lunedì 16 settembre 2013

Le avventure di Gunther Brodolini

Era una bambina bruttissima, ma che però era considerata bellissima perché aveva una massa tumorale a forma di bimba bellissima. Gisella lo dette in adozione a una ditta che non poteva avere figli, la Simmenthal.


Ho ricevuto in anteprima il libro di Alessandro Gori, blogger dello Sgargabonzi, uscito a luglio.

L'ho letto quasi subito. Perché quindi ne parlo solo ora?

Non so. Il libro mi ha in parte divertito, in parte turbato, in parte infastidito. Avevo bisogno di rifletterci.

"Le avventure di Gunther Brodolini" non è un romanzo, è più una raccolta di episodi cui il protagonista è sempre Gunther, un bambino per così dire problematico.

Molti l'hanno definito un libro comico, dicono che fa ridere. L'ha detto perfino il prode Cajelli, che se ne intende parecchio.

A me però non ha fatto ridere. Più che altro mi ha fatto orrore.

Non che sia scritto male, eh. La scrittura del Gori è inesorabile, è un bisturi e ti tira fuori i tumori che non pensavi di avere.

"Le avventure..." è una sorta di assurdo viaggio lisergico all'interno della psiche collettiva, ma è un tunnel degli orrori.

I temi più ricorrenti sono lo stupro, la pedofilia, l'incesto, le malattie, la tortura. Un orrore raccontato tramite i meccanismi dell'umorismo, e certo, in alcuni punti mi ha anche fatto sorridere. Non è comico, è grottesco, piuttosto.

Il Gori è uno scrittore enigmatico. Come già detto su questo blog, riesce a penetrare nelle pieghe e nelle piaghe della coscienza collettiva, dei luoghi comuni, delle frasi fatte e della comunicazione col pilota automatico. E' inesorabile, non si ferma davanti a niente. E' come uno che scoppia una pustola sulla schiena della società, e questa pustola è una fonte inesauribile di pus, e il Gori non si ferma mai. Continua a schiacciare, e ci annega tutti in un un'orgia di pus.

Alle volte però, è troppo. Lui continua a schiacciare questa pustola e a dirci: vedete? Vedete quanto facciamo schifo? Capita però che uno pensi: ok, basta, lo so che facciamo schifo. Ho bisogno anche di qualcosa di costruttivo. Può esistere anche qualcosa di pulito in questo mondo, ma se lo cercate è inutile che vi rivolgiate al Gori.

Perché il Gori è uno scrittore che ha orrore di se stesso. Ci svela l'orrore della quotidianità, della normalità, della vuotezza dell'esistenza. Ci sembra dire: la vita è vuota, allora tanto vale riempirla di merda.

Il Gori prende i luoghi comuni che gli fanno orrore e ci incarta l'orrore vero, quello della tortura, della malattia, della pedofilia. Nei suoi scritti, ogni volta che apriamo la confezione delle frasi fatte da ascensore o da attesa dalla parrucchiera, troviamo un arto mozzato, una pozza di vomito, qualsiasi cosa possa fare schifo. E in maniera pavloviana, finiamo per avere orrore degli stessi luoghi comuni. Questo pare il suo intento, ma il gioco tende a mostrarsi logoro. Funziona, ma oltre un certo limite, sembra che il Gori si limiti a crogiolarsi nella stessa melma perversamente sociale che gli fa orrore. Mentre gli altri in questa melma ci sono immersi senza accorgersene, il Gori ci fa i tuffi, le bolle, le costruzioni. Insomma, lui la melma in cui stiamo forse vuole solo mostrarcela, non è che vuole ripulirci.

Tutti ogni tanto abbiamo pensieri orrendi, a volte abbiamo schifo di noi stessi. Credo che in fondo sia sano. Nessuno di noi è puro al 100%. Ma il Gori ha talmente orrore di  questa impossibilità di purezza, che produce più sporcizia possibile. Ha orrore dei propri pensieri, e allora li esercita fino alle estreme conseguenze.

Un esercizio a volte utile, a volte fine a se stesso. In questo momento mi viene in mente la "Merde d'artiste" di Piero Manzoni.

Insomma, il Gori va preso a piccole dosi, perché può essere estenuante.

Ma il suo blog va seguito, ogni tanto. Il suo libro vale la pena di leggerlo. Lo trovate su Amazon a meno di 7 euro.

Perché se il Gori non è certo tutto quello di cui possiamo aver bisogno quando cerchiamo letteratura e/o intrattenimento, di un Gori c'è comunque bisogno nel mondo.

Come c'è bisogno dei pipistrelli, che seppur brutti si mangiano le zanzare.

1 commento:

Gennaro ha detto...

Sono d'accordo su tutto, sia sul libro che sul bisogno di un Gori, al mondo.

Cartina tornasole del marcio, parente molesto che non vorresti invitare a Natale, mostruoso figlio deforme errore di gioventù che a un certo punto ti si presenta alla porta, mentre sei lì con la nuova famiglia felice del mulino bianco che ti sei fatto nel frattempo.

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