lunedì 29 settembre 2008

Memoria e parola


La mia testa è fatta in modo strano.

Sembra incapace di memorizzare la più semplice delle informazioni, per poi saltarsene fuori con ricordi completamente inutili.

Chiedetemi le trame dei miei film o dei miei libri preferiti. Non importa quante volte li ho visti. Certi li ricordo bene, certi altri posso vederli mille volte, ma la trama resterà sempre immersa in una imperscrutabile nebbia. Chiedetemi la trama di "Sulla strada" o di "Il buono, il brutto, il cattivo". Riuscirò a biascicare solo qualche sprazzo, ma niente di "strutturato" (alla faccia dello sceneggiatore, direte voi). Perché allora invece ricordo perfettamente certi nomi o numeri di telefono di persone con cui ho parlato una volta sola in vita mia e di cui non me ne frega niente?

Ricordo bene la trama de "Il sipario strappato", film minore di Hitchcock, ma quasi nulla del fondamentale "Gli uccelli".

A volte mi succedono cose curiose. Ad esempio qualche giorno fa è scomparso dal mio cervello il nome del regista Lynch. Ogni volta che pensavo a Mulholland Dr., o Elephant Man, emergeva un altro nome: Carpenter. NOOO! Non è Carpenter! Niente da fare, riuscivo a immaginare in maniera definita la faccia di David Lynch ma il nome che usciva restava Carpenter. E dire che avrebbe potuto aiutarmi pensare ai Dokken, il cui chitarrista è George Lynch. Ma niente.

Ma questo non mi succede solo per periodi così ristretti. Qualche tempo fa non mi veniva mai la parola "alligatore". Giuro che è durato degli anni, quella parola proprio non usciva! Coccodrillo, caimano... ma niente alligatore! Ma quanto spesso ti capiterà di dire "alligatore"?, vi domanderete voi. Be', provate a dimenticarvi quella parola per degli anni e vedrete. Da non credere quante volte può capitarti di pensarlo. Da dar fuori di matto.

Altro esempio: per mesi il mio cervello si è rifiutato di sputar fuori il nome di Steve Buscemi, un attore che adoro. Ogni volta che mi capitava di vederlo sullo schermo mi usciva solo una specie di rantolo: "Hhhnn... hhhnnn!". E' la bocca che scalpita attendendo dal cervello l'impulso per dire il nome che però non arriva. Poi qualche giorno fa sull'autobus, in mezzo al silenzio, mi è uscito di colpo, proprio in faccia a due tamarri davanti a me: "Buscemi!"... pessima idea. Pare un insulto: "buscemi" in faccia a due che la faccia da buscemi ce l'hanno eccome. Mi guardano male, mi conviene scendere qui. Ma che ci posso fare? Dopo mesi la parola si è sbloccata, come un palloncino sott'acqua che dopo essere rimasto a lungo incastrato sotto un sasso di colpo si libera e viene a galla. Non parlatemi poi di Marlon Brando. Il mio cervello deve avere un conto aperto con lui se si rifiuta di sputar fuori il suo nome ogni volta che vorrei pronunciarlo. Sarà stata la visione di "Ultimo tango a Parigi"...

Un altro aspetto interessante è che di certe cose la mia memoria fa un unico fascio indistinguibile. Per me i film e i titoli di "Serpico", "Scarface" e "Carlito's Way", tutti e tre con Al Pacino (un altro dei miei attori preferiti), sono intercambiabili. Tony Montana potrebbe essere stato il poliziotto in Serpico (ma come, Serpico è Serpico, Tony Montana è Tony Montana!), mentre Scarface essere il protagonista di Carlito's Way. Ci metto dei minuti a districare tra loro le trame dei tre film e distinguerli tra loro.

Oppure con certi registi. Ad esempio confondo facilmente tra loro i film di Francis Ford Coppola, Brian De Palma e Martin Scorsese (grandissimi tutti e tre) per il solo fatto di essere italo-americani. Allo stesso modo confondo tra di loro scene de "Il padrino", "Il padrino 2", "Quei bravi ragazzi" e "C'era una volta in America". Colpa del tema - i gangster - e anche della presenza massiccia di De Niro. Non parliamo poi di Godard e Truffaut (quest'ultimo nome ho dovuto cercarlo in internet altrimenti ci avrei messo dei giorni). Per me è come se i film di entrambi li avessero fatti tutti in coppia. Tuttora non saprei chi ha diretto "Jules et Jim" e chi "A bout de souffle". Oppure mi capita di chiedermi: tra Dalì e Picasso qual è il pittore spagnolo che mi piace e quello che non mi piace? La risposta è Dalì, ma per me quel tizio coi baffoni a volte si chiama Picasso. Lo fa apposta per confondermi, e se la ride sotto i baffi. E in quel lasso di tempo Guernica diventa di Dalì.

