venerdì 10 aprile 2009

Ritmo


Altri appunti auto-didattici da segnare sul taccuino, così quando tra molti anni sarò abbastanza bravo da poter insegnare a qualcuno, avrò qualcosa di cui parlare.

Un aspetto fondamentale per quanto riguarda la sceneggiatura di una storia a fumetti, riguarda il ritmo che si imprime alla stessa. Sembra un argomento banale, ma spesso non ci si ragiona abbastanza.

Contrariamente da quello che si potrebbe pensare, il ritmo di un fumetto è in un certo senso "inverso" rispetto a quello di un film. Spesso capita di mettere delle vignette mute per conferire un'atmosfera riflessiva alla scena, oppure di inserire un sacco di dialoghi consecutivi per imprimere un ritmo serrato. Alle volte funziona se lo si sa usare bene, ma la maggior parte delle volte si ottiene l'effetto contrario.

Un lettore medio non si sofferma granché sulle vignette mute, a differenza di quello che potremmo pensare. Questo fa sì che tali vignette vengano fruite molto velocemente, quasi sorvolate, non dovendosi soffermare su nessun dialogo. Al contrario, aggiungere molte parole rallenta il ritmo di lettura, e quindi la durata stessa delle scene.

Facendo riferimento alla tipica griglia a sei dei fumetti Disney e Bonelli, a volte si inseriscono ad esempio tre vignette sulla stessa striscia con l'intento di ottenere un ritmo frenetico. Se tali vignette rappresentano momenti vicini della stessa azione si ottiene invece uno spezzettato effetto "moviola". Che ci può anche stare, perché quando si corre un pericolo si ha l'impressione che ciò che sta accadendo avvenga a rallentatore (sistema usato anche nel cinema). L'effetto frenetico, con le molteplici vignette piccole consecutive lo si ha invece se i momenti rappresentati non sono così vicini o costituiscono un montaggio incrociato di azioni o persone differenti.

Le dimensioni delle vignette hanno un'importanza fondamentale nel ritmo di lettura. Sempre facendo riferimento alla griglia a sei, mettere una doppia significa dilatare il tempo di lettura. Di solito dà una sensazione di "apertura". Messa a fine tavola, è come se ti spingesse a girar pagina, perché ti rendi conto che la scena ha ancora molto da dare. Una vignetta piccola in fondo pagina invece può essere buona per chiudere la scena, mettere una sorta di punto, soprattutto se si tratta di un PP, e/o una battuta di spirito.

A proposito del ritmo di una scena, Hitchcock diceva che, inquadrando alcuni passeggeri di un treno, se avesse voluto far alzare di colpo uno di essi avrebbe tenuto l'inquadratura stretta finché il personaggio non si sarebbe alzato, finendo magari anche parzialmente fuori campo, e solo dopo avrebbe allargato. Perché allargare l'inquadratura e poi far alzare il personaggio avrebbe significato anticipare l'azione allo spettatore, neutralizzando l'effetto sorpresa desiderato. Anche per un fumetto bisogna mettere la stessa attenzione nelle dimensioni delle inquadrature correlate al ritmo e all'effetto che si vuole ottenere.

Ma quelle che ho scritto poc'anzi non sono regole, sono solo osservazioni, perché alla fine per ogni scena c'è la giusta scansione di vignette. A volte per rallentare una scena ci vogliono tante vignette piccole, altre volte ce ne vuole una grande. L'importante è saper seguire la propria "sceneggiatura mentale" e riuscire a metterla bianco su nero.

Uno dei maghi del ritmo nei fumetti, manco a dirlo, è Alan Moore. In Watchmen, ad esempio, impone costantemente al lettore il giusto ritmo di lettura, permettendogli di trarre il massimo dalla storia.

Un altro davvero bravo da questo punto di vista è Tiziano Sclavi, che ha mutuato dal cinema molte delle sue suggestioni e delle sue inquadrature, ma che ha saputo trasporle in maniera efficace sulla carta, cambiandone la forma ma mantenendone l'effetto.

In campo umoristico invece uno dei più grandi è senz'altro Leo Ortolani. Nessuno come lui è riuscito a capire il ritmo del lettore e i tempi comici.

Mi rendo conto di avere io stesso ancora molte lacune per quanto riguarda il ritmo delle storie. L'andazzo generale della moderna fruizione impone di essere più sintetici in meno tavole, e a volte quando cerco di condensare le azioni si finisce per avere storie troppo compresse, da mal di testa. Il ritmo mentale del lettore procede più velocemente di quello che ci vorrebbe per leggere tutto con calma, e il rischio è quello di "perdere pezzi per strada".

In questo caso, bisognerebbe cercare di imparare il più possibile da quello che è uno dei più grandi maestri della sintesi: Matt Groening.

2 commenti:

Giangidoe ha detto...

Tutti i nomi che hai fatto sono davvero quelli di veri e propri geni.
E soprattutto, non avevo mai riflettuto sulla questione del "ritmo inverso" del fumetto rispetto al cinema: intuizione decisamente illuminante.

Giorgio Salati ha detto...

sì be', dipende dai contesti, da cosa ci metti prima e cosa ci metti dopo. Delle vignette mute per rallentare la lettura ci possono anche stare, ma magari se sono molto grandi e particolareggiate: in questo modo il lettore si sofferma perché gli viene spontaneo di guardare bene l'immagine chiedendosi se non ci sia qualche particolare che gli può sfuggire... se sono invece tante vignette di media grandezza, simili e poco particolareggiate si ha un effetto di "scivolamento"... ad esempio vignette di quel tipo sono perfette per scene di inseguimenti in auto: 4-6 vignette di media grandezza con solo le auto che corrono fanno "scivolare" l'occhio del lettore velocemente lungo la pagina...

bisogna stare attenti a questi particolari, perché a volte il rischio è di "sprecare" delle pagine che riteniamo debbano essere molto intense e invece il lettore percepisce solo di "passaggio".

Diciamo che è una di quelle cose di cui mi sono reso conto rileggendo le MIE storie... alla prima lettura non troppo attenta alle volte mi sono reso conto che non avevo ottenuto l'effetto che volevo, e quindi ho cercato di imparare dai miei stessi errori! ma ancora ne ho da imparare...

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