sabato 3 gennaio 2015

La storia e la Storia

Da sceneggiatore, ho sempre pensato che l’aderenza storica fosse importante, anche nelle parodie. Ragionandoci, però, ci sono alcune storie grandiose in cui il fattore storico è ridotto o quantomeno piegato all’intento parodistico. Per esempio Giovanni Senza Terra nel cartone animato di Robin Hood è un personaggio disdicevole da tutti i punti di vista, mentre nella realtà storica non fu affatto così. E’ vero che quando Riccardo Cuor di Leone partì per le crociate, Giovanni per mantenere il trono cercò di far credere che il fratello fosse rimasto ucciso, ma è anche vero che la seconda volta che salì al trono dopo la morte di Riccardo, Giovanni Plantageneto fu colui che – seppur obbligato dai baroni – firmò la Magna Charta Libertatum, che tra le altre cose stabiliva alcuni dei diritti fondamentali che sono tutt’ora alla base del diritto occidentale. Non era quindi il fetente che viene dipinto nei cartoni animati – non del tutto almeno – ma la finzione narrativa è talmente divertente e convincente che la accettiamo di buon grado.

Discorso simile per Giulio Cesare, che non era affatto il personaggio stolido  e lamentoso presentato nelle storie di Asterix. E’ risaputo che fosse un genio di strategia e politica, un intellettuale. I romani non solo seppero conquistare buona parte del mondo conosciuto ma ebbero anche l’intelligenza di rispettare in parte le culture locali, facendosi accettare proprio dai celti e assegnando con criterio la cittadinanza romana, in un periodo storico in cui essere clementi con i vinti era impensabile. E’ roba che già si sa. L’esistenza di un piccolo villaggio di galli indomiti che fanno il mazzo ai romani oppressori non è solo – come è giusto che sia – una finzione, ma va addirittura nella direzione opposta alla Storia. Questo non toglie l’incredibile efficacia e il divertimento in storie che non solo erano umoristiche ma rappresentavano la realtà del momento tramite pennellate satiriche davvero convincenti. La parodia di Cesare e dei romani su Asterix ha probabilmente più a che fare con l’ottusa pomposità dei fascisti (erano passati 15 anni dalla II GM) e probabilmente anche dei successivi invasori culturali a stelle e strisce.

Ci sono poi innumerevoli episodi di fatti storici trasfigurati a fini narrativi, da Martin Mystere a “Bastardi senza gloria”. Tutti esempi di efficacia narrativa che prende il sopravvento sulla reale credibilità dei fatti narrati.
 
E come ennesimo esempio cito la mia storia Disney – disegnata dall’ottima Silvia Ziche – “Paperino e i primi passi del Rock and Roll”, dove ho immaginato un preciso momento in cui sarebbe nato il suddetto genere musicale. Un “Quantum Leap” totalmente fittizio.

La domanda che quindi mi pongo, da addetto ai lavori, è: fin dove ci si può spingere a modificare la Storia al servizio della storia? Quanto la realtà può essere mistificata per raggiungere il proprio scopo artistico? Forse la sospensione dell'incredulità vale anche per i fatti storici?

E soprattutto: è corretto che un personaggio venga forzatamente dipinto in maniera negativa senza che questi - scomparso da secoli - possa ottenere un "contraddittorio"?

Non sono domande retoriche ma quesiti che mi pongo davvero. Probabilmente non hanno risposta, o la risposta è "dipende".

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