesso amo nelle mie storie su Topolino aggiungere introspezione, qualche sotterraneo tema adulto, magari citando film che sicuramente i bambini non conoscono, cercare di confezionare una "millefoglie" che piaccia a tutti... ma questo quasi "disprezzo" per l'infanzia nel fumetto a cosa porta? Se non ci sono bambini che leggono fumetti, chi li leggerà domani? Noi li leggiamo perché da bambini ci hanno appassionato. E a me da piccolo appassionavano tante cose ma mi appassionavano pure i Transformers, che già all'epoca erano una discreta cagata. Non vedo l'ora di vedere il film!

Da bambino alle volte venivo rapito dagli alieni. Questi alieni si chiamavano Carl Barks, Goscinny, Charles M. Schulz, Jacovitti. Le storie dei paperi di Barks, Asterix, i Peanuts, Jak Mandolino, mi assorbivano talmente tanto che il mondo per me restava lontano milioni di anni luce. Eppure non erano una ragazzata. Tutt'oggi se apro uno qualsiasi di questi fumetti vengo risucchiato, e a ogni lettura quando chiudo l'albo ho avuto una nuova rivelazione, perché i temi e gli "strati" arrivano talmente in profondità da non sentirti mai abbastanza "adulto" da non poter imparare qualcosa alla prossima rilettura.

Un concetto che gli altri media hanno ben presente. Non ditemi che Shrek è pensato solo per i bambini: chi si sganascia davvero sono gli adulti!

Le storie Disney, Barks compreso, hanno sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti dei piccoli. Perché loro sono il futuro. Perché invece di considerarli una rottura o una palla al piede che "non mi permette di andare a fare l'happy hour in Corso Como che mi hanno detto una volta è passato di lì il cercopiteco domestico di Odoacre del Grande Fratello" e abbandonarli alle isterie di suonerie per i cellulari, video con le insegnanti in tanga, calciatori e veline, Paris Hilton e Fabrizio Corona, fissazioni per l'abbigliamento, parcheggiandoli in scuole che li segregano per 10 ore al giorno, forse bisognerebbe educarli, che non significa insegnargli a fare il baciamano e a riconoscere il coltello per il pesce, ma NARRARE loro delle storie in cui si ritrovino e che li appassionino. Il metodo più antico del mondo, quello delle storie per insegnare.

Perché i bambini non sono dei piccoli adulti. E' vero, forse a 7 anni sanno già tutto sul sesso e una volta non succedeva, ma sono sempre bambini. Là fuori l'uomo nero c'è ancora e loro ne hanno paura oggi come ieri. E si emozionano ancora quando si trovano davanti ai grandi temi che discutono i grandi valori: l'amicizia, l'amore, la famiglia, e - perché no - la contrapposizione tra la vita e la morte. A proposito di quest'ultimo argomento voglio dire a coloro che vorrebbero i fumetti sempre "politically correct" e scevri di ogni problema che sono convinto che i bambini siano in grado di gestire il concetto di "pericolo di morte" meglio degli adulti (certo, senza insisterci con particolari cruenti e shockanti). Perché LORO non hanno i dubbi che abbiamo noi sulla vita, e per loro la morte non ha una valenza angosciante quanto lo ha per noi. LORO, quando giocano, si sparano, si minacciano di morte, quando gli "sparano" si buttano a terra fingendosi stecchiti, eccetera. Perché loro non sanno davvero in cosa consiste la morte (come se noi lo sapessimo!), per loro la vera sfida è diventare grandi.

Ma mi sono dilungato.

Concludendo, questo mio post vuole essere una ode a tutti coloro che scrivono, disegnano, pubblicano fumetti per TUTTI, con un occhio di riguardo per i bambini. Perché una storia interessante raccontata in maniera complessa la capisce un adulto, narrata in maniera semplice la può capire anche un bambino, e allora ecco che il fumetto può essere un anello di collegamento tra l'adulto e il bambino, come quando mio padre, sperando che non li riducessi a pezzettini, sapendo che mi sarebbe stato più utile di un corso di filosofia alla Sorbona, mi prestava i suoi amati Peanuts o "Io Paperino".

