mercoledì 9 giugno 2010

Con la pistola alla tempia


Una cosa interessante da studiare sarebbe il motivo per cui io (ma sono sicuro che succeda a moltissimi miei colleghi) molto spesso lavoro meglio sotto pressione. E' quasi una malattia!

So che ho un lavoro da fare. Ho un sacco di tempo, per fortuna. Cosa faccio, comincio a lavorarci in maniera sistematica, un pezzetto alla volta, in modo da arrivare a conclusione dell'opera senza troppa fatica? Niente affatto. Eh no, sarebbe troppo facile.

E invece no, non è affatto facile.

In momenti come quelli le idee non arrivano, il cervello si perde nelle spire del nulla, la mia anima di rocker ribelle e indolente si fa sentire e mentre gironzolo inquieto attorno al computer risuona nella mia testa "Walk" dei Pantera.

Mi prende una sorta di panico del vuoto. Un foglio, anzi, un file word troppo bianco davanti, un tempo troppo lungo e imponderabile che mi attende come un tuffo in un mare di cui non si scorge il fondale. Insomma, sono proprio un maledetto incontentabile!

Passa il tempo, del lavoro con la scadenza lontana faccio poooco, scrivo qualcosa poi lo butto, riscrivo, impreco, perdo tempo con chitarra/internet/serie tv/aperitivi/cene. Anche fissare il muro mi sembra un abisso meno inquietante. Su quel muro c'è una macchiolina. Nel file word nemmeno quella.

Mentre la scadenza si avvicina mi dispero sapendo che non sto concludendo niente, ululo "Perchééé?" al vento, ma la risposta is blowing in the wind, e quel file word continua a restare completo solo di firma: "Soggetto di Giorgio Salati", "Sceneggiatura di Giorgio Salati", eccetera.

Eh? Cosa c'è? Lo so che dovrei scrivere quel soggetto là, stavo strimpellando qualcosa senza alcuna importanza alla chitarra... mi aiuta a concentrarmi.

Che è anche vero, ma non è questo il punto.

La cosa bella è che in questi momenti di nulla di fatto, mi vengono le migliori idee per qualcosa che non ha niente a che fare col lavoro in questione. Idee per altre storie, fumetti, perfino canzoni. Sembra che qualcosa dentro di me decida di farmi un dispetto: invece di farti venire idee e voglia per quel soggetto-sceneggiatura-racconto che ti hanno commissionato, te le faccio venire per mille altre cose. Roba da riporre in granaio per il futuro, ok, ma non si potrebbe avere un minimo di criterio?!

Poi la scadenza si avvicina. Vicina vicina. E in quel momento scatta un altro tipo di panico. Credo in 7 anni di questo lavoro di aver ritardato una consegna giusto un paio di volte, e per pochissimi giorni. Quando la scadenza si fa pressante il mio cervello comincia a macinare. Sono capace di restare attaccato al computer a ticchettare giorno e notte finché non ho finito quello che ho da fare.

Sembra quasi che il mio cervello si metta davvero in moto solo quando ha una pistola puntata alla tempia.

Alle volte penso che dovrei arrendermi a questo metabolismo assurdo e a questa mancanza di metodo, e vivere più serenamente quei momenti di nulla di fatto che preludono al panico sotto scadenza. Potrei cazzeggiare senza farmi prendere troppo dai sensi di colpa, tanto so che alla fine riuscirò a fare lo stesso ciò che devo fare.

O forse no: il senso di colpa che mi logora nei primi giorni è la miccia stessa di quel "turbo" che si accende quando la scadenza è vicina. Mi sento un verme per non aver concluso nulla e mi costringo col cilicio a ottemperare agli accordi presi col committente.

Insomma, in tutti i casi ho sempre e comunque da lamentarmi!

Gente strana questi creativi, eh?

5 commenti:

Famiglia Morello ha detto...

... A me succede la stessa cosa prima di mettermi d'impegno a fare le pulizie di casa. Il tempo sprecato é enorme, mi sembra di essere senza volontà. Credo abbia a che fare con le scie chimiche. (he he)

Giorgio Salati ha detto...

No, è colpa dei Maya! Vedrai che per il 2012 avrai finito le pulizie!

Fabrizio Lo Bianco ha detto...

In realtà credo che il Dio delle faccende domestiche abbia inventato gli sceneggiatori proprio per questo loro leggero difetto mentale.
Per esempio, a me succede che quando devo far quagliare una sceneggiatura, fare le pulizie di casa mi sembra un impegno assolutamente inderogabile. Ma anche aggiustare la tapparella rotta dalla primavera del '98 o dare l'impregnante a tutti gli infissi di casa o mettere l'antitarme su tutto il mobilio (compreso quello in plastica e/o metallo)...

Giorgio Salati ha detto...

ha! Buon per te Fab che hai questa vocazione "manuale"! Io sono completamente disutile nelle faccende di casa, le pulizie mi sembrano derogabili anche quando i batuffoli di polvere cominciano a raccontare le loro vicissitudini sotto le suole di Ramsete, ma immancabilmente cominciano a venirmi spunti a raffica per canzoni!

moise ha detto...

...a me invece mi coglie la frenesia enigmistica! Decine di 'bellissime' chiavi di rebus da illustrare o 'fantastici' nuovi giochi da inventare... mentre le scadenze per un soggetto, una serie di vignette o qualsivoglia altra cosa mi alitano il loro fetente respiro sul collo!

A proposito: mi è crollata di recente una tapparella! Se Fabrizio ha voglia di venirmela sistemare... magari mentre Joe improvvisa una canzone... sarebbe una bella idea, neh?

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