sabato 27 ottobre 2012

Un polpo alla gola


Ho appena finito "Un polpo alla gola" di Zerocalcare, edizioni BAO - di cui mi fregio possedere la "nerd edition" - e l'ho letteralmente divorato.

Bisogna dirlo: il rischio flop era alto. Noi tutti conosciamo il talento di Zerocalcare. Le sue strip sul blog sono sempre molto divertenti. E' un fumettista ficcante, scattante, pieno di trovate.

Però.

Però una storia lunga, completa, complessa, è un'altra cosa. 190 pagine, mica bruscolini. La STRUTTURA non è una cosa che tiri fuori dal cappello così, allo stesso modo con cui hai tirato fuori il tuo dannato talento. E' roba che si impara a fatica, col sudore delle chiappe posate ore-giorni-anni sulla tua sedia a scrivere e disegnare e - soprattutto - buttare e rifare.

Ecco perché sono doppiamente contento: questo "Un polpo alla gola" è una storia divertente, avvincente, piena dell'umorismo tipico di Zerocalcare, ma molto più strutturata e armonica rispetto a qualsiasi altra cosa abbia letto di suo.

Quello di ZC è una sorta di blog a fumetti e, un po' come tutti i blog, è spesso un po' caotico. Passa da un argomento all'altro senza preoccuparsi troppo che il lettore capisca.

Qui invece la storia, seppur parzialmente autobiografica come il blog, ha una compattezza e una chiarezza inedite per Zerocalcare, che si deve considerare finalmente un Autore vero, non un semplice fenomeno da web. Mi vien quasi da dire che questo è il vero esordio di Zerocalcare.

La sintesi del disegno è semplice e accattivante (ma già la conoscevate), i dialoghi sempre sorprendenti, per quanto riguarda il ritmo è al top del top (siamo vicini alle eccellenze di Sant'Ortolani da Parma), i personaggi sempre credibili, una conclusione che soddisfa e riannoda i fili lasciati penzolare durante la storia.

Zerocalcare è riuscito nell'impresa di inventarsi non solo un nuovo tipo di umorismo (che forse c'è sempre stato tra quelli della sua generazione, che è un po' anche la mia, ma che nessuno era mai riuscito a fondere così bene col linguaggio fumettistico), ma ha anche aperto una nuova porticina nel modo di fare fumetti. Una graphic novel autobiografica, intimista, senza rassicurare il lettore (roba da Gipi, Coconino ecc.?) mescolata a una trama mystery classicissima, e personaggi estrapolati dall'immaginario pop degli anni '80 (David Gnomo, He-Man, Darth Vader, Kenshiro, ecc.). Il tutto con un tratto stilizzato, tondo e di lettura chiarissima. Però in bianco e nero. Insomma, Zerocalcare è riuscito a fare del postmoderno, di quello vero! Senza copia-incolla, senza auto-indulgenza, senza dare più importanza alla forma che al contenuto, come troppo spesso accade nelle operazioni post-moderne costruite a tavolino. Poi secondo me il protagonista spesso ha delle uscite alla Bart Simpson, sono l'unico che lo pensa?

Quella che dirò adesso a molti sembrerà una bestialità, ma mentre lo leggevo ho pensato che "Un polpo alla gola" fosse il primo vero manga italiano. Non so bene spiegare perché. Ma quella sua sintesi grafica (che non sa di giapponese ma sintesi è), quelle avventure infantili o adolescenziali, quell'esplodere istantaneo e un po' grottesco delle emozioni, quelle visioni oniriche di personaggi pop... Eppure il tutto estremamente italiano (romanesco, addirittura). Mi piacerebbe vederlo tradotto in giapponese con le pagine a ritroso.

Ora, sono sicuro che ZC non se ne sia nemmeno accorto di aver fatto tanto. E - intendiamoci - il suo volume non è il nuovo "Maus" o il nuovo "Watchmen". Però è veramente un gran bel fumetto, divertente, che lascia soddisfatti.

E non è certo perfetto al 100%, un difetto va ascritto per il mio personale gusto (se no era troppo facile dire che è tutto figo!): alle volte indugia un po' troppo su quel lessico forbito con cui infarcisce i dialoghi dei suoi personaggi. Mescolato a tutti i riferimenti del mondo dei bambini dell'epoca, insieme alle espressioni romanesche, eccetera, è sicuramente molto divertente. Ma a volte ne abusa e rischia di portare i personaggi "out of character" (come nel caso di Stephan, in un paio di occasioni).

Spero solo che ZC non si esalti troppo per le ottime vendite, le code alle sue sessioni dediche, i quintali di complimenti che gli staranno piovendo nella casella mail, le groupies che gli staranno lanciando le mutande a ogni sua apparizione alle fiere. Spero che non pensi di essere "arrivato" e che qualsiasi cosa produrrà d'ora in poi sarà fantastica e intoccabile. Sperò che continui come ha fatto finora a dubitare di sé stesso, ma non di quello che ha da raccontare.

Spero che questo non sia ancora "la vetta" di ZC, ma solo il primo ottimo passo di una nuova strada che ci darà un sacco di soddisfazioni.

Va dato atto anche alla Bao di aver puntato sul cavallo giusto, con lungimiranza.

Saprà Zerocalcare continuare a percorrere questa via? Non ne ho idea.

Ma intanto godiamoci questo polpo alla gola.

4 commenti:

ivano ha detto...

Bella recensione, e confermo i complimenti per il libro. Come già mi successe quando ho letto il primo, anche in questo caso appena finita l' ultima pagina la malinconia mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.

Giorgio Salati ha detto...

Grazie per il commento, Ivano!

A me non ha provocato addirittura le lacrime, però l'ho ugualmente apprezzato molto!

Massy ha detto...

ho letto il primo e conto di prendere questo quanto prima

condivido tutto anche il concetto di "manga italiano" cosa che io ho attribuito anche a Enoch per via che è un autore italiano che scrive e disegna le sue cose (Gea e Lilith) con un gusto grafico (retini,impostazione tavola,splash page,linguaggio e testi) molto lontano dallo standard italiano

Tornando a ZC devo dire che quando un autore riesce a tradurre in immagini e parole un vissuto tipico di una generazione, riuscendo a far sirridere ridere e riflettere non ci si può far altro che inchinarsi alla bravura.
Ho letto il suo blog, mi sono avvicinato dubbioso e timoroso al primo volume rimanendone ampiamente soddisfatto;il che mi porta a pensare, dopo aver letto la tua recensione che sarà molto più appagante del primo

Ultima sciocchezzuola:kenshiro va scritto tutto attaccato (ken è il diminuitivo di kenshiro)
da divoratore di anime non posso non fartelo notare :-P

Giorgio Salati ha detto...

@Massy: hai ragione! Ora correggo!

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