mercoledì 23 novembre 2011

Ritratto dello sceneggiatore da giovane 5: Etica


- Ma insomma, tu scrivi per la Disney, per la Rainbow, per la Rai, per la Mondadori... Non ti vergogni?

- In che senso, scusa?

- Come fai a scrivere quella roba così popolare? Senza un minimo di critica sociale, di ribellione, nemmeno di satira... Non c'è un taglio autoriale!

- Be', ci sono alcune piccole cose che ho scritto per altri in cui c'è qualcosa di più personale, inoltre sto preparando diversi progetti in cui c'è molto più di "mio" e di "autoriale".

- Ho capito, ma tutta la roba che hai scritto per queste realtà commerciali... Tutta merda, no? Non ti rompe non poter mettere niente di tuo nelle storie che scrivi? Non ti senti uno schiavo del sistema?

- Non è vero, ad esempio nelle storie disneyane io riesco a mettere molto della mia personale visione del mondo, basta sapere come fare, sapersi giocare bene i limiti del prodotto "industriale"...

- Ma è una questione di etica, come fai a scrivere fumetti e cartoni animati per questi qua? Dov'è finita la figura dell'artista libero e ribelle? Non ti senti un marchettaro?

- Be', io mi ritengo fortunato a riuscire a campare di scrittura e fumetti, è un lavoro che ho sempre sognato. Ma poi scusa, tu che lavoro fai?

- L'impiegato per Nestlè.

4 commenti:

Massy ha detto...

Il finale mi ha ucciso...

E' dura far coincidere etica con sopravvivenza.Specie oggi, l'importante è l'onestà intellettuale e una certa coerenza scendendo a compromessi ma senza mai superare soglie all'ingiù.

marco D ha detto...

giorgio io potrei esser d'accordo e credo di aver capito il senso del tuo post in merito arecenti affermazioni come quella di Monti.

Però invece ho trovato il finale offensivo. Ti potrei citare qualche bravissimo sceneggiatore di fumetti, anche di rango, che faceva altro nella vita come prima attività.
Non sempre si riesce a fare di quello che si ama la propria fonte di reddito, ma questo non squalifica le passioni, le idee e l'onestà intettuale di chi magari non la pensa come te sul valore del suo lavoro.

Giorgio Salati ha detto...

Ciao Marco, grazie per aver portato la tua opinione che apprezzo e rispetto.

Il senso del mio post è questo: perché dovrei accettare critiche "etiche" da persone che fanno un lavoro magari per ditte più discutibili di una Walt Disney o una Bonelli?

Io non mi permetterei mai di giudicare uno che lavora per MacDonald's, per una banca o per la Nike. Tutti hanno le bollette da pagare e hanno il diritto di scegliersi il lavoro che preferiscono. Se a te piace lavorare per la Nestlè a me va benissimo. Se devo criticare la Nestlè critico il consiglio d'amministrazione che prende decisioni discutibili, non tu che ci lavori come dipendente.

Io le bollette ho scelto di pagarle facendo lo sceneggiatore, e per farlo ovviamente bisogna scendere a compromessi sicuramente più accettabili che fare un lavoro che detesto (nella mia vita ho fatto anche l'impiegato e l'ho odiato) per una ditta che detesto.

E' inutile che uno faccia il "superiore" perché a 50 anni ha pubblicato un fumetto underground di "alto valore artistico" che non ha venduto niente, e per poterselo permettere vende assicurazioni porta a porta da 20 anni. Non mi permetto di giudicarlo, va benissimo che lui abbia fatto questa scelta di vita. Ognuno è libero di fare quello che gli pare.

Ma perché lui si permette di giudicare me perché lavoro per la Disney o per la Rai? Io quantomeno riesco a pagare le bollette facendo il lavoro che ho sempre voluto fare, le opere "d'autore" prima o poi arriveranno.

E - checché ne dicano coloro che la ritengono "merda" - anche nei fumetti popolari c'è arte e creatività, bisogna saperla cogliere.

Se no bisognerebbe classificare come "merda" anche i film Pixar, i romanzi di Raymond Chandler, i film di Tarantino, i fumetti di Charles Schulz.

Angie ha detto...

Il punto credo sia che non puoi criticare una persona quando tu poi ti comporti allo stesso modo...
A volte siamo troppo intenti a giudicare gli altri per renderci conto delle nostre stesse azioni.

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