lunedì 15 luglio 2013

Fermo - recensione



Sualzo ha un grosso problema.

Il suo problema è che di lui non ce n'è mai abbastanza. Non ce n'è mai abbastanza dei suoi fumetti, mai abbastanza della sua musica, mai abbastanza della sua persona.

Perché è questo che hai l'impressione di ricevere, quando leggi un suo fumetto o ascolti la sua musica.

Non stai semplicemente leggendo "un" fumetto di Sualzo. Stai leggendo Sualzo. Lui ti sta offrendo se stesso, con un po' di timore e con la speranza che tu tratti bene i suoi ricordi e il suo mondo interiore.

"Fermo" non è solo un bel fumetto. Non è solo una bella storia e dei bei - bellissimi - disegni. E' bello perché Sualzo è bello. Bello dentro, chiaramente. Fuori non saprei, non è esattamente il mio tipo, anche se abbiamo perfino condiviso un letto matrimoniale.

La stima che ho di Antonio persona, del Vincenti sassofonista e del Sualzo fumettista sono difficili da scindere. Proprio perché in tutto quello che fa tu riesci a vedere lui con limpidezza. Con un misto di timidezza e di sfrontatezza ti mostra le sue debolezze con garbo - come garbato è lui - senza farne pornografia. Questa è la sua abilità, che lo rende un autore per me eccezionale.

Perché la vicenda narrata in "Fermo" è di quelle normali, normalissime per chiunque, ma eccezionali per chi le sta vivendo. Piccole perle della memoria che ci restano dentro, e che risalgono la corrente quando qualcuno come Sualzo tira fuori la sua e ce ne mostra la bellezza, noi che stolti avevamo archiviato il ricordo alla voce "roba passata": negli anni '90 Sebastiano, studente fuori corso affetto da attacchi di panico, viene mandato a fare il servizio civile (all'epoca la leva era obbligatoria) in un paesino collinare, dove si occuperà di assistere persone con problemi psichiatrici. Questo gli dà modo di riflettere su se stesso e sul suo rapporto con Giulia, la fidanzata storica. E sul perché tende a fuggire sempre.

Il protagonista resta immobile proprio perché fugge sempre, e solo fermarsi lo aiuterà ad andare avanti davvero.

Una storia di vita normale, eppure eccezionale. Una storia in cui il come diventa un elemento importante. Come viene raccontata la storia, e come viene disegnata. Quel misto di senso poetico e di spirito pratico che solo un sassofonista può avere nelle dita.

La vicenda ha riportato a galla anche il mio servizio civile. Prima o poi vi racconterò quel breve periodo da obiettore nel 1999, a 20 anni, insieme ai malati di AIDS, prima di venire congedato per questioni di salute. Un periodo molto breve ma che mi cambiò. Ringrazio Antonio anche solo per avermi risvegliato questi ricordi.

Quando ho finito il volume, mi sono veramente dispiaciuto. Non ne avevo abbastanza. Era come veder andare via di colpo un amico da casa propria, qualcuno cui si vuol bene e che si vede una volta l'anno. E' stato a casa tua un'oretta, ha bevuto un caffè e poi è scappato via. E ti chiedi: ma non poteva restare almeno per cena? Poi riguardi il volume e vedi che sono comunque 125 pagine. Roba che lui per stare da te a bere un caffè ha fatto ore di auto, e allora apprezzi quel caffè in compagnia, sperando che abbia presto voglia di rifarsi la strada fino a casa tua.

Fermo, di Sualzo
Bao Publishing
In libreria, fumetteria, e online. 

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