giovedì 2 maggio 2013

Storie ribelli

Oggi ho voglia di fare il presuntuoso e dirvi quale secondo me dev'essere lo scopo di una storia.

Sappiamo bene che senza un conflitto non può esistere neanche una storia. Ecco perché una storia non può essere rassicurante in senso assoluto, non come premessa almeno.

Per quanto possa essere anche commerciale, e quindi magari avere un lieto fine oppure avere dei connotati "politically correct", lo scopo di una storia è a suo modo destabilizzare. Creare un conflitto, una crisi. Far pensare il lettore. Magari lui non lo sa che sta pensando, se lo sapesse smetterebbe subito di leggere. Ma tu fallo, mettigli il peperoncino nel panino senza che lui se ne accorga.

Se la tua storia non crea per primo in te - narratore - una crisi, se non ti fa riflettere su un tema, magari facendoti giungere a conclusioni cui non avevi mai pensato prima, allora non sarà una storia abbastanza interessante per il tuo lettore.

Fai il piccolo chimico, ribalta le regole del mondo come lo conosci, e prova a vedere che cosa succede. Hai una boccia con dentro una casetta, prova a ribaltarla e vedere se scende la neve.

Non seguire un terreno troppo battuto, non rassicurarti da solo. Butta dentro un elemento inaspettato, e mettiti in crisi da solo. Fai in modo di arrivare al punto in cui devi dire: "E adesso che cavolo mi invento?".

Senza quel brivido, senza l'adrenalina del territorio sconosciuto da esplorare (inventare), questo lavoro non è nemmeno divertente.

Gettati a capofitto nella tua fantasia, senza timori.

Tanto se sbatti il grugno contro un ostacolo ti rialzi e ci riprovi.

2 commenti:

davide garota ha detto...

ciao Giorgio, non sapevo di questo tuo blog. Mi è piaciuto molto questo post.

Giorgio Salati ha detto...

Ti ringrazio Garo!

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