lunedì 18 maggio 2009

Tecnica vs creatività


Ritorno su una questione di cui ho già scritto in precedenza.

Discutendone con i colleghi, sono sempre rimasto scettico circa l'annosa disputa "tecnica contro creatività".

C'è chi sostiene che la maggior parte di una storia, un soggetto, una sceneggiatura, debba essere tecnica, struttura, conoscenza degli strumenti narrativi. Tutte cose che si ottengono con lo studio, l'allenamento, il duro lavoro e l'esperienza.

E c'è chi invece sostiene che le regole si possano anche buttare nel cesso: la creatività, l'estro, l'istinto sono tutto ciò che ci vuole per saper scrivere: o ce l'hai o non ce l'hai. O puoi scrivere o non puoi scrivere.

Ecco, io mi chiedo: ma la virtus non può stare in medio? Non può essere 50%/50% (oppure scegliete voi la percentuale)?

La mia modesta impressione, è che queste siano due componenti imprescindibili e inscindibili. Senza il talento, la fantasia, la creatività, non si può pensare di iniziare questo mestiere. Ma allo stesso tempo non si può farlo senza aver appreso le regole, se vogliamo i trucchi, della narrazione.

O meglio: chiunque può tentare, anche se non ha una di queste due qualità o addirittura entrambe. Ma senza creatività, le storie risulteranno banali e ripetive. E senza la tecnica, risulteranno sballate e imcomprensibili.

Diceva il matematico inglese Erik Christopher Zeeman:

Technical skill is mastery of complexity, while creativity is mastery of simplicity.


7 commenti:

Giangidoe ha detto...

Non essendo uno sceneggiatore non posso di certo sapere quale componente sia più importante ma credo che, per avere anche solo una minima chance di "cominciare" questo lavoro, la tecnica sia la prima cosa che si deve lasciar intendere di saper padroneggiare.
Intendo "prima" in senso meramente cronologico, ovviamente.

Giorgio Salati ha detto...

Mi sentirei di contraddirti: per prima cosa bisogna avere il talento e la fantasia. Dopo bisogna educare la creatività e incanalarla con gli strumenti tecnici, ma è sempre la creatività e la passione la "molla" che ti fa capire di aver bisogno di apprendere gli strumenti tecnici da mettere al servizio del talento.

Giangidoe ha detto...

Sull'importanza della creatività ti do sicuramente ragione, per tutti i campi.

Mi sono fatto questa idea, almeno riguardo la sceneggiatura, perchè uno dei tormentoni che sintetizza da sempre il dialogo tra i fan e le case editrici è proprio un botta e risposta del tipo:
"Ho tante idee che vorrei tradurre in storia: come posso fare?"
"Le idee, purtroppo, non bastano: bisogna prima imparare a sviluppare delle sceneggiature coerenti".
Ovviamente -nei fumetti come altrove- la scrittura già di per sè presuppone la creatività. Ma quello che mi è sembrato di intendere in questi anni, da semplice lettore ed appassionato di fumetti, è che ciò che inizialmente un editore cerca di apprezzare (e quindi ciò che può dare una maggiore chance a chi cerca di lavorare nel settore) è la velocità o l'accortezza con cui un artista può riuscire a partorire una sceneggiatura ben strutturata prima ancora che particolarmente innovativa.

Solo in questa accezione, quindi, intendevo dire quello che ho detto nel commento di prima.
E credo che questo dipenda dal fatto che la sceneggiatura -di fumetti come di altro tipo- richieda una mediazione tecnica meno immediatamente immagazzinabile della "semplice" scrittura creativa, dove io immagino che gli strumenti narrativi possano essere in qualche modo più liberi.

Ovviamente parlo sempre per idee personali ed ipotesi (forse anche per suggestioni) e non per esperienze dirette o indirette in merito...

Ad ogni modo, questo è senza dubbio uno di quei temi che mi affascina sempre tantissimo.

Giorgio Salati ha detto...

Be' certo, tu parlavi del rapporto con una casa editrice mentre io parlavo con la percezione di se stessi...

Certamente quando ci si propone per una qualsiasi testata è necessario avere gli strumenti tecnici per poterlo fare... ma nel caso di una proposta del genere più che altro bisogna già avere e dimostrare entrambi: idee e tecnica. Una casa editrice anche se appura che hai tecnica non ti prenderà se non hai idee interessanti da proporre. Come non lo farà - come tu giustamente dici - se dimostri di avere idee ma di non saperle tradurre in sceneggiatura.

Anna B. ha detto...

Se parli con qualcuno particolarmente dotato di creatività potrebbe dirti che è quella la più importante, perchè sente la sua forza che lo spinge a comporre. Ma potrebbe anche considerare più importante la tecnica, perchè venendogli spontaneo lo slancio creativo potrebbe sottovalutarlo, cogliendo invece l'importanza di apprendere tecnica per incanalare efficacemente le idee. Discorso similmente vario dal punto di vista di qualcuno con un istinto particolarmente tecnico (dotato magari di precisione, spirito d'osservazione, senso armonico, capacità di organizzazione e rielaborazione...).
Penso sia una questione che varia a seconda delle personali percezioni ed esigenze e anche a seconda del pubblico!
Generalmente direi che, senza una o l'altra, a una storia (o un disegno, nel mio caso) mancherà qualcosa... la soluzione al dilemma è togliere "VS" e mettere un bel "+"!
Beato chi è naturalmente dotato di entrambe!!!

Giorgio Salati ha detto...

un "istinto tecnico" non credo esista, perché la tecnica è roba che si apprende, perlopiù.

giusto il discorso di "togliere il VS e aggiungere un +"!

Anna B. ha detto...

Certo ci sono "regole" che non puoi sapere di tuo, ma ci sono persone molto portate a capire i meccanismi e a farli propri, mentre altre faticano molto per capire quali strumenti usare e come usarli e secondo me questo è "istinto tecnico".
Come non è detto che la creatività sia istintiva, almeno non subito: si può allenare la poca fantasia leggendo, osservando, immagazzinando e rielaborando: col tempo la mente si stimola e viene tutto più spontaneo!
Forse sia creatività che tecnica possono essere fatte un po' d'istinto e un po' di studio... in percentuali MOLTO variabili a seconda delle persone!

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