venerdì 26 giugno 2009

Topolino 2797



Su Topolino n. 2797 in edicola da mercoledì 1 luglio, troverete la mia storia breve "Paperino e il fastidio squillante", disegnata da Luciano Milano e... basata su una storia vera!



Buona lettura!

Jacko r.i.p.


Non ero un suo fan sfegatato, però alcune sue canzoni sono magnifiche (dagli album "Thriller" e "Bad", ma anche i singoli di "HIStory" per non parlare dei vecchi pezzi soul dei Jackson 5 negli anni '70), e i primi tempi era un grande cantante, ballerino, showman. Come dimostra questo video in cui, a 16 anni, era già in grado di dominare una platea di soli adulti bianchi.


mercoledì 24 giugno 2009

Fantarecensione


I commenti scaturiti da questo post di Giangidoe mi hanno portato a inventare (magari già esiste) la fantarecensione.

Come funziona? Si prende un libro che non si è mai letto e lo si recensisce, raccontandone la trama. Che non si conosce.

Esempio.

Tre metri sopra il cielo di Venanzio Moccia (utile anche inventare il nome dell'autore, se non ce lo si ricorda)

Ossessionato dai film di Kubrick, il giovane Filoberto si trova a un bivio: proseguire la sua avviata carriera di panettiere a domicilio, oppure diventare fantastronauta, che consiste nel viaggiare nel tempo e nello spazio ma solo grazie a cocktail a base di anfetamine e diuretici (senza polifosfati aggiunti). La nuova professione permetterebbe a Filoberto di ottenere il tesserino di pirla praticante: quello di pirla protestante ormai gli va stretto.

A trattenerlo dal perseguire i propri propositi, un'ulteriore complicazione: smettendo di fare il panettiere a domicilio, non vedrebbe più la giovane Teodolinda, sua ex compagna di classe diventata ottantaduenne a causa di una grave malattia, di cui Filoberto è innamorato.

Teodolinda però lo spinge a intraprendere questa nuova avventura, finanziandogli l'esame di ammissione (una pesante tangente da versare al ministero degli idrocarburi) a patto che Filo (così lo chiama amorevolmente Teodo) appena ottenuto il brevetto di fantastronauta la porti lassù in quel posto di cui lui le ha sempre raccontato mentre le faceva il pane a letto. Un luogo fantastico chiamato Altopiano dello Sbrinz dove scorrono cascate di asini e formaggio, foglie di fico servono a coprire le pubende di altre foglie di fico, e "putrella" non è più solo un surrogato di parolaccia ma un vero e proprio stile di vita. Quel luogo di cui Filo ha sempre raccontato a Teodo (da non confondere con le sue sorelle gemelle Teocon e Teodem) si trova lassù, oltre le nuvole e il cielo, per l'appunto... TRE METRI SOPRA IL CIELO.

Il fatto che questo Altopiano dello Sbrinz non esista affatto mette il protagonista palesemente nella merda, ma non voglio svelarvi il finale.

La prosa di Venanzio M. è contraddistinta da un perfetto stile aulico, sempre che "aulico" significhi "scoregge a profusione" come ho sempre creduto.

La tematica giovanile e l'intreccio amoroso avvicinano la narrazione al mondo dei giovani, senza contare che sto estraendo frasi fatte a caso da un cappello pure brutto di quelli con il logo dell'oratorio.

Ma non tutto è positivo in questo romanzo: poco chiaro il passaggio in cui lei muore, e ancora di più quello in cui lui resuscita, calcolando che lui era ancora vivo e a morire era stata lei.

Questo non guasta però un'opera godibile, a tratti asburgica, con un ritornello orecchiabile e un finale un po' scomposto, con note mentolate, solforose e ossidative.

lunedì 22 giugno 2009

Adda


Realmente udito su una spiaggia di Alassio:

LEI - Dodici verticale. "Fiume che attraversa la Valtellina". Quattro lettere, inizia per A.

LUI - "Arno".

LEI - No, aspetta, anche l'ultima lettera è una A.

LUI - "Arna".

venerdì 19 giugno 2009

Stanislavskij


Un concetto che mi capita di ripetere spesso, è che il lavoro dello sceneggiatore è per certi versi molto simile a quello dell'attore.
Per poter rendere dei dialoghi credibili, devo immergermi totalmente nella psicologia di un personaggio e farlo vivere e agire dentro di me, quasi alla stregua del famoso metodo Stanislavskij.

Se devo scrivere di una ragazza innamorata di un ragazzo, devo provare davvero quel sentimento. In quel momento - al di là del mio reale orientamento sessuale - devo essere una ragazza innamorata di un ragazzo, e di conseguenza devo scrivere nei dialoghi ciò che davvero quella ragazza potrebbe dire a quel ragazzo. Devo essere un bambino cui hanno rubato la palla. O una vecchietta che si lamenta coi vicini di casa.

