venerdì 11 gennaio 2013

The Master


"The Master", il nuovo film di Paul Thomas Anderson.

La prima cosa che mi è venuta da pensare è: finalmente un film con una scrittura raffinata, che impegna intellettualmente, con vicende non scontate e per niente stereotipate.

E infatti i presenti in sala si sono annoiati. Ad un certo punto addirittura una dietro di me ha detto "Ma quando finisce 'sto film?". Come al solito alla gente se non dai un paio di torte in faccia e qualche pernacchia di Cristian De Sica, non ci capiscono niente.

Per carità, il film ha i suoi difetti. Quello che più disturba è l'infinita sensazione di attesa, che il film vero debba ancora cominciare, che ad un certo punto arriverà una rivelazione a cui ti stanno preparando, che i tanti "non detto" del film ad un certo punto saranno spiegati. Poi quando ti rendi conto che sei a metà film, cominci a chiederti quanto ancora durerà la vicenda, se davvero succederà qualcosa. Insomma, la storia difficilmente "acchiappa", ma fa anche tanto pensare ed è un perfetto spaccato della società occidentale del dopoguerra. In realtà succede molto nel film, è solo che te ne accorgi solo una volta che è finito.

E poi la regia è fantastica, la fotografia perfetta, scenografia, costumi, casting... E Philip Seymour Hoffman è da Oscar.

Ho letto alcune critiche sul fatto che il film sia noioso e poco riuscito, ma poi ho capito che ben pochi hanno colto la quantità di contenuti, metafore, significati presenti in quest'opera.

Un film che fa riflettere molto sulle dinamiche di lavaggio del cervello da parte delle varie sette, e sul bisogno delle persone di dipendere da qualcosa o qualcuno, che ne regoli fortemente la vita.

Ma non è solo questo il fulcro del film. Freddie e Dodd sono due facce della stessa medaglia.

ATTENZIONE: SPOILER! NON PROSEGUIRE NELLA LETTURA SE NON SI E' VISTO IL FILM.

Come dicevo, due facce della medaglia: Freddie è il corpo e Dodd la mente, ma soprattutto Freddie è l'ANIMALE, e Dodd il padrone.

Ogni dinamica tra il Maestro e Freddie è la stessa che intercorre tra il padrone e il suo cane.

Perché Dodd sceglie come suo protetto un personaggio così "coriaceo" come Freddie? Perché è la sua sfida più grande: se riuscirà a dominare Freddie, riuscirà a dominare chiunque altro. Uno come lui, che controlla le menti degli altri facendo apparentemente leva sulla ragione, se riesce a penetrare fino nella "corteccia" elementare di Freddie, può arrivare a controllare chiunque.

Apparentemente fallisce. Ma in realtà no. Quando Freddie se ne va dalla setta, viene inevitabilmente deluso dal mondo (la ragazzina si è sposata), e tramite il sogno sente il richiamo di Dodd. Il "guinzaglio" è talmente lungo che dagli Stati Uniti raggiunge il suo "padrone" fino in Inghilterra. Dodd ormai non è più interessato al suo "esperimento", sembra che alla fine Freddie abbia raggiunto una sua autonomia, ma quando nel finale cerca di tornare ai suoi istinti animaleschi - che per tutto il film hanno cercato di uscire prepotentemente - si ritrova a replicare con la ragazza appena conosciuta il "gioco" del primo esperimento con Dodd. L'inception è avvenuta. Freddie non sarà mai più lo stesso. Non è "guarito" dai suoi problemi, ma non è più nemmeno l'ingenuo bambinone che era all'inizio del film. Anche se da lontano, il controllo mentale del suo "padrone" lo accompagnerà per sempre.

Un film, come dicevo all'inizio, che esplora le raffinate tecniche di persuasione e di lavaggio del cervello praticate dalle sette religiose, spirituali o altro.

E riflette anche sulla DIPENDENZA. All'inizio Freddie è alcolizzato e tossicodipendente. E' un animale allo sbando, e ha bisogno della tranquillità che gli dà l'alcol. Poi riesce a smettere proprio incanalando la sua insoddisfazione nei rituali ed esercizi spirituali della setta. Esercizi che gli dicono servire a concentrarsi meglio, ma che in realtà servono da lavaggio del cervello, a soggiogare la mente, e a provocare forti emozioni.

In questo senso, sono sempre le EMOZIONI a creare la dipendenza. Dopotutto chi si droga lo fa per le forti emozioni che ne dà l'uso. Sotto la scusa di esercizi di introspezione, per "tirare fuori ciò che siamo dentro davvero" (e sarà anche così, per carità), c'è lo scopo di far scaturire dall'inconscio delle forti emozioni, da cui poi si diventa dipendenti. In fondo è anche per questo che Marx definiva la religione l'oppio dei popoli.

Una droga talmente potente che Freddie arriva perfino ad avere delle allucinazioni, in uno degli esercizi, quando toccando la finestra sente di poter toccare la casa di fronte e arrivare sempre più in là fino a toccare le stelle.

In definitiva, un film con delle pecche, ma comunque un gran bel film che finalmente dà il piacere di usare il cervello e interrogarsi in maniera non scontata sulle dinamiche del dominio sulle folle, e, in definitiva, sul potere.

E - ripeto - Philip S. Hoffman è PERFETTO.

4 commenti:

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Cosa ne pensi di Peggy, la moglie di Dodd?

Trovo sia un personaggio centrale nello svolgersi del rapporto tra Dodd e Freddie, mostrando come il Maestro sia a metà strada tra il cialtrone e l'allocco, dato che è tenuto per le palle da lei (e in senso letterale in una scena che ho trovato agghiacciante, un po' come tutte quelle dove spunta Peggy).

Giorgio Salati ha detto...

Personaggio potentissimo e importantissimo!

Io credo che lei sia la vera "energia" che sta sotto al movimento. Dodd da solo è un megalomane, un bipolare, uno carismatico e creativo, ma cui manca l'energia necessaria per portare avanti senza indugi una vita di menzogna come quella.

Peggy invece ci crede davvero. E' una fondamentalista. E' lei a fornire a Dodd quella folle energia necessaria a perseguire in maniera inesorabile il loro "compito".

Senza di lei, lui sarebbe solo un uomo carismatico ma che si perde alla prima difficoltà.

Sono due persone complementari, necessarie l'una all'altra. Tanto che quando lei decide che non c'è più niente da fare con Freddie, Dodd "obbedisce".

Credo che per tutti questi personaggi carismatici, dai vari dittatori ai vari papi, ci sia sempre un consigliere, un'amante, qualcuno che gli fornisca il sostegno e l'energia necessaria a credere in sé costantemente, anche nei momenti più difficili... Come si dice: dietro a ogni grande uomo c'è una grande donna.

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Ecco, non mi veniva il termine "complementari" per indicare il rapporto tra Dodd e Peggy.

tra l'altro trovo Peggy sia uno dei personaggi più cattivi degli ultimi tempi. Ad ogni apparizione in scena è sempre più dura e meno empatica.

Penso che rivedrò il film tra qualche tempo, anche per godermi le voci originali.

Giorgio Salati ha detto...

Ottima idea! Vorrei sentire la voce di P.S. Hoffman!

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