Tante critiche si potranno fare alla Disney in quanto multinazionale, eccetera eccetera. Ma una cosa non le si può togliere: tutt'oggi Topolino pubblica per tutti con un occhio di riguardo ai bambini, che secondo me è un gran merito.


Giorgio

P.S.: Per chi se lo dovesse chiedere: no, non ho bambini. Non ho nemmeno animali domestici. Il massimo che ho avuto è stato qualche criceto. Il mio preferito si chiamava Isidoro, detto Lillo.

5 commenti:

Maria Paola ha detto...

Giorgio sei grande! Posso testimoniare che le tue non sono parole, ma convinzioni profonde e veramente vissute: ti ho visto raccontare il tuo "mestiere" ai ragazzi, con tanta attenzione e rispetto per le loro teste e il loro crescere! Continua. Le vie per essere un vero educatore sono infinite: la tua è una delle più gradevoli ed efficaci. Buona fortuna!

Antonio ha detto...

Essendo il sottoscritto uno di quei folli che scorrazza per il web a recensire fumetti elogiando l'elogiabile e martellando il martellabile, posso affermare che noi fruitori, lettori, appassionati e -nei casi disperati- nerd, non nutriamo alcuna repulsione per i bambini. Certo, si va in bestia quando si assiste a un eccessivo appiattimento delle storie, che diventano scemenze per lobotomizzati invece di offrirsi a essere più accessibili anche a un pubblico meno maturo. Il da te (posso darti del tu? Mi sembra strano dare del lei a qualcuno in quella ora grande famiglia ora spietata trappola del web) citato Barks costruiva storie fenomenali su piani di lettura differenti, in modo da poter essere apprezzati da grandi e piccini; e il numero delle tavole non era un problema (scusa che molti autori adottano per giustificare le loro storie più sempliciotte), infatti le mitiche ten pages barksiane sono passate alla storia. La tendenza odierna (che è la tendeza, ma non la norma; alcuni bravi atuori, come Casty ad esempio, riescono ancora ad offrire molteplici livelli di lettura) è quella di semplificare le storie eccessivamente, temendo che il bimbo possa impaurirsi nell'incappare in temi adulti come la morte (Gottfredson) o nel doversi scomodare nel cercare parole nuove nel dizionario (Martina, Cimino). In breve: non ci si lamenta mai dei bambini, ma dell'iperprotettivismo nei loro confronti che ha ripercussioni sulla qualità delle storie.

Concludo (non se ne poteva più, eh? :P) dichiarandomi perfettamente concorde con il resto della tua lucida analisi, specialmente nel valorizzare l'importanza delle nuove generazioni.

Giorgio Salati ha detto...

Un grosso ringraziamento a Maria Paola che mi ha spinto qualche anno fa a insegnare il fumetto ai ragazzini, esperienza che ho ripetuto e che spero di ripetere in futuro!

Rispondendo invece ad Antonio: l'esempio di Barks che fai è assolutamente calzante: un grande autore che scriveva per adulti e bambini, ma anche - secondo me - scriveva per se stesso, perché il bambino che era in lui si divertiva un mondo a vivere le avventure di Paperino o di Paperone. E - banalmente - è questo l'esempio da seguire secondo me. Non ce n'è: quando una storia è bella, anche se la si espone in maniera semplice affinché la comprendano anche i ragazzini, è bella comunque per tutti!

Grazie per i vostri commenti e tornate a trovarmi sul blog!

Giorgio

anna.geena ha detto...