Non è facile, chi fa questo mestiere lo sa. Ancora di meno lo è in certi casi scrivendo per personaggi umoristici. Se devo sceneggiare Paperino che cerca di riconquistare Paperina, devo davvero voler bene a Paperina come glie ne vuole Paperino (questo l'ho già scritto tempo fa). Mica facile innamorarsi di una papera di carta!

Ancora più difficile quando il personaggio in questione è in palese contrasto coi nostri sentimenti personali. Se sto scrivendo una storia di stupro o omicidi, devo entrare nella testa dello stupratore e desiderare la violenza, lo stupro, l'omicidio. Se no non risulterebbe credibile. Lo stupratore agirebbe in maniera troppo distaccata, e non avremmo ottenuto l'effetto, l'indignazione se vogliamo, desiderato. Se devo scrivere di un generale delle Schutzstaffel, gli ebrei li devo odiare per davvero, nell'ambito circoscritto della scena col generale.

Ma quel limite che circoscrive il nostro lavoro, alle volte diventa labile. Alle volte ci si emoziona talmente tanto, nello scrivere una scena, da restarne persino turbati anche al di fuori, nella vita privata. Ho sentito che questo succede spesso anche a certi attori.
Altre volte ancora, il vortice di emozioni creative può essere talmente sfibrante, da lasciare esausti, "svuotati" di ogni emozione, addirittura apatici.

Non è facile, ma si sa, non esiste un lavoro facile al mondo.

mercoledì 17 giugno 2009

Masters of the Universe


Qualche notte fa, per associazione di idee, mi è tornato in mente un giocattolo che avevo da bambino. Si trattava di uno scheletro di dinosauro con le costole fatte in modo da poter agganciare e trasportare insieme dodici Masters, le action figures della Mattel che spopolavano negli anni '80.

Preso dalla smania di scoprire come si chiamasse quel mio antico giocattolo, mi sono messo a cercare in rete: se ho trovato gli Exogini, vuoi che non trovi i Masters?

E infatti eccoli:
www.mastersunbound.com

Non vi dico la commozione nel rivedere dei giocattoli che ho tanto amato! E una volta di più, mi chiedo secondo quale criterio molti adulti classificano come "stupidi" o "poco educativi" i giocattoli di oggi. Alla fine, che cosa c'era di educativo nei Masters? Nulla, se non che la stranezza dei personaggi scatenava incredibilmente la fantasia.
I miei li chiamavano "i mostri" ed erano piuttosto scettici sull'opportunità di regalarmeli (ma poi me li regalavano lo stesso, per fortuna!).

Insieme ai Playmobil, credo che i Masters siano stati i giocattoli con cui ho fantasticato maggiormente, da bambino, inventando ogni pomeriggio una storia diversa. Il protagonista era spesso Stratos, l'uomo volante nonché il mio personaggio preferito. Che ovviamente alla fine delle sue avventure conquistava sempre il cuore della bella Teela. Un valido aiuto con le storie lo davano anche i minicomics allegati a ogni personaggio.

Ecco, se oggi il mio lavoro è di scrivere storie, in parte lo devo anche ai Masters of the Universe. Perciò, alla fine, ecco che qualcosa di educativo ce l'avevano eccome!

Questo mi ricorda anche un altro episodio assurdo: io ero alle elementari, mio fratello alle medie. Lui non faceva altro che ascoltare i Queen e io, con la mentalità che può avere un bambino, non li sopportavo. Mi sembravano brutti, mentre i Blues Brothers e i dIRE sTRAITS mi parevano molto meglio.
Un giorno, mentre mio fratello ascoltava "Radio Ga Ga" o qualche altra canzone del genere, avevo preso quattro Masters facendoli muovere come se stessero suonando. Avevo poi chiesto a mio fratello - che era bravo a disegnare - addirittura di copiare una copertina di un disco dei Queen facendola intepretare dai quattro mostri che avevo scelto per impersonarli. Ricordo perfettamente che John Deacon era impersonato da questo. E mio fratello, invece di mandarmi a quel paese, me l'aveva pure disegnata! Mah.
Però si può individuare in questo episodio uno dei miei primi tentativi di sceneggiatura!

Comunque, alla fine ho trovato il giocattolo da cui è partito tutto il flashback, eccolo qui:


Si chiamava "Battle Bones". Può sembrare un'idiozia, ma mi viene la pelle d'oca dall'emozione solo a ripensare a quanto mi divertivo con quella specie di autobus a quattro zampe.

lunedì 15 giugno 2009

Nonsense


Visitare questo fantastico blog mi ha intrippato con i dialoghi assurdi. Ecco il mio contributo alla causa.

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SCERLOCOLMS - Siete appena tornato dallo Zaire, Uozzon.

UOZZON - Come avete fatto a capirlo, Olms?

SCERLOCOLMS - Elementare, Uozzon. Ma vi dirò di più. Siete andato a cacciare canguri e non ne avete trovati.

UOZZON - Incredibile! Proprio così!

SCERLOCOLMS - Non solo. Ci siete andato con vostra cugina, che di secondo nome fa Catadiottro.

