mercoledì 28 maggio 2008

Mille e un cliff


Ci sono alcuni meccanismi della narrazione moderna che hanno origini inaspettate. Tornando a interessarmi in questi giorni de "Le mille e una notte" per un lavoro che sto svolgendo, mi sono reso conto di alcune cose che ovviamente da bambino non potevo notare.

Per chi non conoscesse la fondamentale opera, "Le mille e una notte" è una raccolta di antichi racconti arabo-persiani. Inizia con un re che, essendo stato tradito da una delle sue mogli, decide di uccidere le sue spose dopo la prima notte di nozze. La bella e intelligente Scheherazade però escogita un trucco: conoscendo il potere della narrazione gli racconta una storia ogni notte, ma senza il finale, che gli racconterà il giorno successivo. Il re, ansioso di sapere come finisce la storia, ogni giorno le risparmierà la vita. Questo oggi tecnicamente è detto CLIFFHANGER. Usato molto nella soap ma oggi diffuso in ogni tipo di narrazione seriale (da tutta la fiction tv, ai cartoni animati, ai fumetti), è il "gancio" che tiene "sospesi". Ad esempio terminando una puntata subito prima di una importante rivelazione, cosicché il fruitore sia invogliato ad assistere alla puntata successiva.

Altro elemento che emerge è la METANARRAZIONE (in questo caso, l'intratestualità). "Le mille e una notte" è una serie di "racconti nel racconto", e in certi casi vi è addirittura un TERZO livello di narrazione, come ad esempio, tra le storie narrate da Scheherazade, quelle di cui è protagonista Sindbad, il quale a sua volta racconta a un suo omonimo le proprie avventure. Un espediente che nella moderna narrazione è ritenuto piuttosto raffinato. Ad esempio nel fumetto un maestro della metanarrazione è Alan Moore.

E così, abbiamo probabilmente scoperto che meccanismi della moderna narrazione occidentale hanno radici addirittura nell'antica civiltà araba e persiana. Questo tra l'altro ci dimostra come spesso le civiltà del passato fossero ben più raffinate di quanto saremmo disposti a credere...

6 commenti:

Pierpaolo ha detto...

Molto interessante e per di più mi hai fatto venire voglia di rileggere le mille e una notte. Cmq ho sempre pensato che le antiche civiltà "ci danno le paste" in molti campi, oltre che quello letterario.
Ti ho linkato anche io ;)

Gianfranco Goria ha detto...

Eh, già. E non basta. Ci spostiamo a centinaia di anni prima di Cristo (e in qualche caso anche a più di mille anni prima). Questi meccanismi narrativi erano, infatti, molto usati nella letteratura sanscrita e buddista (in lingua Pali), quindi assai precedente a quella arabo-persiana. Ne sono classici esempi il Jataka Sataka, il racconto delle vite precedenti del Buddha, il Mahabharata et al. Zeppi di racconti e metaracconti a più livelli (a volte anche assai intricati e divertenti da districare), assai apprezzati dagli arabi quando vennero in contatto con la letteratura indiana, dalla quale seppero prendere a piene mani le cose migliori (diversi racconti delle Mille e una notte arrivano da lì), rielaborandoli con gran classe, tanto da farli rinascere come "opere originali".
Ma, come ben sappiamo, di "originale" ci sono solo le amebe. Forse. O forse nemmeno loro, eheh! ;-)

Giorgio Salati ha detto...

Molto interessante!

Claudio Bandoli ha detto...

Ciao Giorgio!
Ad un post di questo tenore, non posso che rispondere con una catena!! Infatti sì, ti ho INCATENATO! AH AH AH AH AH (risata modello "il mondo è mio").

sergio ha detto...

Come al solito, Grande Joe! :-)
S.

Giorgio Salati ha detto...

Grazie Ser!

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