lunedì 28 ottobre 2013

Badass: un viral, o come sceneggiare la vita reale

Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe. (Mark Twain)

Bene, torniamo sulla vicenda del viral circa le Palestre Breakout orchestrato dal collettivo Dr.Ink per pubblicizzare il volume "BADASS", in uscita a questa Lucca Comics.

Eravamo rimasti al fatto che NON ho mai ricevuto una borsa Breakout, ma sono stato contattato dagli amici di Dr.Ink che mi hanno chiesto di supportare il loro viral.

Premetto che non sono un esperto di webmarketing e che probabilmente le mie considerazioni risulteranno ingenue o elementari a uno del mestiere. Ma mi interessa riportarle nero su bianco, un po' come appunti personali, un po' per spiegare a chi mi legge che cosa ho osservato dell'esperienza.

Ero abbastanza riluttante in un primo tempo, perché sono uno che detesta dire balle. Non lo faccio mai, non mi piace per nulla, e chi mi conosce lo sa bene. Mi "batto" continuamente contro le bufale che girano specialmente su Facebook. Poi però ho deciso di prenderlo come una sorta di "esperimento sociale", e mi ci sono buttato, divertendomi non poco. Ho provato a immaginare come avrei reagito se davvero avessi ricevuto quella borsa e quella lettera, poi il mestiere da sceneggiatore ha fatto il resto. Ho provato a capire come funziona una "bufala" standoci "dentro" (pur essendo un viral diverso da una bufala - perché diverso è l'obiettivo - le due cose condividono alcuni aspetti).

Mi è sembrato interessante partecipare al viral perché ho potuto fare alcune osservazioni su come ognuno di noi reagisce a certe notizie.

Prima di tutto voglio dire a coloro che ci sono cascati: non sentitevi scemi, o ingannati. Io ci sarei cascato, e non sono uno che si beve facilmente le bufale, anzi, sono piuttosto scettico. Chi mi segue (blog, Twitter, ma soprattutto Facebook) lo sa bene.

Anzi, credo che proprio il fatto che io tenda spesso a sbugiardare le bufale abbia fatto di me il perfetto divulgatore insospettabile. Se ci crede lui - avranno pensato quelli che mi leggono - probabilmente è vero.

Ecco quindi che crearsi una solida base di credibilità può essere utile per chi voglia in un secondo tempo far credere quello che vuole alle altre persone. E qui mi viene da pensare a molti personaggi politici che hanno tanto séguito.

Un meccanismo molto interessante che ho potuto osservare divulgando il viral (e mettendoci del mio con particolari fantasiosi) è che in un primissimo tempo, alcuni piuttosto sgamati hanno commentato dicendo che era di sicuro una trovata pubblicitaria provocatoria. Si trattava di fumettisti o professionisti della comunicazione che conoscono bene certi meccanismi. Sono però poi arrivate a commentare altre persone "comuni", non del mestiere, che invece hanno creduto subito al fatto della tessera, della borsa e della lettera mandate da questa fantomatica palestra.

L'arrivo di questi commenti così convinti ha curiosamente "zittito" gli scettici, e da quel momento anche persone sgamate sulla comunicazione hanno tendenzialmente creduto alla "bufala". E di nuovo mi viene da pensare a certi movimenti politici, alla figura degli "influencer".
Nel mio caso erano totalmente inconsapevoli, ma hanno avuto la funzione di "catalizzatori": hanno notevolmente accelerato la "reazione chimica".

I più scaltri però sono stati alcuni che hanno mantenuto una posizione di equidistanza, commentando con delle battutine ma senza fare capire chiaramente se ci credevano o no. Probabilmente stavano "alla finestra". Magari capivano che c'era sotto un viral e non hanno voluto "rompere il giocattolo". L'ho molto apprezzato.

Detto questo, il picco di credibilità/credulità è arrivato quando ho finto di aver parlato con il portinaio. Questo viral aveva il problema di aver girato molto solo tra fumettisti. Palestra e fumetti non c'entrano niente, quindi il tutto aveva un basso "coefficiente" di credibilità. Bisognava sviare l'attenzione e far credere che le borse erano arrivate anche a gente "qualsiasi". Così ho scritto su Facebook che avrei chiesto al portinaio se nel condominio erano arrivati altri pacchi come il mio.

Dopo un paio d'ore ho riscritto su Facebook dicendo che sì, il portinaio mi aveva detto che erano arrivati altri DUE pacchi uguali, ma che per questioni di privacy non poteva dirmi a chi. Ho voluto aggiungere questa nota di realismo, una variazione nello schema troppo rigido di un viral. Altri due pacchi, non a tutti i condòmini. Sarebbe sembrato poco realistico (solo Berlusconi ha i soldi per mandare un libro a tutti gli italiani). E il portinaio non mi ha detto i loro nomi, sarebbe stato poco realistico anche sapere esattamente a chi erano stati mandati. Qualcuno ha giustamente obiettato che i portinai di solito non rispettano molto la privacy, ma ho chiuso l'argomento dicendo che è straniero (e almeno questo è vero). Non so bene che cosa significasse, era una battuta, ma è bastata per sviare ancora una volta l'attenzione dai punti deboli della balla.

