lunedì 23 febbraio 2009

I segreti erotici dei grandi chef


Ho recentemente letto il penultimo romanzo di Irvine Welsh intitolato "I segreti erotici dei grandi chef", del 2006.

Welsh è un grande narratore. Molto legato al suo territorio di partenza, la nativa Leith, in Scozia, ha già dato prova della sua arte ad esempio in "Trainspotting", da cui è stato tratto il famoso film di Danny Boyle con Ewan McGregor.

La storia de "I segreti erotici dei grandi chef" consiste sostanzialmente in un approccio moderno a quei romanzi gotico-vittoriani come "Lo strano caso del dr. Jekyll e di mr. Hyde", "Il ritratto di Dorian Gray", dove si esplora principalmente il tema del doppio.

I protagonisti sono Danny Skinner e Brian Kibby, due ragazzi poco più che ventenni. Il primo è il classico bulletto: hooligan, alcolizzato, bel ragazzo spigliato con le donne, sessuomane. Kibby invece è il classico nerd: timido, vergine, astemio, appassionato di videogiochi, di Star Trek, di trenini e di camminate in montagna. Skinner ha un pessimo rapporto con sua madre, mentre Kibby è il "cocco di mamma". Skinner non ha mai conosciuto suo padre, mentre quello di Kibby sta morendo.

Il loro primo incontro avviene sul posto di lavoro: entrambi lavorano per il Comune di Edimburgo come ispettori dell'igiene nelle cucine dei ristoranti.

Skinner è ribelle sul lavoro, mentre Kibby è il classico lecchino. I due diventano presto rivali. In pratica, sono l'esatto contrario l'uno dell'altro. Lo Yin e lo Yang: opposti che si scontrano ma non possono fare a meno di restare legati da una specie di maledizione. L'odio di Skinner verso il rivale, infatti, produce una specie di malocchio per cui, quando lui beve, si droga, fa a botte, a subirne le conseguenze è il corpo di Kibby.

Da qui prende il via una vicenda complessa e intensa, che vede Kibby cercare di capire che cosa sta succedendo al suo corpo, mentre Skinner è impegnato a indagare sull'identità di suo padre, che lui sospetta essere uno dei famosi chef che sua madre ha avuto modo di frequentare da ragazza.

La vicenda è avvincente e lo stile ancora di più. La narrazione è spezzettata in un "montaggio alternato" tra terza persona e prima persona di Skinner, Kibby e perfino la sorella di Kibby, facendoci entrare e uscire di continuo dai personaggi, quasi si fosse in una specie di sala operatoria narrativa. Lo stile è spesso cinico e impietoso verso le meschinità umane. Welsh è uno di quegli artisti che, all'inizio degli anni '90, hanno ispirato molti altri, che si sono buttati a capofitto nello stile cattivo e dissacrante. Molti di loro però non hanno capito che la narrazione di Welsh non è cinica fine a se stessa. Certe descrizioni sono sì disgustose (le conseguenze dell'alcolismo in Skinner fanno passare la voglia di bere alcolici), però sono solo una parte di uno stile che vuole mettere a nudo tutto delle persone: le bassezze, ma anche le emozioni vere, senza retorica. Questi protagonisti, Skinner e Kibby, sono al tempo stesso caricaturati e molto umani. Skinner è un bullo, un alcolizzato, ma i suoi sentimenti, dall'odio all'amore, sono veraci e altalenanti come quelli delle persone reali. Lo detestiamo per la cattiveria di cui è capace, ma soffriamo per il disastroso rapporto che ha con le persone e per la sua ansiosa - ma mai esasperata dal punto di vista retorico - ricerca del padre. Kibby è patetico, ma soffriamo con lui quando è vittima delle altrui angherie, e facciamo il tifo per lui quando cerca a fatica di esternare la sua rabbia.

L'unica cosa che non mi ha convinto del tutto è il finale, che si intuiva da almeno un terzo del romanzo. La delusione viene ammorbidita però dalla maniera intensa e dalla maestria narrativa con cui le "carte" vengono "scoperte".

Insomma, un romanzo veramente intenso, da leggere, scritto da un grande narratore dei nostri tempi.

4 commenti:

sergio ha detto...

mi hai incuriosito!

Giorgio Salati ha detto...

Bene, te lo consiglio!

Davide Caci ha detto...

ci credi che ci ho messo mezz'ora a capire dove avevo già visto quel libro? :)
sembra molto interessante, ma ricordo che me ne avevi già parlato bene in treno... che dire? appena smaltisco un po' di libri arretrati (tipo una ventina... solo gli ultimi acquisti), me lo procuro!

Giorgio Salati ha detto...

tieni conto poi che l'immagine in copertina è anche una famosa opera di Warhol che se non sbaglio era anche sulla copertina dell'album "Velvet Underground & Nico"...

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