mercoledì 6 ottobre 2010

Music for dummies


Facendo sia lo sceneggiatore che il musicista, ho potuto notare alcune differenze tra i due ambiti.

Ad esempio mi è sembrato di notare - ma sono pronto ad essere smentito - che a differenza della scrittura, si possa essere buoni musicisti e contemporaneamente essere dei perfetti idioti.

Voglio dire, ce ne sono tanti anche nel campo della sceneggiatura come in qualsiasi altro campo. Ma gli sceneggiatori e scrittori BRAVI, non sono mai degli inetti. Possono anche essere antipatici, o un po' matti, ma mai dei buzzurri analfabeti.

Nella musica invece si può essere degli imbecilli al cubo e contemporaneamente essere degli ottimi musicisti.

La cosa mi fa riflettere non poco. Credo che abbia i suoi lati negativi e positivi.

Ad esempio fa riflettere sul potere arcaico e interiore che la musica ha su tutti gli esseri, animali compresi, senza bisogno di aver studiato o essere particolarmente svegli.

Ad esempio, mi sono accorto che a volte quando suono la chitarra acustica in casa sembra che la mia musica concili il sonno alla mia criceta, anche perché se smetto si sveglia di colpo. Mistero. Ma comunque non si può dire che la criceta sia esattamente Marie Curie, ecco.


EDIT: ovviamente il post (come i commenti annessi) è un "pour parler", un "divertissement", un "camembert" (avevo finito i termini francesi), una mia curiosa riflessione su cui volevo avere conferma o meno da voi solerti commentatori!

10 commenti:

knucklehead ha detto...

Caso vuole che questo fosse un argomento di discussione di qualche giorno fa tra me e la mia dolce metà.
Lei sosteneva che anche nella musica si necessiti di una specifica forma di intelligenza. L' "intelligenza musicale", appunto. Senza di quella siamo destinati a figure barbine.
La mia compagna asseriva inoltre che tale capacità non sia innata, ma si acquisisca con l'integrazione tra studio e predisposizione (indirettamente "matematica"?). La discussione è poi slittata sull'etimologia del termine "talento", ma questa è un'altra storia...

La mia opinione sulle capacità musicali è opposta. Ritengo che una persona si riveli brava a cantare/suonare/comporre unicamente per un fattore divino, per una marcatura genetica presente fin dalla nascita. Una vera e propria estensione del concetto di "orecchio musicale". Ecco perchè trovo non corretto parlare di intelligenza. Non c'e' sviluppo, evoluzione, ma solo una dote naturale e la sua relativa applicazione. Questo spiega perchè moltissimi cantanti/musicisti si siano rivelati degli emeriti idioti, o perchè la droga, in taluni casi, pur devastando le capacità razionali, abbia dato frutti eccelsi (questo discorso mi ricorda molto un monologo di Luttazzi, a sua volta scopiazzato da uno del grande comico americano Bill Hicks).
Per carità, esistono le eccezioni.
E come al solito, dal mio punto di vista, confermano la regola.

See ya. ;)

Giorgio Salati ha detto...

Sì, secondo me ci vuole un certo tipo di intelligenza musicale, ma che è appunto più connessa a una parte più inconscia e "animalesca" dell'animo umano... per essere buoni musicisti secondo me non è necessario studiare (anche se aiuta), ma sicuramente bisogna applicarsi molto, fare molta pratica e farsi il cosiddetto "mazzo". Questo però va al di là di una certa capacità personale di farsi una cultura o di sapersi giostrare con intelligenza nelle questioni del vivere quotidiano...

Filippo ha detto...

L'ultimo paragrafo del post mi sembra fuori luogo. Non c'entra molto con l'interrogativo che poni. Se troviamo una criceta che si addormenta con la lettura della favola della buona notte e si sveglia quando si smette di leggere abbiamo una perfetta equivalenza tra la musica e la scrittura (sbaglio?). Credo comunque di capire cosa intendi e sono d'accordo con la tua tesi. Conosco una persona che suona, che mi ha fatto sentire delle sue musiche (belle), ma non è in grado di scriverle su carta.

Giorgio Salati ha detto...

Ovviamente il paragone con la criceta era volutamente buffo e paradossale, comunque dubito che troverai un animale che si addormenta con una favola!