Caro Giorgio,
va bene elogiare chi si occupa di FUMETTI per bambini, ma la tua amica ovvero io me medesima, che cerca di creare LIBRI per bambini non merita almeno brevissimo applauso? Almeno una pacca sulla spalla?
Scherzo... so che apprezzi i miei sforzi, altrimenti cestineresti tutte le mie e-mail, alle quali invece rispondi sempre!
Scusa anche se scrivo solo ora su questo argomento di qualche mese fa...
Nel mio campo di materiale per bambini ce n'è davvero tanto e fortunatamente vedo tanti bei lavori. Anche se ho notato che, in molti concorsi di illustrazione per l'infanzia, vengono premiate tavole accostabili ai libri più brutti, cioè che sembrano ispirate a testi per l'infanzia ma rivisitate per una visione “adulta”!
Sembra, come dici anche tu, che quasi si vergognino di fare cose “da bambini”, come se dovessero dimostrare che sanno fare altro oltre alla roba per marmocchi.
A me piace così tanto leggere fiabe e scoprire come, con linee tanto semplici (ma non per questo piatte e banali) e colori armoniosi, si possa creare un'atmosfera particolare!
Un libro o un fumetto sono davvero opere d'arte e non dovrebbe esserci troppa distinzione tra grandi e bambini!
Nel senso che opere pensate per “adulti” possono incuriosire un bambino e diventare una sfida: ricordo libri rimessi sugli scaffali dopo poche pagine perché troppo complicati, ma ricordo la soddisfazione al 2° o 3° tentativo dopo alcuni anni, di constatare che ero finalmente in grado di leggerli senza quasi chiedere spiegazioni o cercare termini sul vocabolario!
Ugualmente libri e fumetti per bambini possono affascinare un adulto... se sono ben fatti! Le cose più semplici possono ad esempio essere simpatiche, mentre quelle più ricercate riescono magari a far sognare. Inoltre non fa un effetto meraviglioso rivivere emozioni da bambini, ritrovando un libro di quando si era piccoli?
Scusa se mi riferisco soprattutto ai libri, ma credo sia un mondo poco lontano dal fumetto e ne approfitto per parlare partendo da ciò che vivo più direttamente.
Adesso però mi sforzo di essere coerente col tuo blog.
Parlando di fumetti, ho l'impressione che una difficoltà del loro rapporto coi bambini possa essere colpa della TV (ma quante colpe ha, da un po' di tempo in qua, 'sta povera TV!): mi sembra che tanti fumetti siano diventati anche dei cartoni animati e probabilmente l'immagine in movimento fa perdere interesse per quella identica ma ferma sulla carta.
Mi viene in mente il discorso opposto, pensando agli ultimi numeri che ho comprato del “Corriere dei Piccoli”: non ho smesso di leggerlo perché mi sentivo troppo grande per farlo, ma perché stava diventando davvero brutto! Io volevo che mi raccontasse belle storie nuove, che mi distraessero o mi facessero imparare qualcosa, ma iniziavano ad esserci troppi fumetti fatti con fotogrammi dei cartoni animati che avevo già visto! Tra questi uno che all'inizio ero contenta di poter leggere, perché mi era piaciuto tanto il cartone animato e non l'avevano mai rifatto. Solo che le immagini, in versione fumetto, l'avevano reso davvero brutto e mi sono stufata quasi subito!
Possibile che, con tanta gente che ha voglia di scrivere e disegnare, spesso ci si trovi in mano delle cose tanto brutte? Per di più riciclate! Non è un riciclo che aiuta l'ecologia, anzi, fa sprecare un sacco di carta!!!
E' come rifare una canzone rendendola più spenta dell'originale! Non più lenta, il che magari potrebbe renderla più... atmosferica, romantica o che so io. Semplicemente più piatta. Inutile.
Bah...
Spero di non essermi dilungata troppo.
Ciaociao!
Anna

Giorgio Salati ha detto...

Ciao, Anna!

Certo, i libri illustrati sono tra i prodotti più interessanti per l'infanzia, a partire dal mio amato Richard Scarry... Mi sono dimenticato di menzionarli anche se effettivamente rivestono un'importanza fondamentale nel campo: ad esempio il Battello a Vapore pubblica delle ottime cose.

E' ovvio comunque che essendo io principalmente sceneggiatore di FUMETTI (almeno fino a quando non sarò costretto ad andare a raccoglier cipolle) mi sono concentrato su un'"autocritica costruttiva", cercando di analizzare cosa si può migliorare attualmente nel fumetto.

Grazie per essere passata a scrivermi sul blog, ciao!

Giorgio

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