Be', questa dichiarazione del portinaio e delle altre due borse, ha conferito un realismo alla cosa per cui nessuno più ha osato mettere in dubbio la faccenda. Interessante. La balla più grossa di tutte è ciò che ha reso il tutto più credibile. Avevano ragione Hitler e Goebbels, a tal proposito.

Ed è in fondo una lezione che ho imparato da Tarantino. Ne "Le iene", il detective Holdaway insegna a Freddy/Mr. Orange come si diventa un infiltrato.
Come si impara a vivere nella menzogna. Gli fa inventare una storiella da gangster, tipo che lui era una volta imbottito di droga in un bagno pubblico e di colpo si trova due poliziotti davanti. Un aneddoto da raccontare a quelli della banda su cui stanno indagando, per farsi accettare e riconoscere come gangster. Il detective Holdaway spiega a Freddy che non basta raccontare la storiella. Che deve arricchirla di particolari. Deve sapere ogni cosa di quel bagno in cui era, se qualcuno aveva fatto dei bisogni troppo puzzolenti eccetera (versione censurata). Questa è la lezione di sceneggiatura di Tarantino: se inventi una storia non basta, perché sia realistica devi sapere tutti i particolari, anche quelli che non racconterai. Ho applicato questo ragionamento al viral e ho in sostanza fatto una "sceneggiatura" della vita vera.

E dopotutto è un po' quello che viene mostrato in "The Truman Show": perché Truman viva in una continua menzogna, bisogna costruirla bella grande e particolareggiata. Con tutte le balle che si leggono in internet, e con la continua sensazione di essere osservati in ogni nostro click da software di analisi di mercato, l'impressione è che ognuno di noi viva il suo Truman Show, qui, ora.

Mi viene in mente anche un altro film, che amo, "Big Fish" di Tim Burton, in cui il protagonista è un grandissimo bugiardo. E alla fine diventa molto sottile il confine tra il grande bugiardo e il grande narratore.

Nota a margine: non sarebbe mai stato credibile se io, come magari hanno fatto altri, avessi condiviso con entusiasmo le cose delle "Palestre Breakout". Chi mi segue e mi conosce sa che non ho affatto il culto della violenza, anzi. Sarebbe suonato subito falso se avessi parlato con divertito entusiasmo di Breakout. Così ho pensato di esagerare un po' la reazione che potrei aver avuto se davvero avessi ricevuto la borsa e tutto il resto. Ho fatto l'indignato (il che non mi capita raramente, nella vita vera). E ho sperimentato che l'indignazione è uno dei più potenti veicoli tramite cui viaggia una bugia. Interessante anche la strategia della Melaranci che ha puntato sulla preoccupazione di una truffa che la obbligasse a pagare qualcosa.


Comunque, non dovete prendervela se vi siete sentiti raggirati: avete inconsapevolmente partecipato a un gioco, a un esperimento sociale.

Coloro che hanno creduto ai miei post evidentemente si fidano di me, e di questo li ringrazio. D'ora in poi riprendo a perseguire la "via della verità", tranquilli. La cosa più importante è che ora ho più chiari alcuni meccanismi che fanno divulgare un viral, una bufala, ma anche - molto più importante - lo stesso consenso politico.

Ho cercato di spiegarvi questi meccanismi come li ho osservati, nel piccolo dei miei 2500 contatti su Facebook. Speriamo, la prossima volta che vogliono farci credere qualcosa, di essere pronti e reattivi, e non fermarci alla superficie.

Quanto al viral, mi hanno chiesto: è servito? Ha avuto l'efficacia sperata? Non lo so. Bisognerà vedere a Lucca come andranno le vendite di "Badass".

Quando la menzogna si accorda con il nostro carattere diciamo le bugie migliori. (Friedrich Nietzsche)


E ora... it's time to BREAKOUT!



1 commento:

Anna Bernasconi ha detto...

Joe, è come dici: spendere soldi per far confezionare e spedire gadget utilizzando la violenza come base della campagna pubblicitaria mi pareva piuttosto assurdo ma detto da te è diventato credibile! Ora c'è una vocina nella testa che mi piglia bonariamente in giro dicendo "te l'avevo detto, cretina!". Hahahahaha!

Comunque mi viene da pensare una cosa... Che forse la differenza tra questa bufala e una bufala "vera" è che chi ci è cascato l'ha fatto perchè l'esperienza era direttamente tua, non un "dicono che". E molti hanno pensato che ci fosse sotto qualcosa, che fosse o meno legato ad una palestra.
Invece purtroppo delle bufale "vere" tantissima gente si fida ciecamente, anche se partono da chissà chi. E si crede che quello che si sta leggendo sia la semplice pura verità, che si tratti di maleducazione o di atrocità. Tutti commentano indignati perchè nessuno fa qualcosa per fermare certi orrori e poi fanno quel gesto eroico che gli fa cambiare un po' il mondo: cliccano "condividi".
Che nervoso mi fanno venire...

Complimenti per aver imbrogliato anche dei super scettici come me con questo "gioco" e buona continuazione ai ragazzi di Badass!

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