Per quanto riguarda il fatto di saper mettere su carta le idee musicali non è quello il problema, è pieno di musicisti con talento e poca tecnica. Il tipo di "intelligenza" cui mi riferisco io è più generica, relativa a come ci si comporta nella vita di tutti i giorni se vogliamo... certi bravi musicisti possono essere dei perfetti idioti... ma anche in senso positivo se vogliamo: alcuni sono candidi e ingenui come dei bambini. Forse per fare dell'ottima musica si può ancora essere mentalmente dei ragazzini, mentre per scrivere - anche se bisogna mantenere la parte "bimba" dentro di sé - bisogna avere maggiore maturità in senso generale.

Magari è solo una mia teoria bislacca che non ha alcuna attinenza con la realtà, è possibile che sia così!

Herzog ha detto...

Prima che mi dimentichi: Marie Curiel?! Sarebbe la mamma di Eugenio? (Antica memoria di quando ero un giovane comunista. Adesso non sono più nemmeno giovane).
Quanto al resto, caro Gio, confesso di non aver capito il tuo discorso, giacché utilizzi termini diversi che a me - mi sbaglierò certamente - non paiono affatto sinonimi. Ossia: “perfetto idiota”, “inetto”, “buzzurro analfabeta” e “imbecille al cubo”. Che cosa vuoi dire, esattamente? Si può essere idioti e analfabeti, ma anche idioti e capaci di leggere e scrivere, no? Vuoi dire che tra chi suona e chi scrive esiste un gap mental-cognitivo a favore di chi scrive? Si potrebbe dire: dipende. Dipende se uno compone musica sciocca o musica sublime. Se scrive letteratura o mediocri banalità.
Ma c’è dell’altro, secondo me. Ti invito a riflettere su questo punto: perché mai l’attività di una persona - cioè quello che fa - dovrebbe corrispondere, nel bene o nel male, a quello che è? Per fortuna, non è mai così. La gente è a prescindere da quello che fa. In ambito artistico, poi, distinguere tra l’uomo e l’opera è fondamentale. Ti faccio solo un esempio: Thomas Stearns Eliot, uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, e al tempo stesso ometto malevolo, ipocrita e sleale. Eccetera.
NB: Ho capito il tono giocoso del tuo post. Sto solo cazzeggiando un po’ prima di riprendere l’attività pomeridiana.

Giorgio Salati ha detto...

Ahah fantastico il lapsus Curie-Curiel! Ora correggo.

Per il resto, il discorso che fai "Herzog" non è molto lontano dal mio. Anche per me l'opera di un autore è una cosa da separare rispetto a ciò che è la persona nella sua vita quotidiana o perfino pubblica. Per dire, adoro alcune poesie di D'Annunzio ma non si può proprio dire che io apprezzi lui come persona...

Però se T S Eliot può essere anche antipatico, possono esserlo anche tanti grandi scrittori, sceneggiatori e altri "artigiani della parola", ma difficilmente si mette in dubbio la loro intelligenza.

Mentre la cosa che mi stupiva è il fatto che mi sia capitato di trovare bravissimi musicisti che per il resto non saprebbero trovarsi l'ombelico. Ad esempio musicisti con grande talento capaci di buttare al vento grosse occasioni per un'idiozia, e che magari dopo anni continuano a chiedersi perché non riescono a sfondare, convinti che il mondo ce l'abbia con loro, senza accorgersi di essere dei professionisti nell'auto-zappamento di piedi.

E' un discorso molto generico, non saprei nemmeno fare dei nomi specifici (e non lo farei comunque), però è un tipo di fenomeno che ho riscontrato di più nella musica che nella scrittura. Ed è solo uno degli esempi in cui ottimi musicisti possono dimostrarsi poco svegli.

Filippo ha detto...

Ok, chiaro. Non avevo capito. Però ci sono dei ragazzini che scrivono veramente bene. Cosa mi dici di questi?

Giorgio Salati ha detto...

Che ci sono dei ragazzini molto maturi!

Gianluigi Filippelli ha detto...

In effetti nel discorso ci potrebbero essere una serie di risvolti genetici ed evolutivi piuttosto complessi e interessanti.
Comunque per fare un esempio di un musicista, o comunque di una persona che ha lavorato nel campo della musica ma dall'intelligenza decisamente superiore alla media, suggerirei Daniel Levitin: la lettura del suo libro ha letteralmente cambiato il mio modo di ascoltare la musica (non che prima non fossi già sulla buona strada, da bravo ex-ricercatore quale sono...).
Vi lascio il link alla mia recensione, se può essere utile a qualcuno:

http://sciencebackstage.blogosfere.it/2010/01/fatti-di-musica.html

Alla prossima,
Gianluigi!

Giorgio Salati ha detto...

Grazie Gianluigi, vado volentieri a leggere la tua recensione!

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