UOZZON - Ci avete quasi azzeccato, Olms. Effettivamente mentre ero in Zaire in cerca di canguri, ho desiderato che di secondo nome mia cugina facesse Catadiottro. In realtà il secondo nome non ce l'ha proprio. Ha solo il terzo: Selinunte. Selinunte Uozzon, per la precisione. Ritentate, sarete più fortunato.

SCERLOCOLMS - Peccato, ero quasi riuscito a vincere la zuppiera in ceramica. Pazienza.

UOZZON - Non è da voi sbagliarvi a giudicare una persona, Olms.

SCERLOCOLMS - Dev'essere stato il vostro nuovo dopobarba al catarro, che mi ha confuso le idee. Dopotutto nessuno è perfetto.

UOZZON - Elementare, Olms.

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Come dite? Ho bisogno di una vacanza? Mmm... Mi sa che avete ragione.

giovedì 11 giugno 2009

Naturalezza


La natura di internet è talmente "episodica" che non mi ricordo nemmeno se ho già parlato di questo argomento sul blog.

Comunque, riflettevo su un aspetto che chi scrive conosce bene, ma che non è così scontato tra chi è un semplice fruitore.

Vorrei sfatare per l'ennesima volta il mito che una maggior naturalezza nella lettura di un romanzo o di un fumetto corrisponda a una scrittura "di getto". Questo può accadere, ad esempio con geni come Jack Kerouac o Jacovitti. Ma, molto più spesso, è vero l'esatto contrario: più si rifinisce un passaggio, più lo si riscrive, taglia, lima, più si riesce a ottenere l'effetto della "naturalezza".

Questo succede soprattutto nei dialoghi, che devono avere un alto livello di naturalezza per essere credibili e non rompere il patto col lettore. Quando si scrive di getto, molto spesso si butta nei dialoghi frasi fatte, troppo lunghe, piene di aggettivi, che spiegano troppo e diventano didascaliche oppure a volte perfino superficiali, che non lasciano intravedere il significato profondo di ciò che il personaggio pensa. La scrittura di getto non è negativa di per sé, è positivo secondo me fare il primo "passaggio" di getto, facendosi trasportare dall'estro e senza farsi troppe paranoie (sempre se si è interiorizzata bene la psicologia del personaggio). Ma DOPO, è meglio passarci sopra diverse altre volte, magari a distanza di tempo. Ci accorgeremo di quanto meccanico o cervellotico o innaturale è un dialogo che abbiamo scritto. E allora via di lima e di pialla, se non di cestino direttamente.

E allora rileggere, riscrivere, rifare... dopodiché ci accorgeremo che la naturalezza di lettura diventa proporzionale al tempo passato su quello stesso passaggio.

Questione di mestiere, di pazienza da artigiano.

lunedì 8 giugno 2009

Hamlet 2.0


Vi ricordo che è sempre in vendita online la rivista "Mono" della Tunuè, in cui è stata pubblicata la tavola autoconclusiva "Hamlet 2.0" scritta da me e disegnata da Emanuele Tenderini, accanto ai lavori di mostri sacri come Vittorio Giardino e Alfredo Castelli.

Qui a fianco, giusto per farvi venire l'acquolina, potete vedere una vignetta della tavola.

sabato 6 giugno 2009

Voto


Votare dovrebbe essere una specie di festa. Vedere la gente che scende in strada e va nella vicina scuola a votare, dovrebbe essere un modo per misurare la partecipazione alla democrazia nel nostro Paese, nonché un'occasione d'incontro. Io ad esempio, ho appena cambiato zona (dalla Graffignana a Fatima, sempre quartiere Vigentino...) e ho avuto modo di vedere un po' di facce che in altre occasioni non avrei visto.

Sempre più l'impressione è che la mia scheda elettorale sia carta straccia, ma non bisogna mollare. Non bisogna rassegnarsi. Bisogna far vedere che la gente c'è, che scende in strada, che è interessata a ciò che succede nel paese, in Europa, nel mondo. Che non si dimentica quali sono i suoi diritti.

Nonostante tutto, non bisogna abbandonare questo scampolo di democrazia.

giovedì 4 giugno 2009

Colombo


Io a Peter Falk gli voglio bene. E' un po' come quel vecchio amico del papà che da bambino chiamavi "zio" anche se non lo conoscevi bene e ora vedi molto raramente.

Ora lo zio ha l'alzheimer.

Ma la gente non ha capito che è solo deformazione professionale: Columbo è rimasto troppo imprigionato nel suo personaggio. Ora, per sempre, continuerà a tornare indietro per fare un'ultima domanda: "Oh, che sbadato! Dimenticavo...", innervosendo l'assassino di turno, che imputerà la distrazione alla demenza. Intanto, il tenente più simpatico del mondo starà risolvendo il suo ennesimo caso.

martedì 2 giugno 2009

Repubblica


Reloaded:

PRINCIPÎ FONDAMENTALI

ART. 1.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

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