mercoledì 29 febbraio 2012

Tempistiche milanesi


Sentito per strada:

- Non è lontano. Da casa mia, a piedi sarà giusto un quarto d'orina.


Dopodiché questa è l'immagine che si forma nella mia mente:



lunedì 27 febbraio 2012

Onestà


Mantova Comics è come sempre ricca di spunti.

La conferenza stampa di presentazione di LAW è andata benissimo, ma fra le altre cose mi sembra interessante riportare un momento in particolare della giornata di sabato.

Un momento di cazzegg... ops, scusate, di peneggio in cui tra una chiacchiera e l'altra una disegnatrice mi ha posto questa marzulliana questione:

Tu che sei uno sceneggiatore, secondo te qual è la cosa più importante quando si scrive?

Normalmente quando mi fanno queste domande resto a bocca aperta pesce-lesso-style e mi si blocca la favella. Le domandONE sulla Creatività, l'Arte, l'Universo e tutto quanto mi prendono troppa ram, e minimo sei-sette giorni per espletare una risposta sensata.

In questo caso invece no, la risposta mi è uscita dalla bocca quasi senza che me ne accorgessi: "L'ONESTA'".

Cioè?

In realtà è un discorso applicabile a qualsiasi forma d'arte.

Secondo il mio punto di vista, la prima cosa fondamentale nella creazione di un'opera, una storia, una canzone, un disegno, di qualsiasi genere, è l'intenzione, l'onestà con cui si approccia il mezzo.

Al di là della tecnica, del talento, del mercato e del target cui ci si rivolge. Bisogna essere onesti con se stessi e col nostro lettore. Scrivo storie per la Disney non perché mi paga le bollette, ma perché a me piacciono i personaggi Disney e mi piace far vivere loro delle avventure.

Se scrivo una canzone in stile AC/DC lo faccio non perché voglio piacere ai fan degli AC/DC, ma perché A ME piace quel genere. Non li devo copiare, devo solo scrivere quello che sento dentro, e se somiglia molto agli AC/DC, se una mia storia somiglia molto a una di Carl Barks, be', pazienza. Qualcuno la troverà banale? Non fa niente, io sono stato onesto, ho raccontato quello che sentivo di voler raccontare.

Se - al di fuori di Disney - scrivo una storia un po' "alternativa" non è perché voglio atteggiarmi da "Autore", non voglio fare il Gipi della situazione. Semplicemente mi è uscita così e a me piace così.

Meglio fare delle citazioni ed enunciarle, piuttosto che plagiare facendo finta di niente.

Invece capita spesso di leggere storie che vogliono disperatamente ottenere un certo tipo di responso dal lettore, dalla critica, o sopratutto dai commenti in internet. Sembra che oggi sia diventato importantissimo il giudizio di chi scrive in forum, blog e social network, come se qualche decina di commmentatori possa rappresentare migliaia di lettori.

Si vedono in giro tante band che fanno il verso a quella o quell'altra band famosa. Quelli che si truccano e si mettono gli spandex pensando di poter essere i nuovi Motley Crue pur essendo nel 2012 e abitando a Carugate. Piuttosto, meglio un tributo.

Quando trovi però la band che non fa niente di originale ma non si atteggia e ci mette il cuore, te ne accorgi. Loro SONO così, non fingono. Quella musica ce l'hanno dentro, e allora diventa un piacere sentirli.

E anche quando si ha uno spunto originale bisogna essere onesti. Perché a volte si leggono storie che sono dei "bluff". Magari un incipit interessante, uno spunto addirittura geniale, ma poi la pigrizia dell'autore prende il sopravvento e lo sviluppo è casuale, banale, o poco sensato. Questo è disonesto nei confronti del lettore-spettatore, che hai catturato con un buon inizio e poi te ne sei fregato per il resto della storia.

Insomma, l'onestà intellettuale nel creare un'opera per me è fondamentale, e spesso traspare anche nel risultato finale: il lettore-spettatore-ascoltatore se ne accorge.

venerdì 17 febbraio 2012

Eco-consigli


Ho scoperto questo elenco di consigli di Umberto Eco agli scrittori. Veramente divertenti e utili!


1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
18. Metti, le virgole, al posto giusto.
19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.
20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.
24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.
28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.
29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.
31. Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.

32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
36. Una frase compiuta deve avere

mercoledì 15 febbraio 2012

venerdì 10 febbraio 2012

Assorto


Qualcuno prima o poi mi menerà, lo so. Quando sono assorto a pensare a un soggetto, spesso non mi accorgo di molte cose. Ad esempio, sono in metropolitana e fisso qualcuno in faccia. Ma non lo sto guardando davvero, in realtà sto "vedendo" la storia, e il caso ha voluto che davanti ai miei occhi ci fosse qualcuno.

L'altra sera mentre pensavo a come risolvere una storia, mi sono accorto che stavo fissando il display del cellulare di una tizia che stava scrivendo un messaggio. Non so perché. Forse ero attirato dalla luce del display, ma in realtà non stavo affatto leggendo il suo messaggio.

Ma se si fosse voltata e mi avesse detto "Perché non si fa gli affari suoi?" che cosa le avrei potuto rispondere? Mi scusi, stavo pensando a Basettoni?


mercoledì 8 febbraio 2012

Tse-tung! Salute!


Essere comunisti oggi è non solo anacronistico, ma perfino controproducente.

E' una sorta di sado-maoismo.

lunedì 6 febbraio 2012

Fantasia animale


Osservo la mia gatta giocare.

Insegue un sassolino o la carta di un cioccolatino fingendo che sia una preda. A volte addirittura caccia prede invisibili sul muro.

Ora, siccome - seppure turbolenta - non penso che la mia gatta sia pazza, suppongo che semplicemente immagini delle prede e le cacci, così tanto per giocare, per "tenersi in allenamento". Mi vien da dire che ha fantasia. Proprio così. Siamo abituati a considerarla una prerogativa umana: per avere fantasia bisogna avere anche una certa intelligenza e capacità di astrazione, di cui notoriamente gli animali non dispongono.

E invece per giocare ci vuole fantasia, e gli animali giocano parecchio. Hanno quindi capacità di astrazione?

Questo mi fa riflettere e riconsiderare le convinzioni che ho circa gli animali, anche in funzione del mio lavoro.

Se gli animali si immaginano delle cose, vuol dire che sono anche in grado di fruire o inventarsi delle rudimentali storie? E che cosa si raccontano tra loro gli animali?

Immagino che non lo sapremo mai.

giovedì 2 febbraio 2012

Censura preventiva

Davide Aicardi sul suo blog segnala una rischiosa nuova normativa di Google in grado di impedire a chi abita in certi paesi di vedere certi contenuti di Blogger (e quindi anche di questo blog). In pratica una censura preventiva su base geografica. Una novità molto pericolosa, secondo me.

Vi rimando al post di Davide per maggiori delucidazioni: cliccate qui.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...