mercoledì 26 gennaio 2011

Ma cm scrv?


QUESTO post di Tito Faraci mi ha fatto riflettere un po' sulla diatriba "lingua italiana vs. linguaggio sms".

Capisco e in parte condivido il punto di vista di Tito, anche se devo dire di non essere così virtuoso: quando scrivo per lavoro cerco di farlo nel miglior modo possibile, quando si tratta di mail o sms, pur cercando di scriverli in italiano corretto, mi "rilasso" di più, mi "lascio andare" alle volte, in particolare se sto scrivendo di fretta, e qualche concessione alla lingua la faccio.

Ad esempio mi capita spessissimo di non mettere le maiuscole, o di usare tante virgole... certo non scrivo (più) abbreviando tipo "qlc", eccetera.

In particolare detesto "nn" (penso: ma se devi abbreviare fallo con "comunque" e scrivi "cmq", con "non" risparmi giusto una lettera) e gli emoticon...

O meglio, se è un ragazzino a usare un emoticon ok, se gli adulti ne fanno un uso smodato mi dà un po' fastidio (ma faccio finta di niente).

Mi risulta un po' fastidioso anche quando le persone scrivono "lol" (acronimo anglosassone), invece di una normalissima risata "ahahah!". "Lol" mi appare come una risata "fredda", impersonale: faccio finta di ridere anche se non sto minimamente ridendo. Neanche dentro, intendo. Mi suona come un risolino falso.

Però c'era un tempo, quando erano appena arrivati internet e i cellulari, e io ero ancora adolescente, in cui ero convinto che quello fosse un nuovo linguaggio, non sostitutivo ma complementare a quello "ufficiale". Una sorta di slang di "noi gggiovani", in poche parole qualcosa di molto figo (chi da adolescente non ha usato qualche codice con gli amici, anche solo nei bigliettini passati in classe?).

E imparare a fare velocemente le abbreviazioni significava scrivere più velocemente (soprattutto in chat), il che avvicinava lo scritto al parlato, e sembrava molto figo poter usare questo mezzo spurio tra lo scrivere e il chiacchierare.

Per dire, io conoscevo già allora le regole dell'italiano e scrivevo non "xkè" ma "xké" con l'accento acuto: sapevo qual era l'accento giusto in italiano e lo usavo. Era sempre italiano, ma "slang".

Mi piaceva anche il fantasioso uso di cifre e altri caratteri da sostituire alle lettere, in particolare in nomi e nickname (es.: G10RG10 54L4T1). Mi sembrava come inventarsi una specie di "logo alfanumerico" meno "noioso" del tuo nome "normale".

Finché si fosse rimasti nell'ambito del gergo mi sarebbe continuato a piacere, ma un po' che ormai non sono più adolescente e quindi usare lo slang mi farebbe sembrare un po' ridicolo, un po' che mi sono accorto che questo linguaggio è sconfinato nei temi dei ragazzi andando a incasinare la percezione stessa dell'italiano "ufficiale", ho smesso di prediligerlo.

Però sono d'accordo con chi dice che - anche se noi che facciamo un certo lavoro abbiamo il dovere di stare attenti a come scriviamo - la lingua è sempre una cosa viva che cambia con le generazioni, e nessuno può arrestarne il cambiamento.

Inoltre, c'è una cosa importante da notare: prima dell'arrivo di sms e internet, la gente scriveva MOLTO poco. I miei compagni di scuola lo facevano giusto quando era necessario per i temi, qualche ragazza magari teneva un diario, ci si scriveva qualche bigliettino o letterina quando si aveva qualcosa da confidare e non lo si voleva fare a voce... Ma in generale la gente (anche o forse soprattutto gli adulti) scriveva molto poco.

Con l'avvento di queste nuove tecnologie la gente ha cominciato a usare la parola scritta quotidianamente. E in questo passaggio non si poteva non perdere un po' di letterarietà a beneficio dell'immediatezza "discorsiva". Che ciò sia positivo o negativo non saprei. Forse semplicemente i tempi sono cambiati.

Ognuno naturalmente si regola come preferisce: chi usa un italiano perfetto sia nel lavoro che nella vita privata, chi separa l'italiano "letterario" da quello "sms", scrittori che addirittura cercano di integrare il nuovo linguaggio (saranno 15 anni che esiste) all'interno di un contesto letterario...

La lingua è bella perché è varia. L'unica cosa importante, probabilmente, è la moderazione: essere troppo intransigenti con l'italiano letterario credo possa generare una reazione contraria, mentre essere troppo sciatti con la lingua genera senz'altro mostri.

2 commenti:

Giangidoe ha detto...

In qualche modo, il mio ultimo post tocca l'argomento. Se ti va di fare un salto, ne sarei lieto ;)

Giorgio Salati ha detto...

ah ma allora sei tornato!

vado a vedere!

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