sabato 6 dicembre 2008

Autobio


Una raccomandazione ricorrente in ogni corso di sceneggiatura o scrittura che si rispetti: evitare di essere autobiografici.

Quella di raccontare la propria vita è una tentazione comune a tutti quelli che vogliono scrivere. Ciò che abbiamo vissuto ci sembra terribilmente interessante, degno di essere raccontato. Purtroppo molto spesso è vero il contrario. Non glie ne frega a nessuno di quella volta che avete dovuto battervi come leoni tra le maglie della Giustizia per contestare una multa ingiusta. O di quella volta che coi vostri amici avete fumato così tanto che poi vi siete addormentati in macchina e i carabinieri vi hanno fatto un controllo.

Attenzione: questo non significa che non bisogna inserire nelle proprie storie fatti o particolari reali, anzi. Ma questi devono essere funzionali alla storia. Arricchirla, e non distogliere l'attenzione da ciò che è importante.

Edward Bunker, che ha avuto una vita da criminale vero, ha conferito al protagonista del suo primo romanzo, "Come una bestia feroce", una fetta del suo passato. Lo stesso accade in "Little Boy Blue", in cui si racconta l'infanzia di un piccolo criminale. Ma il protagonista non si sovrappone totalmente allo scrittore. Le vicende sono romanzate, come si suol dire.

La maggior parte di ciò che ha scritto Kerouac è tratto dalla sua personale esperienza. Lui però era un grande scrittore, e sapeva come romanzare nel modo giusto le proprie vicende. Ciononostante non tutti i suoi romanzi sono riusciti allo stesso modo. Per il mio gusto personale, "Sulla strada" e "I vagabondi del Dharma" sono riusciti molto meglio rispetto a "I Sotterranei" e "Orfeo emerso". Quanto c'è di vero e quanto di inventato in quei romanzi? Non lo sapremo mai. Eppure non so perché sono convinto che "I Sotterranei" sia molto più autobiografico rispetto agli altri. E - fatalmente - è meno interessante.

Ma la nostra esperienza, pura e semplice, non basta a fare di per sé una storia interessante. Perché la realtà, seppure a volte possa rivelarsi più sorprendente della finzione, non segue (purtroppo) le regole della logica, non ha struttura narrativa.

Questo non significa che categoricamente non bisogna essere autobiografici. Ma che prima di esserlo bisogna essere dei narratori esperti, e padroneggiare gli strumenti narrativi (ecco perché io non ho ancora scritto niente di autobiografico eheh!). Meglio non iniziare la propria carriera di autore con una storia autobiografica (a meno che non si sia Ghandi, o Giovanni Brusca...).

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