martedì 14 ottobre 2008

Hal?


Soggetto: Buongiorno. Mi chiamo Michele e sono un uomo

Kevin Warwick: Sei felice di essere un umano?

S.: Giudica tu, io sono un uomo

K.W.: E questo ti peoccupa?

S.: Non ti preoccupare, risolveremo tutto

K.W.: Quindi hai delle preoccupazioni?

S.: Andiamo avanti partendo da questo punto

K.W.: Perché?

S.: Perché? Mi piace questo argomento

K.W.: Quale pensi che sia l'argomento?

S.: Qual è l'argomento mi chiedo, se penso? So che è una buona cosa ponsarci. Pensare a fando su argomenti misteriosi

K.W.: Quali argomenti misteriosi?

S.: Pensare a fondo su dubbiamenti misteriosi

K.W.: Che cos'è un dubbiamento?



Quello che avete appena letto, tratto dal sito del Corriere della Sera e tradotto da Federico Cella, è un dialogo tra lo scienziato inglese Kevin Warwick e il software Ultra Hal, durante un "Test di Turing", che consiste nel testare le capacità di programmi appositamente creati per simulare il dialogo di un essere umano.

La prima considerazione che verrà a molti sarà sull'incoerenza delle risposte di Ultra Hal, sul fatto che ancora un computer non può pensare come un essere umano.

La prima cosa che ho pensato io invece è che le risposte di Ultra Hal sono affascinanti. Ermetiche, quasi poetiche. Lui non lo sa che lo sono, eppure alle domande coerenti dello scienziato, il computer risponde in maniera incoerente, come un Kerouac sotto l'effetto del quaalude. Però più freddo, più... cibernetico.

"Pensare a fondo su dubbiamenti misteriosi". Poesia pura.

Ci immaginiamo spesso un futuro dominato da macchine rigide e intransigenti. E se invece quella disumanità cibernetica venisse espressa in una nuova forma di comunicazione, fredda e poetica allo stesso tempo, coerente dal punto di vista matematico ma fantasiosa dal punto di vista linguistico?

E se un domani fosse l'arte a diventare appannaggio dei robot?

Tutto questo mi sta già facendo venire in mente delle idee per delle storie. Mmm. Vedremo.

Giorgio

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