mercoledì 17 aprile 2013

Regole di sceneggiatura

A volte i giovani sceneggiatori snobbano certe formule strutturali come se si trattasse di sterili regole imposte da qualche parruccone hollywoodiano.

Sappiamo benissimo che la sceneggiatura, l'arte in generale, non è una scienza. Si può anche evitare di seguire certe "regole".

Però certe strutture non nascono dall'imposizione di qualcuno che, ad un certo punto, ha deciso "d'ora in poi le storie vanno scritte così". Semplicemente, tanti narratori prima di noi hanno sperimentato con la scrittura e hanno osservato l'effetto che certe strutture narrative hanno sul lettore/spettatore. Che cosa è più efficace e che cosa non lo è. Che cosa coinvlge, che cosa tiene il fruitore più "aggrappato" alla vicenda, che cosa non lo fa uscire dal "patto di sospensione dell'incredulità".

Ad esempio, se io imposto tutta la storia con una voce narrante, tutto visto dal punto di vista del protagonista, se ad un certo punto piazzo una scena in cui assistiamo a qualcosa che il protagonista non può vedere e che magari ci spiega il piano dei cattivi, stiamo buttando fuori il lettore/spettatore dall'atmosfera interna al protagonista che con tanta fatica abbiamo creato, perché siamo passati di colpo a un narratore onnisciente. Fa comodo a noi che scriviamo, per spiegare velocemente qual è il piano dei cattivi, senza fare la fatica di inventarci un modo per farlo capire senza uscire dal punto di vista del protagonista, ma se da un lato abbiamo spiegato al lettore alcune cose utili, dall'altro abbiamo rovinato l'atmosfera che ci stava a cuore.

Le strutture narrative nascono prima di tutto dal fruitore della storia, dai fruitori di tutte le epoche. Ecco perché - sebbene naturalmente nessuno sia obbligato a seguirle - è quantomeno nel nostro interesse di scrittori impararle e interiorizzarle.

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