Alle volte di certe cose ricordo particolari meno importanti e più difficili da ricordare, e non l'informazione principale. Ad esempio potrei ricordarmi perfettamente il nome Robert Zimmerman ma metterci dei giorni a ricordare il suo ben più conosciuto pseudonimo Bob Dylan. Chi ci capisce qualcosa è bravo. Oppure capita anche che un nome o una parola mi tormenti all'infinito. Ho avuto per mesi in testa il nome di Alex Infascelli, regista e vj, chiedendomi a chi cavolo appartenesse.

Fantastica poi è stata quella volta che dicendo "Cocoon" pensavo a "Platoon". La trama non mi sembra esattamente sovrapponibile, ma tutto sommato poteva risultare interessante vedere come se la sarebbero cavata dei vecchietti in Vietnam...

Per quanto riguarda i musicisti a volte è anche peggio. Il mio cervello si diverte a fare delle sciarade coi nomi, quindi a volte non sono più in grado di distinguere tra Brian Johnson, Brian Jones, Brian Adams, Eric Adams, Eric Martin, Tony Martin (rispettivamente di AC/DC, Rolling Stones, solista, Manowar, Mr Big e Black Sabbath).

Voi probabilmente ci riderete, ma a volte è un vero casino. Chiacchierare a proposito di un musicista e non saper più se si sta parlando di un cantante pop o metal non aiuta la conversazione!

Per quanto riguarda le nozioni, a volte mi saltano fuori informazioni di storia o geografia o altro che io stesso non sapevo di sapere (sbugiardando platealmente Socrate). E se qualcuno mi chiede "come fai a saperlo" il problema è che NON LO SO! Devo aver letto qualcosa, visto un documentario, parlato con qualcuno! Perché una cosa è certa: a scuola non l'ho studiato, visto che passavo il tempo a farmi i cavoli miei (be', anche a leggere capitoli che mi interessavano di più rispetto al capitolo spiegato al momento dall'insegnante, ma questo è un altro discorso).

La cosa assume contorni grotteschi quando tiro fuori una nozione che mi arriva da chissà dove, e poi successivamente la dimentico. Non so come faccio a sapere qual è la capitale di uno staterello dell'Africa centrale. Ma non ha importanza, tanto la prossima volta che me lo chiederai non lo saprò più! Mi sono capitati dialoghi di questo tipo:
Amico - Il chitarrista tal dei tali negli anni '70 ha suonato nel gruppo talaltro.
Io - Ah, sì?
Amico - Ma come, me l'hai detto tu tempo fa!
Io - Ah boh, può darsi...

La cosa però non mi aiuta in certi aspetti del mio lavoro. Spesso mi capita di avere delle idee che sembrano buone e non sapere con certezza se mi sono venute perché mi sono venute, oppure magari anni fa ho letto un libro (che ora non so più nemmeno di aver letto) che mi ha ispirato. Spesso mi capita di vedere un film dicendo "era tanto tempo che volevo vederlo" e scoprire che invece l'avevo già visto, oppure di rivedere un film che ho già visto e non ricordarmi nulla, nemmeno la faccia del protagonista, sostanzialmente guardandolo come se fosse la prima volta.

Da bambino, familiari e insegnanti dicevano semplicemente che avevo la testa fra le nuvole. Crescendo, la stramberia mnemonica è aumentata oltremodo e ho cominciato a fare ipotesi ben più logiche e ponderate, ad esempio un tumore al cervello. Ma se dopo tanti anni ancora sono qui a scrivere corbellerie forse significa che non lo è. Ma non lo escludo mai, a priori. Insomma, se c'è qualche esperto di neurologia mi piacerebbe sentire un parere. Una patologia però ci deve essere per forza, e pure grave. E' come se il mio cervello fosse "formattato" con diverse "partizioni". Una molto piccola per le nozioni in cui nomi, date e fatti sono mischiati e come i numeri del Lotto vengono estratti a caso. Ci manca poco che mi chiedano "Di che anno è Easy Rider?" e io risponda "Peter Fonda". E poi c'è un'altra partizione molto più grande, ovviamente completamente vuota, una specie di galleria del vento dove passano le idee a tutta velocità, in un turbinio degno di Paolo e Francesca. O era Paola e Francesco? A parte gli scherzi, mi chiedo se facendo questo lavoro la mia "partizione" riservata alla fantasia si sia espansa a dismisura a discapito di quella nozionistica.

E soprattutto mi domando: se la mancanza di una parola come "alligatore", a dire il vero poco frequente nelle conversazioni se non si abita in Louisiana, si fa comunque sentire, mi chiedo cosa possa essere perdere l'uso di parole ben più importanti, come succede a volte a chi ha problemi neurologici o subisce traumi. Qui si torna a un discorso che amo sempre fare, e che ho fatto ai ragazzini spiegando l'importanza del fumetto: la parola è una delle più grandi ricchezze dell'umanità. Ogni parola è uno scrigno pieno di tesori. Usata la parola nel modo giusto, aperto quello scrigno, si apre per noi un'infinità di mondi e di avventure da vivere.

E questa è la scoperta per me più... più... come si dice... accidenti, non mi viene la parola!

Giorgio

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